“Base Ideologica”: il programma economico di Futuro Nazionale rispolvera le tesi storiche della destra euroscettica

Roberto Vannacci

Con la pubblicazione del documento “Base Ideologica e Programmatica”, il neonato movimento Futuro Nazionale traccia i contorni della propria proposta politica. Il testo spazia dalla giustizia alla politica estera, ma trova nel capitolo economico il suo vero banco di prova. L’impostazione rispolvera le tesi storiche della destra euroscettica e del populismo massimalista, riproponendo ricette antiliberiste che Fratelli d’Italia e Lega hanno in gran parte accantonato una volta varcata la soglia di Palazzo Chigi.

Il tema centrale della moneta unica

Sul tema centrale della moneta unica, la posizione di Roberto Vannacci oscilla tra la provocazione ideologica e il pragmatismo strategico. Il testo richiama da un lato le tesi dei teorici del ritorno alla Lira, un tempo sostenute apertamente da esponenti di primo piano delle destre italiane prima delle smentite d’ufficio arrivate con la prova di governo. Dall’altro lato, nel programma si ammette esplicitamente che un’uscita immediata dall’Euro provocherebbe danni ingenti al tessuto produttivo nazionale. Si propone così una linea d’ambiguità che rivendica la capacità dell’Italia sia di rimanere nella moneta unica chiedendone la ridefinizione, sia di opzionare l’uscita in base all’interesse nazionale, cercando di rassicurare le imprese senza scontentare l’elettorato antieuropeista.

Il fantasma dei miniBOT

Il punto più radicale della piattaforma finanziaria riguarda la proposta di valutare l’introduzione di una moneta fiscale complementare, basata su titoli di credito e compensazioni volontarie tra Stato e contribuenti. Un progetto che ricalca vecchie battaglie del passato, dai MiniBOT leghisti dell’era del governo Conte I fino ai crediti edilizi legati al Superbonus.

Tuttavia, la fattibilità della misura si scontra con precisi limiti giuridici e strutturali già evidenziati nel 2017 dalla Banca d’Italia. L’emissione di uno strumento parallelo di questo tipo contrasterebbe con i trattati dell’Unione Europea, senza peraltro consentire l’elusione dei vincoli sul debito pubblico o garantire i cittadini da elevati rischi finanziari.

Scontro sui vincoli europei

Futuro Nazionale attacca frontalmente la politica di bilancio europea, criticando la sottoscrizione del nuovo Patto di Stabilità e le strategie di riarmo della Commissione con argomentazioni che ricordano quelle delle opposizioni di sinistra e del Movimento 5 Stelle.

Per neutralizzare tali vincoli, la proposta di Vannacci rispolvera l’arma del veto sul Bilancio Pluriennale dell’Unione Europea per il ciclo 2028-2034. Si tratta di una mossa simbolica ad alto impatto propagandistico ma dalle pesanti ripercussioni diplomatiche e di mercato, già ipotizzata nel 2018 dall’allora sottosegretario Luciano Barra Caracciolo e poi accantonata per evitare gravi ritorsioni economiche.

Interventismo statale, Golden Power e il nodo del Fondo Sovrano

Accanto alle battaglie antieuropeiste, il programma mostra ampie convergenze con l’operato dell’esecutivo Meloni su temi quali la riduzione del cuneo fiscale, la semplificazione IRPEF e gli incentivi alla natalità. L’elemento distintivo resta un forte interventismo statale volto a contrastare gli effetti della globalizzazione finanziaria.

Il movimento richiede prima di tutto un impiego sistematico del Golden Power a tutela del Made in Italy e delle aziende strategiche, sulla scia di quanto già fatto dall’attuale governo in ambito bancario e industriale. A questo si affianca la proposta di istituire un Fondo Sovrano destinato a infrastrutture, energia e capitali di rischio sulla falsa riga di modelli internazionali come quello norvegese. Si tratta di un progetto già tentato dal governo in carica, ma rimasto finora privo di impatto reale a causa della scarsità di risorse stanziate.