C’è un software che torna in tutte le ricostruzioni. Un nome tecnico, quasi neutro, ma che dentro l’inchiesta sulla cosiddetta “squadra Fiore” assume un peso enorme: Graphite. Un programma prodotto dalla società Paragon, capace – secondo gli investigatori – di aprire varchi invisibili nei telefoni, accedere a dati sensibili, ricostruire movimenti, contatti, relazioni.
Ed è proprio attorno a questo strumento che si muove una delle piste più delicate dell’indagine coordinata dalla Procura di Roma, con i carabinieri del Ros impegnati a setacciare una quantità imponente di materiale sequestrato negli ultimi giorni. Server, archivi, dispositivi: un universo digitale che potrebbe raccontare molto più di quanto finora emerso.
Graphite, il software al centro dello spionaggio
Gli inquirenti non escludono che Graphite sia stato utilizzato per effettuare accessi abusivi ai telefoni di giornalisti e attivisti. Un’ipotesi ancora tutta da verificare, ma che resta sul tavolo proprio perché alcune intrusioni non hanno ancora un responsabile certo.
E qui entra in gioco una figura chiave dell’indagine: Giuseppe Del Deo. Secondo l’impianto accusatorio, non si sarebbe limitato a un ruolo marginale. Avrebbe messo a disposizione archivi e strumenti tecnici degli apparati ufficiali, creando di fatto un ponte tra strutture istituzionali e una rete parallela.
I “neri” e la struttura parallela
Nelle carte compare un termine che pesa più di altri: “neri”. Una definizione che, secondo gli inquirenti, avrebbe una connotazione precisa e non solo operativa. A questi soggetti Giuseppe Del Deo avrebbe garantito accesso a risorse normalmente riservate agli 007 ufficiali.
Non solo. Dai decreti di perquisizione emerge anche un altro elemento: il tentativo di accorpare la gestione delle forniture tecnologiche in una sorta di sistema centralizzato, una holding occulta capace di controllare strumenti, software e flussi informativi. Un livello superiore, insomma. Non più singole operazioni, ma un’infrastruttura.
Il nodo degli accessi abusivi ai telefoni
Resta il punto più inquietante. Chi ha materialmente utilizzato Graphite per entrare nei telefoni? La risposta, al momento, non c’è. Ma proprio questo vuoto alimenta l’ipotesi che dietro quelle operazioni possano esserci i “neri”.
E se questi soggetti coincidano, in tutto o in parte, con la “squadra Fiore” è uno dei passaggi più delicati dell’indagine. Perché significherebbe che una struttura già sotto osservazione potrebbe aver operato con strumenti di altissimo livello, muovendosi in una zona grigia tra legalità e apparati.
Una rete ancora tutta da decifrare
Il materiale sequestrato deve ancora essere analizzato. Le chat, i file, i contatti potrebbero ricostruire una mappa precisa di relazioni e responsabilità. Oppure complicarla ulteriormente.
Per ora resta un quadro frammentato ma inquietante: tecnologia avanzata, accessi non autorizzati, figure legate ai servizi e una rete che sembra muoversi sotto traccia. In mezzo, ancora una volta, la domanda che tiene in piedi tutto: chi controllava davvero quegli strumenti e per conto di chi venivano usati?







