Non è soltanto un emendamento. È l’ennesimo test dei rapporti di forza all’interno del centrodestra. Fratelli d’Italia ha deciso di ripresentare al Senato due modifiche al decreto Giustizia-Migranti che ampliano l’utilizzabilità delle intercettazioni anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate. Una scelta che riapre immediatamente il fronte con Forza Italia, da sempre custode della tradizione garantista costruita da Silvio Berlusconi e oggi interpretata politicamente anche da Marina Berlusconi, che negli ultimi mesi non ha nascosto le proprie sensibilità sui temi della giustizia e dello Stato di diritto.
Le intercettazioni rappresentano infatti uno dei simboli della storia politica berlusconiana. Per oltre vent’anni il centrodestra ha combattuto contro quello che definiva l’abuso delle captazioni telefoniche, denunciando la diffusione indiscriminata delle conversazioni e chiedendo limiti sempre più stringenti all’attività investigativa. Per questo motivo la mossa di Fratelli d’Italia assume un valore che va ben oltre il contenuto tecnico degli emendamenti: mette in discussione uno dei pilastri identitari di Forza Italia.
La sfida di Fratelli d’Italia
Le proposte, firmate dai senatori Sandro Sisler e Gianni Berrino, recepiscono le indicazioni avanzate dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e puntano a consentire un utilizzo più ampio delle intercettazioni nei procedimenti collegati ai reati di mafia.
Per Fratelli d’Italia si tratta di rafforzare gli strumenti investigativi nella lotta alla criminalità organizzata. Per Forza Italia, invece, il rischio è quello di riaprire la stagione delle cosiddette “intercettazioni a strascico”, contro cui il partito combatte da sempre.
Non è un caso che gli azzurri abbiano ribadito immediatamente la loro contrarietà, lasciando intendere che su questo terreno non sono disposti ad arretrare.
Meloni e Marina, un equilibrio sempre più delicato
Lo scontro arriva dopo mesi di rapporti non sempre lineari tra Giorgia Meloni e il mondo berlusconiano. Dalle riforme della giustizia alle politiche europee, passando per il garantismo e i rapporti con la magistratura, Forza Italia ha spesso rivendicato una propria autonomia rispetto alla linea di Fratelli d’Italia.
Dietro ogni confronto parlamentare si intravede ormai una partita più ampia: da una parte Meloni, intenzionata a consolidare la leadership della coalizione; dall’altra un partito che non vuole rinunciare ai principi che hanno caratterizzato l’esperienza politica di Silvio Berlusconi e che trova ancora nella famiglia del fondatore un punto di riferimento politico e culturale.
La Russa può evitare la resa dei conti
Per questo motivo gli occhi sono puntati sulla Presidenza del Senato. Se Ignazio La Russa dovesse dichiarare gli emendamenti inammissibili per estraneità di materia rispetto al decreto, la maggioranza eviterebbe una votazione che rischierebbe di certificare pubblicamente una nuova divisione.
Sarebbe una soluzione tecnica con un evidente effetto politico: rinviare il confronto per impedire che Meloni e Forza Italia arrivino allo scontro aperto in Aula.
Perché il vero tema, questa volta, non riguarda soltanto le intercettazioni. Riguarda gli equilibri interni del centrodestra e la capacità della presidente del Consiglio di tenere unita una coalizione nella quale Forza Italia continua a rivendicare un’identità distinta. E ogni volta che si parla di giustizia, quella identità torna inevitabilmente a coincidere con l’eredità politica di Silvio Berlusconi.







