La politica francese torna a fare i conti con uno dei suoi dossier più delicati. La Corte d’Appello di Parigi ha confermato la condanna di Marine Le Pen nel processo sull’utilizzo dei fondi destinati agli assistenti parlamentari del Parlamento europeo, ma ha contemporaneamente alleggerito la pena, riaprendo di fatto la possibilità che la leader del Rassemblement National possa candidarsi alle elezioni presidenziali della primavera 2027.
I giudici hanno riconosciuto la responsabilità dell’ex candidata all’Eliseo, confermando il verdetto di colpevolezza pronunciato in primo grado. Cambia però in maniera significativa il trattamento sanzionatorio: Marine Le Pen è stata condannata a tre anni di reclusione, dei quali due con sospensione condizionale e uno da scontare mediante braccialetto elettronico.
L’ineleggibilità si riduce e il 2027 torna possibile
Il punto più atteso della sentenza riguardava però l’ineleggibilità. Era proprio questo l’aspetto destinato a incidere maggiormente sul futuro politico della leader sovranista.
La Corte ha ritenuto che una parte della pena accessoria sia già stata di fatto scontata nel periodo trascorso dopo la condanna di primo grado, riducendo così l’interdizione dai pubblici uffici. Una decisione destinata a cambiare completamente lo scenario politico francese, perché rende nuovamente compatibile il calendario giudiziario con le elezioni presidenziali previste nella primavera del 2027.
Fino a poche settimane fa la possibilità di vedere Marine Le Pen sulla scheda elettorale appariva seriamente compromessa. Oggi, invece, la porta dell’Eliseo torna ad aprirsi.
Il nodo del braccialetto elettronico
Se sul piano giuridico la candidatura è tornata possibile, resta però una questione politica tutt’altro che marginale.
Marine Le Pen dovrà infatti scontare un anno di pena attraverso il braccialetto elettronico. Proprio su questo punto, nelle ultime settimane, aveva espresso forti perplessità, arrivando a dichiarare di non voler affrontare una campagna elettorale «da donna non libera».
Parole che oggi assumono un peso ancora maggiore. La misura alternativa alla detenzione potrebbe infatti rappresentare un ostacolo non tanto giuridico quanto politico e simbolico, soprattutto in una campagna presidenziale nella quale immagine, autorevolezza e capacità di incarnare la funzione istituzionale assumono un valore decisivo.
Resta quindi da capire se la leader del Rassemblement National riterrà compatibile quella condizione con una nuova corsa all’Eliseo oppure se sceglierà una strada diversa.
Bardella resta il piano B
L’alternativa porta inevitabilmente il nome di Jordan Bardella. Il presidente del Rassemblement National è ormai considerato il naturale successore politico di Marine Le Pen e negli ultimi anni ha consolidato la propria leadership sia all’interno del partito sia nei sondaggi.
Qualora Le Pen decidesse di non candidarsi personalmente, sarebbe proprio Bardella il candidato più accreditato per rappresentare il partito alle presidenziali.
Per il momento, però, la sentenza della Corte d’Appello rimette tutto in discussione. La leader dell’estrema destra francese conserva la possibilità di tentare, per la quarta volta, la conquista dell’Eliseo.
La vicenda giudiziaria non è finita, ma il suo destino politico appare oggi molto diverso rispetto a quello che sembrava delinearsi dopo la condanna di primo grado. Sarà ora Marine Le Pen a decidere se tornare in campo in prima persona o consegnare definitivamente il testimone alla nuova generazione del suo movimento.







