Polo blu, cappellino scuro e un tono sorprendentemente rilassato. Questa mattina Alberto Stasi ha raggiunto il posto di lavoro in zona Brera, a Milano, a pochi giorni dal ritorno in libertà dopo la concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali da parte del Tribunale di Sorveglianza.
Erano circa le nove quando Stasi ha varcato l’ingresso dell’edificio dove lavora. Ad aspettarlo c’erano i cronisti di LaPresse, con i quali ha scambiato qualche battuta.
La battuta ai giornalisti: «Dovete stare più attenti»
Secondo quanto riferito dall’agenzia, Alberto Stasi ha scherzato con i presenti raccontando di essere già passato davanti a loro senza che nessuno lo riconoscesse. «Vi sono passato davanti anche poco fa e non mi avete visto», ha detto dopo essersi tolto il cappellino.
Una battuta pronunciata con leggerezza, che lascia intravedere la volontà di riappropriarsi di una quotidianità rimasta sospesa per anni.
Il ritorno al lavoro dopo l’affidamento in prova
Con il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza si è aperta una nuova fase della vita di Stasi. L’affidamento in prova ai servizi sociali gli permette di vivere fuori dal carcere e di proseguire regolarmente la propria attività professionale.
Negli ultimi giorni fotografi e telecamere hanno documentato una routine fatta di spostamenti in città e giornate dedicate al lavoro, lontano da Garlasco, il paese che per quasi vent’anni ha legato indissolubilmente il suo nome al delitto di Chiara Poggi.
«Qui non potete entrare»
Il clima disteso è durato fino all’ingresso dell’edificio. Quando i giornalisti hanno cercato di seguirlo oltre il portone, Stasi ha tracciato un confine preciso: «Qui non potete entrare».
Poi ha oltrepassato la soglia e ha raggiunto il suo ufficio, lasciandosi alle spalle taccuini e telecamere. Un’immagine che racconta la sua nuova quotidianità mentre il caso Garlasco continua a dominare le cronache attraverso il nuovo filone investigativo che coinvolge Andrea Sempio.







