Giorgetti avverte: Pil in calo, deficit in salita e shock energia, “chiedete a Trump le previsioni” mentre l’Italia prepara nuove mosse

Giancarlo Giorgetti

Il quadro che emerge dal nuovo Documento di finanza pubblica è tutt’altro che rassicurante. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non prova nemmeno a nascondere l’incertezza che domina le prospettive dei prossimi mesi e lo dice con una battuta che sintetizza il momento: «Qualche collega mi chiede cosa prevedo? Chiedetelo a Trump». Un modo diretto per spiegare che oggi, tra tensioni geopolitiche e shock energetici, nessuna previsione può dirsi davvero solida.

Il governo ha rivisto al ribasso le stime di crescita

Il Pil per il 2026 scende allo 0,6%, così come quello per il 2027, con un ulteriore rallentamento rispetto alle previsioni precedenti. Anche il 2028 registra una correzione, pur restando leggermente più alto. Un segnale chiaro: la crescita rallenta e il contesto internazionale pesa sempre di più.

Non va meglio sul fronte dei conti pubblici

Il deficit sale nel triennio: dal 2,8% al 2,9% nel 2026, dal 2,6% al 2,8% nel 2027 e dal 2,3% al 2,5% nel 2028. Numeri che raccontano una pressione crescente sui conti dello Stato e che obbligheranno il governo a intervenire con una manovra adeguata alla situazione.

Giorgetti non usa giri di parole

«Se aumentano i prezzi dei carburanti, dell’energia e l’inflazione, non posso dire che non è cambiato niente», spiega, sottolineando come la politica economica dovrà adattarsi rapidamente a uno scenario in continuo mutamento. Il riferimento è soprattutto alla crisi energetica legata alle tensioni internazionali, con il Medio Oriente che torna a influenzare direttamente i prezzi globali.

Il Dfp, sottolinea il ministro, rappresenta una fotografia di un momento straordinario. «Non viviamo in circostanze normali», afferma, aggiungendo che le stime contenute nel documento potrebbero essere già oggi superate dagli eventi e richiedere aggiornamenti nelle prossime settimane. Una dichiarazione che evidenzia quanto fragile sia l’equilibrio attuale.

Tra i nodi più pesanti resta il debito pubblico

Le previsioni indicano un rapporto al 138,26% nel 2026 e al 138,5% nel 2027, con una lieve discesa solo nel 2028. A pesare è ancora l’eredità del Superbonus, che incide per circa 40 miliardi nel 2026 e per altri 20 miliardi nel 2027. Senza questo fardello, il percorso del debito sarebbe stato diverso.

Sul fronte delle misure, il governo lascia aperte diverse opzioni. La manovra economica dovrà essere calibrata in base all’evoluzione dei prezzi e dell’inflazione. Non si esclude un intervento autonomo dell’Italia sullo scostamento di bilancio, nel caso in cui non arrivino risposte a livello europeo. «Non lo escluderei», ammette Giorgetti, lasciando intendere che Roma potrebbe muoversi anche da sola.

Nel breve termine, resta sul tavolo anche il tema delle accise sui carburanti. Il taglio attuale scade il 1° maggio e il governo valuterà nei prossimi giorni se prorogarlo o meno, stabilendo le priorità in base all’andamento dei prezzi.

Il capitolo della spesa per la difesa

Il ministro segnala la necessità di decisioni politiche rapide sulla possibilità di deroghe, in un contesto internazionale che impone nuove scelte anche sul piano strategico.

Il messaggio che arriva dal Dfp è netto: l’Italia naviga in un mare agitato, dove ogni previsione rischia di essere smentita dagli eventi. E se anche il ministro dell’Economia invita a “chiedere a Trump”, significa che l’incertezza non è più un’eccezione, ma la regola.