Giro d’Italia 2027, percorso monco e polemiche: il Sud sparisce dopo Napoli, il Piemonte resta fuori e spunta l’ombra di Cairo

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Il Giro d’Italia 2027 perde per strada un pezzo importante della propria identità prima ancora che i corridori abbiano percorso il primo chilometro. Il tracciato della prossima corsa rosa lascia fuori gran parte del Mezzogiorno, fermandosi a Napoli come punto più meridionale, e cancella completamente il Piemonte, una delle regioni che hanno scritto la storia del ciclismo italiano. Una doppia esclusione che scatena le proteste degli appassionati e alimenta interrogativi sulle scelte degli organizzatori, tra esigenze economiche, accordi territoriali e possibili rivalità con le altre grandi corse internazionali.

Il Giro cancella il Piemonte, Beppe Conti: «Un’offesa alla tradizione»

L’assenza piemontese rappresenta il caso più clamoroso. La terra di Costante Girardengo e Fausto Coppi, due figure fondamentali nella storia del Giro, resterà fuori dal percorso per la quarta volta dal Dopoguerra. L’ultimo precedente risale al 2008, quasi vent’anni fa. A denunciare il peso simbolico di questa decisione è Beppe Conti, una delle firme più autorevoli del giornalismo ciclistico italiano, che non nasconde amarezza e irritazione. «È un motivo di grande tristezza, quasi un’offesa alle origini e alla tradizione», osserva, ricordando quando la Milano-Torino inaugurava il Giro e assegnava la prima maglia rosa, con arrivo spesso al Motovelodromo.

Il legame tra il Piemonte e la corsa rosa va ben oltre una semplice questione geografica. Le strade piemontesi hanno ospitato alcune delle pagine più celebri del ciclismo, dalle imprese sulle grandi montagne alle sfide tra i campioni che hanno trasformato il Giro in un appuntamento popolare capace di attraversare generazioni. Per questo l’esclusione del 2027 appare particolarmente difficile da digerire, soprattutto considerando che la regione continua a investire nell’organizzazione di grandi manifestazioni sportive internazionali.

L’ombra di Urbano Cairo e i presunti dissapori con Alberto Cirio

Dietro il mancato passaggio della corsa potrebbe esserci anche una vicenda che riguarda i rapporti tra organizzatori, istituzioni e grandi eventi sportivi internazionali. Conti introduce la questione con una formula prudente, ma sufficientemente eloquente: «Narra la leggenda che Urbano Cairo non abbia perdonato a Cirio gli accordi per il Tour de France e per la Vuelta».

Il riferimento è al presidente di RCS MediaGroup, il gruppo che organizza il Giro d’Italia attraverso RCS Sport, e al governatore piemontese Alberto Cirio, che negli ultimi anni ha lavorato per portare nella regione le maggiori competizioni ciclistiche internazionali. Il Piemonte ha infatti ospitato una presenza importante del Tour de France nel 2024 e la partenza della Vuelta nel 2025, con Torino protagonista dell’evento spagnolo. Secondo l’indiscrezione riportata da Conti, questi accordi potrebbero aver alimentato tensioni con gli organizzatori del Giro. La presunta rivalità resta comunque un’indiscrezione e non esistono conferme che l’esclusione del Piemonte rappresenti una ritorsione.

Il risultato, in ogni caso, non cambia. Nel 2027 gli appassionati piemontesi non vedranno passare la corsa rosa sulle proprie strade. «Comunque sia andata, mi pare una brutta pagina. Ci rimettono il Piemonte e tanti appassionati», commenta Conti, sottolineando quanto la decisione pesi sul rapporto tra la manifestazione e uno dei territori che hanno contribuito maggiormente alla sua leggenda.

Il Tour de France 2028 potrebbe conquistare il Colle delle Finestre

Mentre il Giro rinuncia al Piemonte, la regione guarda già a nuove opportunità con le competizioni straniere. Cirio ha manifestato l’intenzione di sfruttare anche le occasioni offerte dalle ATP Finals per rafforzare i rapporti con gli organizzatori del Tour de France e della Vuelta, puntando a riportare sul territorio altri grandi eventi ciclistici. L’obiettivo più suggestivo riguarda il 2028, quando potrebbe arrivare una tappa della Grande Boucle sul Colle delle Finestre, con arrivo al Sestriere.

«Mi risulta essere un obiettivo concreto», afferma Conti, precisando che il calendario internazionale del 2027 è ormai quasi completamente definito. Il Colle delle Finestre rappresenterebbe una scelta spettacolare per il Tour. La salita, celebre per la sua durezza e per il tratto sterrato, ha già regalato al Giro alcune delle giornate più memorabili della propria storia recente. Portarvi la corsa francese significherebbe offrire al Piemonte una vetrina internazionale di enorme richiamo.

La regione coltiva anche l’ambizione di ospitare un’edizione dei Mondiali di ciclismo, ma le assegnazioni già definite fino al 2031 rendono più concreta, almeno nell’immediato, la possibilità di puntare su un campionato europeo. Resta però una questione che nessun Tour e nessuna Vuelta possono cancellare: per gli appassionati italiani, il Giro conserva un valore affettivo e storico particolare. «Il Tour de France è la corsa più importante al mondo, ma per gli italiani il Giro è il Giro», ricorda Conti.

Il Mezzogiorno dimenticato: Napoli ultima città del Sud nel percorso

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il Piemonte. Anche la scelta di non scendere oltre Napoli apre una questione nazionale. Il Mezzogiorno, con l’eccezione della città partenopea e delle eventuali altre località campane comprese nel tracciato, rimane escluso da una manifestazione che porta nel nome l’ambizione di rappresentare l’intero Paese. Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna non avranno spazio nella prossima edizione, privando milioni di appassionati della possibilità di seguire dal vivo il passaggio della corsa.

Organizzare un Giro comporta naturalmente esigenze logistiche, trasferimenti complessi, accordi economici con i territori e valutazioni sportive. Non è possibile attraversare ogni regione in tutte le edizioni. Ma quando le esclusioni coinvolgono contemporaneamente gran parte del Sud e una regione storica come il Piemonte, il dibattito supera la semplice distribuzione delle tappe. Il rischio è che il Giro venga percepito sempre meno come una festa nazionale e sempre più come un evento il cui percorso dipende dalla capacità dei territori di ottenere accordi con gli organizzatori.

Per il Piemonte, intanto, si profila un paradosso: la regione che ha dato i natali a Coppi e Girardengo potrebbe ritrovarsi a ospitare il Tour de France sulle montagne simbolo del Giro, mentre la corsa italiana sceglie di passare altrove. Una prospettiva che rende ancora più pungente la polemica sollevata da Conti, soprattutto perché l’esclusione arriva dopo anni nei quali le grandi corse straniere hanno dimostrato un interesse crescente per le strade piemontesi.