Migliaia di documenti, server, telefoni e archivi informatici finiscono sotto sequestro. L’inchiesta sulla cosiddetta “squadra Fiore” accelera e porta gli investigatori dentro un terreno delicato, dove intelligence, affari e relazioni istituzionali si intrecciano in modo sempre più fitto. Undici gli indagati, tra cui anche Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis, la struttura che coordina i servizi segreti italiani.
Il materiale acquisito dal Ros su richiesta della Procura di Roma apre ora una fase cruciale. Gli inquirenti analizzano una mole enorme di dati, dalle chat ai file digitali, fino ai documenti cartacei. Un lavoro che potrebbe far emergere nuovi elementi e allargare il perimetro dell’indagine.
Perquisizioni e dati sequestrati: la mappa dell’inchiesta
Le perquisizioni hanno colpito diversi soggetti coinvolti nell’indagine. Gli investigatori puntano soprattutto sui dispositivi elettronici, considerati il cuore dell’inchiesta. Telefoni e computer possono contenere comunicazioni, contatti e tracce utili a ricostruire rapporti e operazioni.
Gli stessi inquirenti parlano di “una gran massa di dati” da esaminare. Nelle prossime ore è atteso un primo punto operativo a piazzale Clodio per valutare il materiale raccolto e definire le prossime mosse.
Del Deo e Saladino: i nomi che portano al governo
Tra i profili più rilevanti spiccano quelli di Giuseppe Del Deo e Carmine Saladino. Il primo ha ricoperto ruoli chiave nell’intelligence italiana, prima all’Aisi e poi al Dis, su nomina del governo Meloni. Il secondo è il fondatore di Maticmind, società attiva nel settore della cybersicurezza.
Entrambi si muovono da anni in un’area di confine tra apparati dello Stato e interessi economici. Un terreno sensibile, dove i rapporti personali e professionali assumono un peso decisivo.
Giuseppe Del Deo, in particolare, non è un funzionario qualunque. Il suo nome compare già in precedenti vicende controverse, tra verifiche interne e attività che avevano sollevato interrogativi mai del tutto chiariti. La sua uscita anticipata dal Dis, con un decreto riservato, aveva segnato una rottura improvvisa con ambienti che fino a poco prima lo consideravano una figura di fiducia.
Affari, cybersicurezza e relazioni pericolose
L’inchiesta tocca anche il mondo della cybersicurezza, un settore strategico dove circolano investimenti ingenti e interessi internazionali. La vicenda Maticmind rappresenta uno dei nodi centrali, con operazioni societarie finite sotto la lente dei magistrati.
Gli inquirenti approfondiscono anche una rete di relazioni che coinvolge figure legate al mondo politico e imprenditoriale. Consulenze, partecipazioni societarie e rapporti personali disegnano un sistema complesso, dove pubblico e privato si avvicinano fino a sovrapporsi.
Un’indagine che può allargarsi
Il punto chiave resta uno: fin dove può arrivare l’inchiesta. Molto dipenderà da ciò che emergerà dai dispositivi sequestrati. Chat, mail e archivi digitali potrebbero ricostruire dinamiche ancora sconosciute.
Intanto il quadro tracciato dagli inquirenti appare già definito: un sistema organizzato, con ruoli e relazioni consolidate, che opera in un contesto ad altissima sensibilità istituzionale. E proprio per questo, l’indagine non riguarda solo i singoli indagati. Ma rischia di aprire una nuova crepa nei rapporti tra politica, apparati e affari.







