Giorgia Meloni vuole vincere di nuovo. Non semplicemente resistere fino alla fine della legislatura, non galleggiare tra dossier, crisi internazionali e riforme complicate. Vuole restare a Palazzo Chigi per altri cinque anni. E per farlo, nei ragionamenti più riservati di Fratelli d’Italia, spunta un nome che può cambiare gli equilibri del centrodestra: Roberto Vannacci.
La premier sa che il campo largo, se davvero riuscisse a compattarsi, potrebbe diventare competitivo. Sa anche che la legge elettorale è solo un pezzo della partita. L’altro pezzo è politico: allargare il perimetro della coalizione, recuperare voti a destra, impedire che Futuro Nazionale diventi una mina fuori dal campo. Per questo Meloni ha chiesto ai suoi di sondare il generale.
Bignami in missione per conto di FdI
La partita va giocata con cautela, lontano dagli occhi della Lega. Perché Vannacci è stato eletto con Salvini e ogni mossa troppo esplicita di Fratelli d’Italia rischierebbe di trasformarsi in uno schiaffo al Carroccio. L’uomo incaricato di muoversi è Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera: duro nelle dichiarazioni pubbliche, ma considerato abile nelle trattative private.
Il suo compito è capire se esistono margini reali per un’intesa. Non una fusione, non un’adesione formale, ma un possibile patto elettorale. L’obiettivo è verificare i punti di contatto tra gli eredi della Fiamma e il generale che parla alla destra più rabbiosa, identitaria e anti-sistema.
Il nodo Ucraina e il piano per “salvinizzare” Vannacci
Il punto più delicato resta la guerra in Ucraina. Le posizioni filorusse attribuite a Vannacci rappresentano un problema enorme per Meloni, che sulla collocazione atlantica del governo non può permettersi ambiguità. Giovanbattista Fazzolari lo ha detto chiaramente: quello è un confine essenziale per definire qualsiasi alleanza.
La strategia, nelle intenzioni meloniane, sarebbe quella di “salvinizzare” Vannacci. Lasciargli propaganda, toni duri, battaglie identitarie e attacchi al sistema, ma portarlo all’allineamento quando si tratta di votare in Parlamento e sostenere il governo. Insomma: libertà di rumore, disciplina nei momenti decisivi.
Forza Italia non vuole il generale
Ma il vero ostacolo non è solo Vannacci. È Forza Italia. Con il nuovo corso segnato da Marina Berlusconi, gli azzurri non hanno alcuna intenzione di farsi trascinare in un’alleanza con un leader collegato in Europa ad Afd, l’estrema destra tedesca.
Marina vuole un centrodestra più moderato, più presentabile, meno esposto agli strappi sovranisti. E se Meloni dovesse davvero aprire al generale, l’erede del Cavaliere potrebbe chiedere ad Antonio Tajani di prendere le distanze. A quel punto il patto per vincere rischierebbe di trasformarsi in un detonatore interno alla coalizione.
La destra davanti al bivio
Meloni si trova così davanti al suo dilemma più complicato: per battere il campo largo potrebbe aver bisogno di Vannacci, ma per tenere insieme il centrodestra non può perdere Forza Italia. Da una parte il voto identitario che il generale può intercettare. Dall’altra il profilo moderato che gli azzurri vogliono difendere.
È la fotografia di una coalizione che governa, ma già pensa alla prossima guerra elettorale. Salvini teme di vedersi sottrarre il suo uomo più ingombrante. Tajani non vuole diventare il notaio di una destra troppo estrema. Meloni prova a tenere tutto insieme, come sempre. Ma stavolta l’operazione è rischiosa. Perché Vannacci può portare voti. E può anche far esplodere il tavolo.







