Truffe sulle bollette, 3 milioni di italiani nel mirino e 650 milioni bruciati: ecco le frasi al telefono che devono farvi riattaccare

Truffe telefoniche

«Il suo contratto sta per scadere». «Il suo gestore sta per fallire». «La tariffa aumenterà, deve cambiare subito». Oppure una richiesta apparentemente innocua: «Mi conferma che è lei l’intestatario?». Basta una telefonata, qualche informazione che sembra credibile e la fretta di evitare l’ennesimo aumento della bolletta. È così che milioni di italiani finiscono nel mirino delle truffe legate alle forniture di luce e gas.

I numeri fotografano un fenomeno enorme. Secondo un’indagine condotta da Facile.it, nell’ultimo anno 2,9 milioni di italiani hanno subito una truffa o un tentativo di truffa nel settore energetico, con un danno economico complessivo stimato in quasi 650 milioni di euro. Una cifra che si aggiunge al peso già consistente delle bollette sulle famiglie.

Il fenomeno, almeno rispetto a tre anni fa, mostra però un arretramento. Allora i cittadini coinvolti erano circa quattro milioni; oggi risultano diminuiti del 27%. Informazione e maggiore consapevolezza sembrano quindi funzionare, ma i numeri restano abbastanza alti da rendere necessaria molta prudenza.

La trappola arriva soprattutto al telefono

Il principale strumento dei truffatori resta il finto call center. Il 68,2% dei raggiri passa attraverso una telefonata. L’interlocutore può presentarsi come dipendente del proprio gestore, incaricato di un’altra società energetica o addirittura come soggetto che interviene per evitare un imminente aumento delle tariffe.

Al secondo posto arrivano le email false, utilizzate nel 24,9% dei casi. Resiste anche il vecchio porta a porta, che rappresenta il 12,9% degli episodi. Seguono le applicazioni di messaggistica istantanea, con il 9,5%, e i social network, utilizzati nel 6% dei casi.

Cambiano quindi i mezzi, ma il principio rimane spesso identico: creare un senso di urgenza, convincere la vittima che debba decidere immediatamente e ottenere informazioni sufficienti per attivare un contratto o portare a termine il raggiro.

Per questo una delle prime regole consiste proprio nel non avere fretta. Se qualcuno sostiene che il vostro fornitore stia per fallire, che il contratto debba essere modificato immediatamente o che entro poche ore scatterà un aumento, la cosa migliore è fermarsi. Qualunque offerta può essere richiesta in forma scritta e controllata successivamente.

Altro che anziani: cadono nella trappola soprattutto gli under 44

Il dato più sorprendente riguarda però l’identikit delle vittime. L’immagine tradizionale dell’anziano poco abituato alle nuove tecnologie e quindi più vulnerabile non trova conferma nell’indagine. A subire più frequentemente truffe o tentativi di frode sono infatti gli under 44.

A fronte di una media nazionale del 7%, l’incidenza sale al 9,2% tra i 25 e i 34 anni e raggiunge addirittura il 10,1% nella fascia compresa tra 35 e 44 anni.

Nemmeno un livello di istruzione elevato sembra rappresentare una protezione sufficiente. Tra i gruppi maggiormente coinvolti figurano infatti gli intervistati con titolo di studio universitario, con un’incidenza superiore al doppio della media.

Una possibile spiegazione sta proprio nella trasformazione delle tecniche utilizzate dai truffatori. Non si tratta più soltanto di qualcuno che bussa alla porta tentando di farsi consegnare denaro. Email, messaggi, telefonate e offerte costruite in maniera sempre più credibile possono colpire anche chi utilizza quotidianamente strumenti digitali e pensa di saper riconoscere facilmente una frode.

Il 59% delle vittime non denuncia

C’è poi un altro numero particolarmente significativo: il 59,2% delle vittime decide di non denunciare quanto accaduto.

Le ragioni cambiano. Il 36,1% ritiene troppo basso il danno economico subito per procedere con una denuncia, mentre il 22,7% pensa che non riuscirebbe comunque a recuperare il denaro perso. Ma esiste anche una componente psicologica.

Il 16,8% non denuncia perché prova imbarazzo e si sente ingenuo per essere caduto nella trappola. Il 4,2%, invece, preferisce tacere perché non vuole che i familiari vengano a sapere quanto è successo. Un silenzio che rende ancora più difficile misurare le dimensioni reali del fenomeno.

Cinque regole per non cadere nella trappola

La prima precauzione consiste nel verificare sempre l’identità di chi propone un contratto. L’operatore deve fornire informazioni sufficienti per consentire al consumatore di controllare chi sia e per quale società lavori. Se una persona si presenta a casa senza appuntamento e chiede di entrare, non esiste alcun motivo per consentirglielo. Un incaricato di un fornitore di energia, inoltre, non dovrebbe presentarsi alla porta chiedendo di incassare denaro contante.

Seconda regola: mai decidere sotto pressione. Le frasi che annunciano aumenti imminenti, fallimenti del gestore o scadenze da rispettare entro poche ore devono far scattare un campanello d’allarme. È sempre possibile chiedere la proposta per iscritto e controllare successivamente l’identità della società e le condizioni dell’offerta.

Terzo punto, fondamentale: proteggere i codici della propria fornitura. I dati che identificano in maniera univoca le utenze di luce e gas non cambiano quando si passa da un operatore all’altro e non devono essere comunicati a sconosciuti. Se qualcuno che sostiene di lavorare per il vostro attuale gestore insiste per farseli comunicare, la prudenza deve aumentare.

Quarta regola: attenzione anche alle parole pronunciate durante una telefonata sospetta. Meglio evitare risposte secche come «sì» o «confermo» quando non è chiaro chi si trovi dall’altra parte e per quale ragione stia ponendo determinate domande.

Infine, anche quando si scopre di essere caduti nella trappola non significa necessariamente che sia troppo tardi. Occorre contattare immediatamente la società con la quale risulta sottoscritto il contratto. Se la firma non è autentica o il consenso è stato ottenuto con l’inganno, il consumatore può contestare formalmente l’attivazione e presentare reclamo. Nei casi previsti dalla legge può inoltre esercitare il diritto di ripensamento.

La regola più semplice resta però quella che i truffatori cercano sistematicamente di impedire alla vittima di applicare: fermarsi, non fornire dati e controllare prima di dire sì.