Matteo Renzi prova a ritagliarsi uno spazio nel dibattito sul futuro del centrosinistra e lo fa rilanciando un messaggio che tiene insieme pragmatismo elettorale e identità riformista. Ospite di AdnTalks, intervistato dal direttore dell’Adnkronos Davide Desario, il leader di Italia Viva affronta i principali dossier politici, dalla costruzione dell’alternativa al governo Meloni fino al Quirinale, passando per il nucleare, la politica fiscale, la guerra in Ucraina e la crisi dei trasporti. Il filo conduttore è uno solo: evitare che le divisioni dell’opposizione finiscano per favorire il centrodestra.
Renzi si definisce “laico” sul metodo con cui scegliere il candidato alla guida della coalizione progressista. «Per me basta vincere», afferma, spiegando che, se non ci sarà un accordo tra le forze dell’opposizione, le primarie restano uno strumento praticabile. Più importante del nome, però, è la piattaforma politica comune. «La vera questione è qual è la cornice programmatica», sostiene, indicando alcuni temi sui quali il centrosinistra dovrebbe presentarsi compatto, lasciando libertà di posizione sugli altri argomenti.
«Non voglio i voti di Pd e M5S»
Uno dei passaggi più significativi riguarda il ruolo di Italia Viva all’interno del possibile campo progressista. Renzi respinge l’idea, circolata nel dibattito politico, di voler ottenere un seggio attraverso il premio di maggioranza garantito da un’eventuale coalizione con Partito democratico e Movimento 5 Stelle.
«Io i voti del Pd e dei 5 Stelle non li voglio. Se entrerò in Parlamento sarà con i voti del centro, di Casa Riformista-Italia Viva», afferma, definendo una “bischerata” l’ipotesi di cercare un collegio blindato grazie agli alleati. La posizione conferma la volontà di mantenere una collocazione autonoma pur lasciando aperta la prospettiva di una collaborazione elettorale su alcuni punti programmatici.
Renzi torna poi sul tema del Quirinale e mette in guardia il centrosinistra dalle conseguenze di un’eventuale frammentazione. Secondo l’ex premier, chi dovesse favorire, con le divisioni interne, l’elezione di un presidente della Repubblica espressione del centrodestra pagherebbe un prezzo politico molto alto.
«Chi del centrosinistra dividendosi manda Meloni al Quirinale sarà rincorso con i forconi dal popolo del centrosinistra», afferma, aggiungendo che la scelta del successore di Sergio Mattarella maturerà soltanto all’ultimo momento, come già accaduto in altre elezioni presidenziali.
Dalle critiche al governo alla difesa del nucleare
Nel corso dell’intervista non mancano gli attacchi all’esecutivo. Renzi sostiene che Giorgia Meloni «non ha fatto riforme» e che l’unico vero risultato della legislatura rischia di essere la nuova legge elettorale. A suo giudizio, inoltre, la nascita del movimento guidato da Roberto Vannacci rappresenta un problema politico per la presidente del Consiglio perché apre una competizione alla sua destra su temi come sicurezza, immigrazione e rimpatri.
L’ex presidente del Consiglio rivendica poi la tradizionale posizione favorevole di Italia Viva sul nucleare, ma giudica insufficiente l’intervento normativo dell’esecutivo.
«Noi siamo favorevoli, ma il provvedimento del governo è una barzelletta. Non hanno sbloccato il nucleare, hanno fatto un’operazione di facciata», sostiene. Sul fronte fiscale definisce invece «masochista» riaprire il dibattito sulla patrimoniale in una fase in cui, a suo giudizio, bisognerebbe concentrare le critiche sull’aumento della pressione fiscale registrato durante il governo Meloni.
Salvini, i trasporti e la politica estera
Non manca un passaggio polemico sul ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, preso di mira dopo un viaggio in treno caratterizzato da ritardi.
«Salvini deve essere restituito ai mojito. Facciamo una petizione: “Restituisci anche tu il mojito a Salvini”», ironizza Renzi, tornando a criticare la gestione del sistema ferroviario e inserendo il vicepremier anche sul podio dei ministri che, a suo giudizio, hanno ottenuto i risultati peggiori, insieme ad Adolfo Urso e Antonio Tajani.
Sulla politica estera, Renzi ribadisce il sostegno all’Ucraina e individua nel presidente del Consiglio europeo Antonio Costa una possibile figura autorevole per un futuro negoziato con la Russia. Quanto ai rapporti con i Paesi del Golfo, rivendica di aver sostenuto molti anni fa la necessità di rafforzare le relazioni con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, osservando come oggi quelle stesse scelte siano condivise anche da chi allora le contestava.
Nel finale c’è spazio anche per una nota calcistica. Da tifoso della Fiorentina, Renzi confessa di sognare ogni estate lo scudetto e auspica che il nuovo corso tecnico possa regalare ai viola una stagione da protagonisti. Un passaggio leggero che chiude un’intervista nella quale il leader di Italia Viva prova soprattutto a ribadire la propria collocazione: dialogante con il centrosinistra, ma deciso a rivendicare un’identità distinta e autonoma.







