I Mondiali non sono ancora iniziati e già scoppia la prima grande polemica internazionale. Al centro delle discussioni c’è Omar Artan, considerato uno dei migliori arbitri africani e designato dalla Fifa per la competizione. Le autorità statunitensi gli hanno negato l’ingresso nel Paese dopo un controllo all’aeroporto di Miami, costringendolo a rinunciare al torneo.
La vicenda ha provocato la reazione del Ministero della Gioventù e dello Sport della Somalia, che ha tentato senza successo di ottenere una soluzione diplomatica. Nemmeno l’intervento della Fifa è riuscito a modificare la decisione delle autorità americane.
Omar Artan respinto a Miami
Artan era arrivato negli Stati Uniti passando da Istanbul quando gli agenti della Customs and Border Protection lo hanno sottoposto a controlli supplementari. Al termine delle verifiche, gli uffici dell’immigrazione hanno giudicato insufficiente la documentazione necessaria per autorizzarne l’ingresso.
La Fifa ha confermato l’esclusione del direttore di gara ricordando che la decisione finale sull’ammissione nel Paese spetta sempre al governo ospitante. Una posizione che però non ha spento le polemiche, soprattutto considerando il profilo dell’arbitro, premiato negli ultimi anni come miglior direttore di gara della Confederazione calcistica africana.
Nonostante l’esclusione, Artan ha scelto toni concilianti. «Resto di buon umore e concentrato sulle prossime sfide della mia carriera arbitrale», ha dichiarato, ringraziando Fifa e Confederazione africana per il sostegno ricevuto.
Metal detector e cani antidroga
Ma il caso Artan non è l’unico episodio che sta facendo discutere. Le rigide procedure di sicurezza adottate dagli Stati Uniti hanno coinvolto anche diverse nazionali già arrivate nel Paese.
Tra queste c’è l’Uzbekistan guidato da Fabio Cannavaro. L’ex capitano della Nazionale campione del mondo e i suoi giocatori hanno dovuto affrontare controlli particolarmente approfonditi. Dopo le verifiche personali con metal detector, gli agenti hanno ordinato alla squadra di sistemare tutti i bagagli in fila nel piazzale davanti al pullman per consentire l’intervento delle unità cinofile antidroga.
Le immagini dei controlli hanno rapidamente fatto il giro del mondo, alimentando il dibattito sull’opportunità di procedure così invasive nei confronti di delegazioni ufficiali accreditate dalla Fifa.
Senegal nel mirino dei controlli
Situazione simile per il Senegal. Alcuni filmati mostrano stelle internazionali come Kalidou Koulibaly e Sadio Mané sottoposte a verifiche direttamente sulla pista d’atterraggio.
I giocatori sono stati fatti accomodare uno alla volta mentre gli agenti effettuavano le ispezioni previste dai protocolli di sicurezza. Scene che hanno sorpreso molti osservatori e che stanno alimentando critiche da parte di tifosi e addetti ai lavori.
Le autorità americane difendono però le procedure adottate e ricordano che tutti i viaggiatori, indipendentemente dal ruolo ricoperto, devono sottoporsi agli stessi controlli previsti dalla normativa federale.
Sicurezza o eccesso di zelo?
L’organizzazione dei Mondiali negli Stati Uniti punta da mesi sulla sicurezza come priorità assoluta. Tuttavia gli episodi delle ultime ore stanno sollevando interrogativi sull’equilibrio tra controlli e accoglienza.
Il rischio è che la manifestazione più importante del calcio mondiale venga preceduta da polemiche legate non al campo, ma ai controlli aeroportuali e alle procedure d’ingresso. E mentre le nazionali continuano ad arrivare negli Stati Uniti, il caso Artan e le immagini delle perquisizioni rischiano di trasformarsi nel primo vero incidente diplomatico del torneo.







