L’Italia è uno dei Paesi più anziani del mondo, ma paradossalmente dispone sempre meno persone chiamate a prendersi cura dei suoi anziani. È uno dei dati più significativi che emerge dall’evoluzione del lavoro domestico: mentre aumentano le esigenze di assistenza e le famiglie si trovano sempre più spesso a gestire non autosufficienza e fragilità, il numero di colf e badanti regolarmente impiegate continua a diminuire.
Nel 2021, sull’onda delle regolarizzazioni legate alla pandemia e delle misure introdotte dal decreto Rilancio, i lavoratori domestici sfioravano il milione. Oggi, secondo i dati Inps relativi al 2025, i rapporti di lavoro con almeno un contributo versato sono scesi a 804.464. Si tratta del quarto calo consecutivo. Rispetto al 2024 il settore ha perso circa 18.600 lavoratori regolari, mentre il confronto con quattro anni fa fotografa una riduzione di circa 173 mila unità.
Un arretramento che non significa necessariamente una diminuzione del bisogno di assistenza. Al contrario, racconta la crescita di quella zona grigia fatta di lavoro irregolare, accordi informali e gestione domestica affidata sempre più spesso alle sole famiglie.
Badanti sempre più richieste in un Paese che invecchia
Se c’è un dato che descrive meglio di altri i cambiamenti demografici italiani è il sorpasso delle badanti sulle colf. Dal 2024 le lavoratrici e i lavoratori impegnati nell’assistenza alle persone hanno superato quelli dedicati ai servizi domestici tradizionali.
Nel 2025 le badanti rappresentano il 51% del totale, contro il 49% delle colf. Un dato che va ben oltre la semplice statistica e racconta un Paese nel quale cresce il numero degli anziani e aumenta la necessità di assistenza quotidiana.
L’invecchiamento della popolazione sta infatti modificando profondamente il mercato del lavoro domestico. Sempre meno famiglie cercano qualcuno che si occupi esclusivamente della casa e sempre più nuclei hanno bisogno di una presenza in grado di assistere persone anziane, malate o non autosufficienti.
È la trasformazione silenziosa del welfare familiare italiano, che continua a reggersi soprattutto sulle risorse private delle famiglie e su un esercito di lavoratrici straniere.
Colf e badanti sempre più anziane
A cambiare non è soltanto la domanda. Anche chi si occupa dell’assistenza sta invecchiando. La fascia più numerosa tra i lavoratori domestici è quella compresa tra i 55 e i 59 anni. Oltre un quarto degli addetti, il 27%, ha già superato i 60 anni, mentre i giovani sotto i 25 anni rappresentano appena l’1,6% del totale.
Un fenomeno che pone interrogativi importanti sul futuro del settore. Chi assisterà gli anziani italiani tra dieci o quindici anni se già oggi la maggioranza delle badanti si avvicina all’età della pensione? Il rischio è quello di una progressiva carenza di personale qualificato in un comparto destinato invece a diventare sempre più strategico.
L’Europa dell’Est resta il principale serbatoio di lavoratrici
Il lavoro domestico continua a mantenere una fortissima componente straniera. Il 69% delle colf e delle badanti presenti in Italia proviene infatti da altri Paesi. Il principale bacino di provenienza resta l’Europa orientale, con circa 269 mila lavoratrici e lavoratori. Sono soprattutto donne a sostenere questo comparto: rappresentano infatti l’89% del totale.
La figura della badante proveniente dalla Romania, dall’Ucraina, dalla Moldavia o da altri Paesi dell’Est continua a essere uno degli elementi fondamentali del sistema di assistenza italiano, anche se la disponibilità di manodopera appare oggi molto meno ampia rispetto al passato.
La concorrenza di altri mercati del lavoro europei e il progressivo miglioramento delle condizioni economiche in alcuni Paesi di origine hanno infatti ridotto il flusso di nuove lavoratrici.
Finito l’effetto Covid, torna a crescere il lavoro nero
Il boom registrato nel 2020 e nel 2021 era stato favorito dalle regolarizzazioni introdotte durante l’emergenza sanitaria. La pandemia aveva fatto emergere la necessità di garantire tutele e assistenza a un settore cruciale per milioni di famiglie.
Terminata quella fase, il numero dei rapporti regolari ha ripreso a diminuire. Ma la riduzione degli addetti censiti dall’Inps non coincide necessariamente con una minore presenza di colf e badanti nelle case degli italiani.
Molti osservatori ritengono che una parte consistente di questo calo si sia semplicemente spostata nell’area del lavoro nero o irregolare. Una zona opaca che continua a rappresentare una delle principali fragilità del sistema italiano dell’assistenza.
Le famiglie, schiacciate dai costi e dall’assenza di un vero welfare dedicato alla non autosufficienza, ricorrono spesso a soluzioni informali. Il risultato è un settore che continua a essere indispensabile, ma che si muove sempre più tra regolarità e sommerso.
Ed è forse proprio questa la contraddizione più evidente di un Paese che invecchia rapidamente: mentre cresce il bisogno di assistenza, diminuiscono le persone chiamate a garantirla e aumenta il rischio che una parte sempre più ampia di questo lavoro fondamentale finisca lontano da contratti, contributi e tutele.







