Salvini sogna un congresso senza giornalisti, li confina lontano e li chiama «servi». L’Ordine lo fulmina: «Come nella Russia di Putin»

Matteo Salvini

Matteo Salvini vuole un congresso senza giornalisti tra i piedi, ma si ritrova contro l’intera categoria. Il segretario della Lega, appena riconfermato alla guida del partito, rivendica la decisione di confinare i cronisti accreditati al piano inferiore della Fiera di Milano, lontano dalla platea congressuale, e li definisce «servi». La motivazione? Evitare che la stampa possa «inquinare» i lavori. Parole che scatenano una rivolta dell’Ordine dei giornalisti, della Federazione nazionale della stampa e delle redazioni dei principali quotidiani italiani.

La risposta più feroce arriva da Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accosta esplicitamente il comportamento del vicepremier ai metodi dei regimi autoritari. «Per il vicepremier Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari», attacca Bartoli, prima di affondare ulteriormente il colpo: «Probabilmente la sua idea di congresso si avvicina a quella della vecchia Unione Sovietica, con i cronisti che si limitano a tessere le lodi del Grande Timoniere o del Grande Capitano».

L’Ordine dei giornalisti: «Salvini ritiri gli insulti»

Bartoli ricorda al leader leghista quale sia il ruolo della stampa in una democrazia: «Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vicepresidente del Consiglio e ritiri gli insulti».

A provocare la protesta non sono soltanto gli epiteti pronunciati dal palco. Salvini ha ammesso di aver chiesto personalmente che i giornalisti seguissero il congresso da una sala separata, attraverso uno schermo, senza poter accedere alla platea dei delegati. Durante il suo intervento ha inoltre attaccato ripetutamente Repubblica e Corriere della Sera, trasformando il rapporto con la stampa in uno dei bersagli della sua arringa congressuale.

Repubblica: «Salvini non conosce la libertà di stampa»

Il comitato di redazione di Repubblica ricorda che Salvini risulta tuttora iscritto all’Ordine dei giornalisti e denuncia «attacchi ai giornalisti definiti servi» e la scelta deliberata di tenerli a distanza per non «inquinare» il congresso.

«Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa», scrive il Cdr, aggiungendo una stoccata alla biografia professionale del vicepremier: «Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito».

La redazione sottolinea soprattutto il peso istituzionale delle dichiarazioni: Salvini non parla soltanto come segretario della Lega, ma anche come vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per il Cdr, le sue parole rivelano una preoccupante carenza di «cultura democratica».

Il Corriere della Sera: «Sconcertati dalle sue parole»

Anche il comitato di redazione del Corriere della Sera interviene con una nota di solidarietà ai giornalisti presi di mira. «Siamo sconcertati dalle parole utilizzate da Salvini», scrivono i rappresentanti della redazione, ricordando che il segretario leghista ha rivendicato personalmente l’esclusione dei cronisti dalla sala congressuale.

Il Cdr contesta le espressioni «gravemente ingiuriose» rivolte ai colleghi e ricorda al «collega» Salvini che il giornalismo ha il compito di pubblicare anche le notizie sgradite a chi governa. La richiesta è identica a quella dell’Ordine: ritirare gli insulti.

La Fnsi a Salvini: «Restituisca la tessera da giornalista»

La segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Alessandra Costante, va oltre e chiede a Salvini un gesto concreto: rinunciare all’iscrizione all’Ordine.

«Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi», dichiara Costante.

Poi arriva l’affondo: «Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi».

Il congresso che ha riconfermato Salvini alla segreteria con il 76% dei voti consegna così al leader leghista anche uno scontro frontale con il mondo dell’informazione. E questa volta a contestarlo non sono gli avversari politici, ma proprio i rappresentanti di quella professione alla quale continua formalmente ad appartenere.