Il secondo turno delle elezioni amministrative finisce con un pareggio nei capoluoghi, ma la lettura politica del voto diventa immediatamente terreno di scontro tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Nei sei comuni capoluogo chiamati al ballottaggio il risultato è 3 a 3: il centrodestra vince a Lecco, Macerata e Arezzo; il centrosinistra si impone ad Agrigento, Chieti e Trani. Un equilibrio numerico che non impedisce ai due fronti di rivendicare la vittoria, ciascuno scegliendo il perimetro più conveniente per raccontare il risultato.
Ballottaggi, centrodestra e centrosinistra chiudono in parità
Il centrodestra può festeggiare soprattutto Lecco, strappata agli avversari con la vittoria di Filippo Boscagli, e conferma due amministrazioni importanti come Macerata, dove viene eletto Sandro Parcaroli, e Arezzo, conquistata da Marcello Comanducci. Il centrosinistra risponde con Agrigento, dove Michele Sodano batte il centrodestra, e con le conferme di Giovanni Legnini a Chieti e Marco Galiano a Trani.
Se ci si ferma ai soli capoluoghi arrivati al secondo turno, dunque, il verdetto è perfettamente equilibrato. Se invece si allarga lo sguardo all’intera tornata amministrativa, il quadro diventa più favorevole al centrosinistra, che tra primo turno e ballottaggi rivendica un numero più alto di sindaci eletti nei comuni sopra i 15 mila abitanti.
Cosa rivendica Meloni e cosa dice Schelin?
Giorgia Meloni ha scelto di leggere il voto come una conferma della tenuta del centrodestra. La premier ha fatto i complimenti ai sindaci eletti di ogni schieramento, poi ha sottolineato che i risultati confermano «la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori». Una lettura che ha provocato la replica immediata di Elly Schlein.
La segretaria del Pd ha accusato Meloni di «avere problemi con la calcolatrice» e di provare a «capovolgere la realtà», ricordando che, sui 18 capoluoghi complessivamente al voto tra primo turno e ballottaggi, il centrosinistra ne conquista otto contro i sei del centrodestra. Altri esponenti dem spingono il conteggio fino al 10 a 6, includendo anche Salerno ed Enna, dove hanno vinto candidati di area ma senza il simbolo del Pd e senza il Movimento 5 Stelle.
L’affluenza crolla e pesa più delle vittorie
Il dato più pesante resta però quello dell’astensione. Ai ballottaggi ha votato il 52,1% degli aventi diritto, in netto calo rispetto al 60,5% registrato due settimane prima. Il caso più clamoroso arriva da Agrigento, dove l’affluenza è precipitata dal 59,2% del primo turno al 41% del secondo. Mentre i partiti discutono su chi abbia vinto davvero, una quota crescente di elettori continua a restare fuori dalle urne. È questo il segnale politico più difficile da archiviare: nei territori si vincono e si perdono comuni, ma la distanza tra cittadini e politica continua ad allargarsi.
Il voto nei comuni sopra i 15 mila abitanti
Nei comuni con più di 15 mila abitanti il bilancio complessivo premia il centrosinistra, che secondo le elaborazioni disponibili arriva a 50 sindaci eletti, contro i 40 del centrodestra e i 28 riconducibili a liste civiche o altri schieramenti. Il dato va però letto anche rispetto alla situazione di partenza: il centrosinistra amministrava 59 comuni, il centrodestra 42 e i civici 17. Il voto non produce quindi un terremoto politico, ma conferma una competizione molto aperta, con il centrosinistra più competitivo nei municipi e il centrodestra ancora capace di tenere unito il proprio blocco in città importanti.
La partita delle amministrative si chiude così con due narrazioni contrapposte. Meloni rivendica la compattezza della coalizione di governo, Schlein legge il voto come una conferma dell’alleanza progressista. In mezzo resta un dato meno comodo per tutti: sempre più italiani scelgono di non scegliere.







