L’emendamento promosso da Fratelli d’Italia per consentire la reiscrizione all’albo dei medici e sanitari radiati durante l’emergenza pandemica causa forti tensioni politiche e istituzionali. La misura, inserita nel disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie, si trova in una fase di stallo dopo un’ondata di contestazioni provenienti dal mondo scientifico, dall’opposizione e dalla stessa maggioranza di governo.
Le perplessità del Colle e la frattura politica
A pesare sull’iter parlamentare del provvedimento sono soprattutto i rilievi del Quirinale. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, vede con forte preoccupazione interventi legislativi che rischiano di interferire con l’autonomia degli Ordini professionali o di invalidare le regole e la rigida disciplina applicata durante le emergenze sanitarie.
La proposta ha creato evidenti spaccature all’interno del centrodestra. Se da un lato Fratelli d’Italia ha difeso l’iniziativa parlando di uno stop ad “accanimenti” o sproporzioni sanzionatorie, dall’altro settori di Forza Italia e amministratori regionali esprimono forte perplessità. Il rischio paventato è quello di lanciare un messaggio politico antiscientifico e sminuire il lavoro svolto dal personale sanitario durante la pandemia.
La reazione della comunità medica
Duro e compatto è stato il fronte degli Ordini professionali e delle società scientifiche. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), guidata da Filippo Anelli, ha ribadito come non spetti alla politica scavalcare le decisioni disciplinari degli Ordini né cancellare i giudizi legati al rispetto delle evidenze scientifiche e della deontologia professionale. Un colpo di spugna sui provvedimenti di radiazione, avvertono i professionisti della salute, finirebbe per incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e Servizio Sanitario Nazionale.
L’ipotesi di una marcia indietro
Di fronte ai dubbi del Colle e alle proteste del settore medico, la maggioranza valuta la possibilità di uno slittamento o del ritiro della norma prima dell’approdo finale del testo nell’Aula di Montecitorio. Tra le opzioni al vaglio vi è la presentazione di un emendamento soppressivo, mossa che consentirebbe alla coalizione di superare l’imbarazzo politico ed evitare un potenziale scontro istituzionale in sede di promulgazione della legge.







