Trump ammette le falle dell’aereo donato dal Qatar: niente scudo antimissile, serviranno nuovi lavori

aereo Boeing – Donald Trump

Il “palazzo dei cieli” magnificato da Donald Trump rischia di trasformarsi in un imbarazzante caso di sicurezza nazionale. Il Boeing di circa quattordici anni donato dalla famiglia reale del Qatar, valore stimato attorno ai 400 milioni di dollari, dovrà infatti tornare in officina per essere sottoposto a nuovi interventi.

A riconoscerlo è stato lo stesso presidente americano, dopo le rivelazioni del “New York Times” sulle protezioni insufficienti del velivolo utilizzato come nuovo Air Force One. Nonostante dieci mesi di lavori e una revisione affidata a Pentagono e intelligence, il jet non sarebbe ancora dotato degli apparati difensivi paragonabili a quelli degli aerei presidenziali costruiti direttamente dalla Boeing.

Trump: «Sarà aggiornato al massimo»

A una giornalista che gli chiedeva perché continuasse a utilizzare il velivolo malgrado l’assenza di un sistema antimissile completo, Trump ha replicato che l’aereo dispone di «molti» sistemi di difesa. Poi ha aggiunto: «Da quello che mi risulta, sarà portato al massimo delle sue capacità. Lo invieranno lì e verrà aggiornato al massimo».

Secondo il presidente, l’operazione dovrebbe richiedere circa un mese. Una frase che, di fatto, conferma la necessità di ulteriori lavori su un aereo già passato attraverso una costosa trasformazione per adeguarlo ai compiti presidenziali.

Il nodo riguarda proprio ciò che rende un Air Force One qualcosa di molto diverso da un normale jet privato di lusso: la capacità di operare in caso di crisi militare, attacco missilistico o minaccia nucleare.

I sistemi che mancano al jet del Qatar

Gli Air Force One prodotti dalla Boeing per la Casa Bianca sono progettati per resistere a scenari estremi. Dispongono di difese capaci di contrastare missili in arrivo e di cablaggi schermati contro gli impulsi elettromagnetici che potrebbero seguire un attacco nucleare.

Il velivolo qatariota, invece, sarebbe arrivato negli Stati Uniti senza una parte essenziale di queste protezioni. Secondo i democratici, il lavoro già effettuato da Pentagono e intelligence avrebbe superato il miliardo di dollari, una cifra enorme per trasformare un aereo di seconda mano in una piattaforma presidenziale sicura.

Proprio per queste criticità Trump, al ritorno dal vertice Nato di Ankara, avrebbe scelto di salire sul vecchio Air Force One. Una decisione che la Casa Bianca aveva inizialmente spiegato sostenendo che il nuovo jet fosse partito in anticipo per consentire ai militari americani di stanza in Inghilterra di visitarlo.

La caccia alla “gola profonda”

Secondo diverse ricostruzioni, il cambio di aereo sarebbe stato invece chiesto dal Secret Service, preoccupato per le condizioni di sicurezza del Boeing donato dal Qatar.

Dopo lo scoop del “New York Times”, il Dipartimento di Giustizia avrebbe inviato mandati di comparizione a quattro giornalisti del quotidiano, con l’obiettivo di risalire alla fonte interna che ha passato le informazioni sulle falle del jet.

La Casa Bianca cerca dunque la “talpa”, mentre il presidente è costretto ad ammettere che il suo nuovo aereo presidenziale non è ancora pronto a garantire lo standard di sicurezza richiesto all’uomo più protetto del pianeta.