Perfidia, la politica finisce allo sgamo: Antonella Grippo processa sovranisti, riformisti e aspiranti sposi delle alleanze farlocche

Antonella Grippo e gli ospiti di Perfidia – schermata LaC News24 fornita dall’autore.

La politica italiana ha ormai raggiunto un livello di promiscuità ideologica tale che, prima di stringere un’alleanza, i partiti dovrebbero sottoporsi non tanto a un controllo di compatibilità programmatica quanto a un accurato esame del DNA, perché tra sovranisti diventati conservatori, conservatori che rivendicano il sovranismo, riformisti senza riforme e progressisti pronti a sposarsi purché sia qualcun altro a pagare il ricevimento, persino l’anagrafe parlamentare rischia di perdere il conto delle parentele. Antonella Grippo, giornalista, analista politica, autrice e conduttrice di Perfidia, torna con una puntata dal titolo che somiglia a un avviso di garanzia televisivo, «Che confusione! Sarà perché ti sgamo», e osserva questa allegra compagnia senza concedere attenuanti, forte di una cifra stilistica che porta interamente la sua firma, dalla costruzione del programma alle provocazioni con cui mette a nudo le contraddizioni degli ospiti, perché sa che il modo migliore per mettere in difficoltà un politico non è contraddirlo, ma lasciarlo parlare abbastanza a lungo da costringerlo a fare i conti con ciò che ha detto cinque minuti prima.

L’«InGrippo Show» comincia con il pubblico trasformato in corpo elettorale, le preferenze della nuova legge elettorale già sospettate di essere «farlocche» e un’inflazione di riformisti che farebbe impallidire perfino il mercato delle criptovalute, perché ormai il riformismo non indica necessariamente una proposta di cambiamento, ma soprattutto la disponibilità a partecipare a una coalizione nella quale si possa entrare da liberali, restare da moderati e uscire da progressisti senza dover cambiare neppure il biglietto da visita.

Alemanno e Lucaselli, la guerra del copyright sovranista

Gianni Alemanno entra accompagnato da una canzone che Antonella trasforma in una serenata politica, con Giorgia Meloni nel ruolo della donna abbandonata e Roberto Vannacci in quello del nuovo amore sovranista, ma l’ex sindaco di Roma non sembra intenzionato a chiedere perdono e rivendica piuttosto la necessità di una destra capace di distinguersi dall’attuale linea del governo, sostenendo che Meloni sia passata dal sovranismo al conservatorismo e che la concorrenza politica possa contribuire a riportarla verso posizioni più vicine alle sue origini.

La conduttrice non si lascia impressionare dalle sottigliezze dottrinali e, dopo aver evocato la destra delle radici, domanda ad Alemanno se sia fascista, ricevendo una risposta che richiama la propria identità sovranista e democratica, mentre il confronto con Ylenia Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia, trasforma la trasmissione in una controversia internazionale sul copyright ideologico. «Che cacchio siete voi? Che identità avete?», incalza Antonella, chiedendo in sostanza se la destra di governo abbia ancora il certificato di autenticità oppure abbia ceduto il marchio a una società concorrente.

Lucaselli difende l’identità politica di Fratelli d’Italia, rivendica le scelte del governo e ricorda ad Alemanno che conosce bene il percorso politico di Giorgia Meloni, mentre l’ex sindaco insiste sulla differenza tra conservatorismo e sovranismo, contestando in particolare i vincoli europei e l’impostazione della politica sull’Ucraina. Ne viene fuori una disputa nella quale tutti rivendicano di rappresentare la vera destra e nessuno sembra disposto a riconoscere all’altro neppure una quota minoritaria del brevetto, con Meloni che continua a governare mentre i suoi antichi compagni discutono se il sovranismo sia ancora un prodotto originale oppure una linea di abbigliamento politico fabbricata su licenza.

Conte sacrestano di Schlein, Baldino garante delle nozze e Renzi invitato sotto cauzione

Quando arriva Vittoria Baldino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Antonella sceglie i Pooh e «Piccola Katy», immaginando che Giuseppe Conte abbia deciso di affidare alla musica leggera ciò che la politica non riesce ancora a risolvere, vale a dire il rapporto con Elly Schlein e la guida del futuro campo largo, con l’ex presidente del Consiglio che rischia di ritrovarsi nel ruolo di «sacrestano» della segretaria democratica, incaricato di reggere il turibolo mentre qualcun altro celebra la funzione.

Baldino prova a riportare il dibattito sui binari istituzionali, spiegando che saranno le primarie a scegliere la leadership e che chi perderà dovrà sostenere il vincitore, ma Antonella conosce troppo bene i matrimoni politici per non chiedersi quanto possa durare una promessa di fedeltà pronunciata prima della distribuzione degli incarichi. E quando compare l’ombra di Matteo Renzi, la questione si complica ulteriormente, perché la parlamentare pentastellata rimette a Schlein la responsabilità di garantire per l’eventuale alleato, quasi che l’ingresso dell’ex presidente del Consiglio nella coalizione richiedesse una polizza assicurativa contro il rischio di ripensamenti.

Baldino, però, non si limita a difendere le primarie e rivendica la natura programmatica dell’alleanza progressista, ricordando che anche il centrodestra nacque storicamente attraverso una forte contrapposizione alla sinistra e affermando: «Noi invece stiamo creando una coalizione per qualcosa, per il Paese, per fare in modo che questo Paese possa ritornare a crescere». La previsione politica diventa poi ancora più impegnativa quando aggiunge: «Quando andremo al governo, perché andremo al governo, loro hanno trovato un Paese in crescita, noi troveremo le macerie», una dichiarazione che Antonella potrebbe conservare gelosamente nell’archivio delle promesse da riesumare dopo le elezioni, perché in Italia le macerie sono sempre quelle lasciate dagli altri, mentre i cantieri della ricostruzione tendono misteriosamente a riaprire a ogni cambio di maggioranza.

Salvini rieletto, Romeo richiama il Nord e Vannacci diventa l’ufficio immigrazione sovranista

Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, interviene attraverso un contributo registrato prima del congresso, richiamando l’attenzione sulla questione settentrionale e sul confronto tra la linea nazionale di Matteo Salvini e quella maggiormente territoriale rappresentata da Massimo Garavaglia, ma nel frattempo la consultazione interna ha prodotto il risultato definitivo: Salvini riconfermato segretario con 465 voti contro i 146 dello sfidante e mandato fino al 2030, con il Carroccio che ha scelto la continuità senza per questo cancellare le differenti sensibilità emerse nel dibattito congressuale.

Antonella, però, guarda già oltre il congresso e immagina uno scenario che avrebbe meritato una puntata speciale: Salvini che bussa alla porta di Futuro Nazionale per chiedere asilo politico, proprio lui che ha costruito una parte consistente della propria identità pubblica sulla difesa dei confini, mentre Alemanno non chiude in astratto alla possibilità di esaminare una simile richiesta, precisando che l’ultima parola spetterebbe a Vannacci.

Il paradosso è talmente perfetto da sembrare scritto da un autore satirico particolarmente crudele, perché il segretario leghista, dopo aver trascorso anni a chiedere regole rigorose per gli ingressi, potrebbe ritrovarsi nella fantasia di Perfidia davanti a uno sportello sovranista, costretto a dimostrare di possedere i requisiti ideologici necessari per ottenere un permesso di soggiorno politico, con Vannacci incaricato di verificare la documentazione e Alemanno pronto a spiegare che l’accoglienza è possibile, ma naturalmente soltanto nel rispetto delle procedure.

Scopelliti, Mina e l’ardore perduto di Molle Oppio

L’ingresso di Giuseppe Scopelliti, ex presidente della Regione Calabria, è accompagnato da Mina, ma Antonella non sembra interessata a organizzare un innocuo revival musicale, perché torna immediatamente sulla propria invenzione linguistica più velenosa, quel passaggio da «Colle Oppio» a «Molle Oppio» che descrive una destra un tempo infiammata dalla militanza e oggi, secondo la provocazione della conduttrice, decisamente più incline alle comodità del governo.

Scopelliti non si sottrae e offre una spiegazione che suona come una lezione di realismo politico: «La destra si è evoluta, è diventata la destra di governo», osserva, aggiungendo che chi ha avuto responsabilità amministrative comprende meglio la complessità delle decisioni e la necessità di incidere dall’interno delle istituzioni. Il ragionamento culmina in un passaggio significativo: «Per combattere bisogna stare dentro e magari cercare di incidere per cambiare», una formula che sintetizza la distanza tra chi considera il potere uno strumento per realizzare le proprie idee e chi teme che, a forza di frequentarlo, siano le idee a diventare strumenti per conservarlo.

Antonella lascia che il contrasto emerga con tutta la sua forza, perché la differenza tra Colle Oppio e Molle Oppio, in fondo, potrebbe essere proprio questa: nel primo si organizzavano le battaglie, nel secondo si discute se sia più conveniente combatterle dall’interno, magari dopo aver verificato che la poltrona sia sufficientemente comoda e che il ministero dell’Economia non abbia già spento il riscaldamento ideologico.

Falcomatà, Scopelliti e la reunion reggina: poi arriva il conto della sanità

La presenza contemporanea di Giuseppe Falcomatà e Giuseppe Scopelliti offre ad Antonella un’altra occasione per trasformare il dibattito in uno spettacolo, con la conduttrice che sottolinea quanto sia insolito ritrovare nello stesso studio due protagonisti di stagioni politiche differenti della città di Reggio Calabria, quasi che Perfidia fosse diventata un’agenzia di ricongiungimenti istituzionali nella quale gli ospiti possono incontrarsi senza necessariamente correre il rischio di stringere un’alleanza.

Falcomatà, tuttavia, porta il confronto su un terreno assai meno musicale, sostenendo che «l’opposizione al governo regionale vada fatta sui temi» e indicando nella sanità il principale punto critico dell’amministrazione Occhiuto, con una contestazione precisa: «Il tema della sanità credo sia il grande nervo scoperto del governo Occhiuto». Il rappresentante del Partito democratico richiama quindi i poteri straordinari del presidente in qualità di commissario e denuncia, nella propria valutazione, il mancato raggiungimento di scadenze legate al PNRR, citando le case e gli ospedali di comunità che, afferma, risultano ancora chiusi.

La satira, davanti alla sanità, incontra così un limite che è anche la sua ragione d’essere, perché si può scherzare sulle alleanze, sulle poltrone e sui matrimoni elettorali, ma quando il confronto arriva agli ospedali e ai servizi pubblici il sorriso si fa più amaro, lasciando emergere la distanza tra le infinite geometrie della politica e le questioni sulle quali i cittadini chiedono risultati concreti.

Forza Italia, i verginelli azzurri e il panificio Tajani-Occhiuto

Con Alessandro Cattaneo, esponente di Forza Italia collegato con lo studio, Antonella apre il capitolo delle tensioni azzurre, spiegando che nel partito sembrano convivere due scuole di pensiero e trasformando immediatamente i filoni politici in filoni di pane, rosette, pagnottelle e perfino «ceriole» romane, perché quando le prospettive di leadership diventano difficili da decifrare può sempre essere utile affidarsi a un panettiere, almeno per distinguere gli impasti.

Nel quadro delle possibili evoluzioni del partito vengono evocati Antonio Tajani e Roberto Occhiuto, mentre compare anche il nome di Francesco Cannizzaro, scherzosamente ribattezzato «Cannizz» dalla conduttrice, che si domanda da quale parte potrebbe collocarsi nell’eventualità di un confronto futuro, senza che il deputato partecipi alla trasmissione e senza che la provocazione rappresenti la prova di un suo schieramento.

Antonella riserva poi a Forza Italia un’altra immagine memorabile, quella dei «gigli candidi» e dei «verginelli» intenzionati a difendersi dal «contagio vannacciano», come se l’identità moderata del partito dovesse essere custodita in una camera sterile fino al giorno delle elezioni, quando però i numeri potrebbero suggerire nuove riflessioni sulla differenza tra incompatibilità ideologica e convenienza parlamentare. Il panificio azzurro, insomma, offre molte varietà di pane, ma la vera domanda resta chi controllerà il forno e soprattutto chi avrà il diritto di distribuire le pagnotte.

Emiliano, il riformismo e il condominio dove tutti vogliono abitare

Il quadro della puntata comprende anche Michele Emiliano e il giornalista Ugo Floro, all’interno di un confronto che attraversa identità, schieramenti e prospettive elettorali, mentre il riformismo continua a occupare uno spazio sempre più ampio nel lessico politico nazionale, fino a diventare una parola così generosa da poter accogliere quasi chiunque, purché abbia un simbolo, una lista e qualche voto da portare in dote.

Sullo sfondo si muovono Cateno De Luca, evocato nelle possibili geometrie del centrodestra, Carlo Calenda, impegnato a rappresentare un’area liberale ed europeista, e Matteo Renzi, presenza capace di rendere nervosi gli aspiranti alleati del centrosinistra anche quando non è fisicamente presente nella stanza, componendo un grande condominio politico nel quale tutti chiedono di entrare, nessuno vuole pagare le spese comuni e ogni inquilino pretende un appartamento con vista sul Parlamento.

Il verdetto di Perfidia: nessuno è innocente, tutti sono riformisti

Alla fine, dietro le canzoni, le provocazioni e le invenzioni linguistiche, emerge una fotografia della politica italiana nella quale le identità vengono continuamente rivendicate e altrettanto continuamente rinegoziate, con Alemanno che reclama il sovranismo delle origini, Lucaselli che difende la destra di governo, Baldino che promette primarie e programmi condivisi, Romeo che richiama la Lega alle proprie radici settentrionali, Scopelliti che spiega le ragioni del pragmatismo, Falcomatà che riporta l’attenzione sulla sanità e Forza Italia che cerca di conciliare la propria vocazione moderata con le incognite delle future alleanze.

Antonella Grippo non ha bisogno di inventare le contraddizioni dei partiti, perché i partiti gliele consegnano quotidianamente già confezionate, complete di dichiarazioni solenni, ripensamenti strategici, promesse di fedeltà e certificati di coerenza che scadono puntualmente alla vigilia delle elezioni, mentre a lei basta una canzone dei Pooh, una provocazione su Salvini, una domanda sull’identità della destra o una pagnotta azzurra per trasformare un dibattito televisivo in una commedia nazionale nella quale gli attori continuano a prendersi terribilmente sul serio anche quando il pubblico ha già capito dove si nasconde la battuta.

A Perfidia nessuno tradisce i propri ideali: al massimo li mette temporaneamente in aspettativa, in attesa di conoscere la composizione della prossima coalizione. E se qualcuno dovesse protestare, Antonella ha già pronta la risposta: sarà perché ti sgamo.

CLICCA SUL LINK PER GUARDARE LA TRASMISSIONE SU LAC PLAY: https://www.lacplay.it/video/perfidia_7055/perfidia-st10-p01-che-confusione-sara-perch%C3%A9-ti-sgamo_115285/