Carlo Nordio annuncia l’addio alla politica: «Non mi ricandido, torno ai gatti». E sugli arresti dei minori dopo Milano fa marcia indietro

Carlo Nordio

Carlo Nordio si prepara ad andare in pensione. Il ministro della Giustizia, 79 anni, ha deciso che non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche e che, conclusa l’esperienza nel governo Meloni, tornerà alla vita privata. L’annuncio arriva in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale il Guardasigilli affronta anche le polemiche sulle misure repressive nei confronti dei minorenni coinvolti negli scontri di Milano.

«Il prossimo anno compio 80 anni. Da ministro credo di aver dato abbastanza e battuto il record di longevità. Rifarlo sarebbe stucchevole», spiega Nordio, escludendo un nuovo mandato parlamentare. Poi ringrazia la presidente del Consiglio: «Sono gratissimo a Giorgia Meloni per l’opportunità, ma alla mia età credo di aver diritto a tornare alle mie letture, al nuoto, alla famiglia e ai gatti».

Per l’ex magistrato veneziano, entrato in politica con Fratelli d’Italia nel 2022 e subito nominato ministro della Giustizia, si profila dunque l’uscita definitiva dalla scena parlamentare. Una decisione che arriva mentre nel centrodestra si discute della possibilità di anticipare le elezioni alla primavera del 2027.

Nordio sugli arresti dei minorenni: «Non ho mai chiesto arresti di massa»

Nella stessa intervista Nordio torna sulle dichiarazioni che avevano suscitato polemiche dopo gli scontri del 17 ottobre a Milano, quando aveva parlato dei fermi dei minorenni e della necessità di ampliare la capacità degli istituti penali per ragazzi.

«Mai sognato di dirlo», replica a chi gli attribuisce la richiesta di arresti di massa. «Chi lo sostiene non ha visto la mia intervista a Sky Tg24 o la interpreta a suo uso e consumo».

Il ministro precisa che tre minorenni sono finiti in carcere per decisione della magistratura, che li ha ritenuti «socialmente pericolosi». Ma conferma il problema della capienza degli istituti: «Gli istituti minorili sono affollati e hanno posti limitati, tre in un giorno già significa aumentare la capienza in modo insostenibile. Non lo auspico, ma se gli arresti continuassero, il problema si porrebbe».

Nordio respinge dunque l’idea di aver invocato una campagna di arresti indiscriminati, senza però rinunciare alla linea delle misure coercitive nei confronti dei responsabili delle violenze.

«La famiglia deve educare, ma in casi come Milano servono misure coercitive»

Il Guardasigilli insiste sulla prevenzione, attribuendo alle famiglie, alla scuola e alle associazioni un ruolo centrale nell’educazione dei ragazzi. «La famiglia deve educare, la scuola provvedere all’educazione civica e le parrocchie o le associazioni all’aggregazione», sostiene.

Quanto all’ordine pubblico, Nordio difende il fermo preventivo, che descrive come uno strumento di controllo distinto dalla detenzione. Ma aggiunge: «In casi come Milano, purtroppo come extrema ratio servono misure coercitive».

La distinzione rivendicata dal ministro riguarda quindi il ricorso generalizzato agli arresti, che nega di aver mai auspicato, e la possibilità di applicare provvedimenti restrittivi nei casi più gravi, che continua invece a sostenere.

Intanto, per il suo futuro personale, Nordio ha già scelto. Niente nuova candidatura, niente altro mandato da ministro. Dopo cinque anni alla guida della Giustizia, il Guardasigilli preferisce tornare ai libri, alla piscina e ai suoi gatti.