Commissione Covid, 450 mila euro allo studio dell’ex socio di Conte quando il leader M5S era premier: la testimonianza che scatena la bufera

Giuseppe Conte

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid torna a infiammare il dibattito politico e riporta sotto i riflettori la gestione delle forniture durante i mesi più drammatici della pandemia. Al centro dello scontro finisce una consulenza da 454 mila euro riconducibile allo studio dell’avvocato Luca Di Donna, collega dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

A riaccendere la polemica sono state le dichiarazioni rese davanti alla Commissione da Marco Spadaccioli, dipendente della società Adaltis, ascoltato nell’ambito degli approfondimenti sulle commesse legate all’emergenza sanitaria.

La consulenza da 454 mila euro che scatena le polemiche

Rispondendo alle domande dei commissari, Spadaccioli ha spiegato di non riuscire a individuare attività particolarmente complesse che possano giustificare una parcella così elevata.

«Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per, credo, la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste», ha dichiarato durante l’audizione.

Parole che hanno immediatamente acceso il confronto politico attorno alla gestione delle forniture di materiale sanitario durante la prima fase dell’emergenza Covid.

Fratelli d’Italia all’attacco: “Uno squarcio inquietante”

Le dichiarazioni del testimone hanno trovato immediata eco tra i rappresentanti della maggioranza presenti nella Commissione.

Il vicepresidente della Commissione Covid, Francesco Ciancitto, ha parlato di un passaggio che, se confermato, aprirebbe «uno squarcio inquietante e inaccettabile sulla gestione delle forniture durante la pandemia».

Ancora più duro il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, secondo il quale la Commissione starebbe facendo emergere «un sistema marcio che ha trasformato il Covid in una mangiatoia».

L’accusa politica punta soprattutto sulla sproporzione tra il valore della consulenza e le attività descritte dal testimone.

Conte respinge tutto: “Rimestano nel fango”

La replica dell’ex presidente del Consiglio non si è fatta attendere.

Giuseppe Conte ha accusato Fratelli d’Italia di voler costruire una polemica politica senza alcun fondamento giudiziario. «Non perdete tempo perché non troverete mai una mia attività illecita», ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle.

Conte ha inoltre ricordato di essersi già presentato davanti ai magistrati ogni volta che la vicenda lo ha riguardato direttamente.

«Potete stare qui dieci anni, vent’anni, trent’anni. Quando ci sono state indagini sono andato davanti ai tribunali competenti e ho spiegato tutto. È stato tutto archiviato», ha ribadito.

Le opposizioni lasciano la Commissione

Lo scontro politico ha raggiunto il culmine quando i rappresentanti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno deciso di abbandonare i lavori della Commissione.

Le opposizioni contestano il metodo utilizzato per alcune acquisizioni testimoniali e sostengono che parte delle attività istruttorie non rispetterebbe le procedure previste per un’inchiesta parlamentare.

Secondo le minoranze, l’attività investigativa della Commissione non può essere delegata a soggetti esterni e alcune testimonianze raccolte fuori dalla sede parlamentare dovrebbero essere considerate prive di validità.

Mentre la battaglia politica continua, la vicenda riporta al centro dell’attenzione uno dei capitoli più controversi dell’emergenza Covid: quello delle forniture sanitarie, dei contratti milionari e delle consulenze che ancora oggi alimentano polemiche e interrogativi.