Vannacci supera la Lega e ora fa paura a Meloni: Futuro Nazionale sale al 6,4%, FdI scende sotto il 27%

Roberto Vannacci

Roberto Vannacci non è più soltanto un problema tattico per il centrodestra. È diventato un problema politico pieno. L’ultimo sondaggio YouTrend per Sky TG24 fotografa una dinamica che Palazzo Chigi non può più liquidare come una semplice turbolenza alla propria destra: Futuro Nazionale cresce ancora, supera nettamente la Lega e si avvicina a Forza Italia. Fratelli d’Italia resta il primo partito del Paese, ma arretra. E se la tendenza dovesse consolidarsi, Giorgia Meloni rischia di trovarsi davanti a un bivio: continuare a considerare Vannacci un concorrente esterno oppure iniziare a fare i conti con lui come possibile attore decisivo per le elezioni del 2027.

Secondo la rilevazione, Fratelli d’Italia scende al 26,9%, perdendo lo 0,9% rispetto al precedente sondaggio del 18 giugno. Il Partito democratico resta secondo al 22%, in lieve calo dello 0,2%, mentre il Movimento 5 Stelle si ferma al 12%, con una flessione dello 0,1%. Forza Italia arretra al 7,6%, perdendo lo 0,6%, mentre Alleanza Verdi-Sinistra scende al 6,6%, con un calo dello 0,2%.

Il dato più politico, però, arriva dall’area di destra. La Lega scende al 5,4%, lasciando sul terreno lo 0,4%. Futuro Nazionale, invece, cresce dello 0,5% e arriva al 6,4%. Significa che il partito di Vannacci è ormai un punto sopra il Carroccio e a poco più di un punto da Forza Italia. Una distanza che, fino a pochi mesi fa, sarebbe sembrata impensabile.

Futuro Nazionale corre mentre gli alleati arretrano

La forza del dato non sta soltanto nel 6,4% raccolto da Futuro Nazionale. Sta nel confronto con il resto del centrodestra. Tutti i principali partiti dell’area arretrano: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. L’unica sigla in crescita è quella dell’ex generale. In un quadro nel quale il centrodestra tradizionale mostra segni di logoramento, Vannacci intercetta una domanda politica che non sembra più contenibile dentro gli equilibri della maggioranza.

Il centrodestra, senza Futuro Nazionale, vale oggi il 40,7%. Con il partito di Vannacci arriverebbe al 47,1%. È qui che la questione diventa strategica. Se l’obiettivo di Meloni resta vincere nel 2027 e costruire una maggioranza solida, l’avanzata di Futuro Nazionale cambia la geometria della coalizione. Non basta più chiedersi quanto Vannacci tolga alla Lega o a Fratelli d’Italia. Bisogna chiedersi se, alla fine, la premier potrà permettersi di fare a meno di quei voti.

La crescita dell’ex generale appare ancora più significativa perché avviene mentre aumentano anche indecisi e astenuti, arrivati al 33,5%, con un incremento dell’1,2%. Il lieve arretramento dei partiti maggiori si scarica in parte sull’area del non voto, ma non impedisce a Futuro Nazionale di avanzare. Questo suggerisce che Vannacci non vive soltanto di protesta indistinta: riesce a trasformare una parte del malcontento in consenso politico organizzato.

La Lega sotto pressione e Forza Italia nel mirino

Per Matteo Salvini il dato è particolarmente pesante. La Lega non solo continua a muoversi su percentuali lontane dai tempi migliori, ma viene superata da una forza nata alla sua destra, capace di parlare a un elettorato che il Carroccio per anni ha considerato naturale. Il 5,4% della Lega, contro il 6,4% di Futuro Nazionale, certifica una difficoltà che non riguarda più soltanto la concorrenza con Fratelli d’Italia, ma anche la tenuta del proprio spazio politico.

Vannacci, invece, si avvicina a Forza Italia, che resta al 7,6% ma perde lo 0,6%. Il partito guidato da Antonio Tajani conserva ancora un margine, ma la distanza si è ridotta. Se Futuro Nazionale dovesse proseguire nella crescita, potrebbe trasformarsi nel secondo polo interno al centrodestra dopo Fratelli d’Italia, scavalcando definitivamente la Lega e mettendo pressione anche agli azzurri.

In questo scenario, Meloni si trova davanti a un paradosso. Vannacci sottrae consenso alla sua area, indebolisce gli alleati storici e complica il progetto di una destra ordinata attorno alla leadership di Palazzo Chigi. Ma allo stesso tempo potrebbe diventare indispensabile per raggiungere una maggioranza più ampia alle prossime politiche. Il problema, dunque, non è solo elettorale. È politico: chi detta la linea del centrodestra se una parte crescente dell’elettorato guarda a una destra più radicale e più aggressiva di quella di governo?

Il governo resta in saldo negativo

La rilevazione YouTrend non consegna buone notizie nemmeno sul giudizio complessivo sull’esecutivo. I pareri positivi sul governo Meloni restano al 35%, quelli negativi al 55%, mentre gli indecisi sono al 10%. Il saldo resta quindi nettamente negativo e conferma una frattura molto forte tra gli elettorati.

Nel campo largo i giudizi negativi arrivano al 90%. Nell’elettorato di centrodestra, invece, il consenso verso il governo resta molto alto, con un apprezzamento del 91%. La polarizzazione è totale, ma il dato generale segnala un esecutivo che fatica ad allargare il proprio consenso oltre il perimetro della maggioranza.

Anche questo elemento pesa sulla strategia elettorale. Se il governo non riesce a migliorare il proprio gradimento e se, contemporaneamente, cresce una forza concorrente alla destra di Fratelli d’Italia, l’ipotesi di un voto anticipato diventa più complessa da gestire. Non a caso, tra gli elettori di Futuro Nazionale si registra la maggiore spinta verso le urne subito: il 37% dei vannacciani vorrebbe votare entro il 2026. Nel centrodestra tradizionale, al contrario, prevale la richiesta di stabilità: il 56% vorrebbe arrivare alla scadenza naturale della legislatura, percentuale che sale al 60% tra gli elettori di Fratelli d’Italia.

Trump non scalda più nemmeno la destra italiana

Il sondaggio misura anche l’effetto del rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump, dopo le tensioni emerse negli ultimi giorni. Il dato è netto: in Italia la fiducia verso il presidente americano è ai minimi. Solo l’8% degli intervistati dichiara di avere molta o abbastanza fiducia in Trump, contro l’86% che ne ha poca o nessuna.

La sfiducia attraversa tutti gli elettorati. È totale tra gli elettori del Pd, arriva al 95% nel campo largo, ma resta nettamente maggioritaria anche nel centrodestra. Tra gli elettori di Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale la sfiducia verso Trump si attesta all’84%, mentre la fiducia non supera il 16%. I più critici sono i giovani tra i 18 e i 34 anni, con il 95% di sfiducia, e i laureati, tra i quali il dato arriva al 97%.

Alla domanda su come dovrebbe comportarsi Meloni, la risposta prevalente indica una linea di atlantismo senza Trump. Il 51% degli intervistati vorrebbe mantenere la vicinanza agli Stati Uniti, ma tenendo le distanze dall’attuale presidente americano. Il 29% chiede invece una posizione più autonoma sia da Trump sia dagli Stati Uniti. Solo il 7% suggerisce di ricucire rapidamente con il tycoon.

Il calendario elettorale diventa una trappola politica

Anche sul voto anticipato il Paese appare prudente. La maggioranza relativa degli italiani, il 43%, preferirebbe arrivare alla scadenza naturale della legislatura, nell’autunno 2027. Il 16% vorrebbe invece votare il prima possibile, già entro il 2026. Le ipotesi di elezioni nella primavera del 2027, con o senza accorpamento alle comunali, raccolgono complessivamente il 25%.

Il dato più interessante resta però quello interno agli elettorati. Chi sostiene Fratelli d’Italia preferisce la stabilità. Chi guarda a Futuro Nazionale vuole accelerare. È una differenza che racconta due strategie opposte: Meloni ha interesse a governare il calendario, Vannacci ha interesse a sfruttare l’onda prima che si stabilizzi o venga assorbita.

Per questo il sondaggio YouTrend non fotografa soltanto rapporti di forza momentanei. Segnala un mutamento più profondo dentro la destra italiana. Fratelli d’Italia resta primo, ma arretra. La Lega perde terreno e viene superata. Forza Italia si indebolisce. Futuro Nazionale cresce e diventa il nuovo fattore destabilizzante della coalizione.

La domanda, a questo punto, non è più se Vannacci possa disturbare la maggioranza. Lo sta già facendo. La domanda vera è se Meloni riuscirà a contenerlo, integrarlo o neutralizzarlo prima che diventi indispensabile. Perché se l’ex generale continuerà ad avanzare, nel 2027 il centrodestra potrebbe scoprire che per vincere non basta più il traino della premier. Servirà anche trattare con chi, oggi, sta erodendo pezzo dopo pezzo il suo campo politico.