A Cologno Monzese la parola d’ordine sarebbe una sola: cambiare. E cambiare in fretta. Perché se fino a ieri Rete 4 era considerata il fortino televisivo della destra più identitaria, oggi ai piani alti di Mediaset qualcuno sembra deciso a riscrivere completamente la mappa del potere televisivo.
Le voci che circolano negli ambienti televisivi parlano infatti di una vera e propria operazione di “de-vannaccizzazione” dell’informazione del gruppo. Un termine brutale, forse persino eccessivo, ma che rende bene l’idea di ciò che starebbe accadendo dietro le quinte. L’obiettivo sarebbe quello di sganciare il marchio Mediaset da quelle narrazioni che negli ultimi anni hanno trovato terreno fertile nell’universo politico gravitante attorno a Roberto Vannacci e alle nuove formazioni della destra sovranista.
Il primo a finire al centro del ciclone sarebbe Mario Giordano. Il suo Fuori dal coro, da anni uno dei programmi più riconoscibili di Rete 4, sarebbe infatti tra le trasmissioni maggiormente esposte al rischio di una profonda revisione, se non addirittura di una chiusura. Non c’è nulla di ufficiale. Ma il fatto che questa ipotesi venga discussa con sempre maggiore insistenza racconta molto del clima che si respira all’interno dell’azienda.
Il caso Giordano e il programma che divide
Nel corso degli anni Fuori dal coro ha costruito una formula precisa e riconoscibile. Immigrazione, sicurezza, occupazioni abusive, degrado urbano, periferie dimenticate, rabbia sociale. Temi che hanno garantito ascolti, identità e una platea fedelissima. Ma proprio quella stessa formula oggi rischierebbe di trasformarsi in un problema.
A Mediaset qualcuno ritiene infatti che il racconto continuo di un’Italia sotto assedio abbia finito per sovrapporsi quasi perfettamente alla narrazione politica di una determinata area del centrodestra. Una coincidenza che il gruppo non sembrerebbe più disposto ad accettare.
Non è un mistero che Pier Silvio Berlusconi abbia più volte manifestato la volontà di costruire un’informazione capace di parlare a un pubblico più ampio e trasversale. Una strategia che passa inevitabilmente attraverso una revisione dei volti e dei linguaggi. Per questo motivo l’eventuale ridimensionamento di Giordano viene letto da molti osservatori come un segnale politico oltre che editoriale.
Milo Infante pronto a prendersi il prime time
Mentre qualcuno rischia di perdere spazio, qualcun altro sembra invece destinato a guadagnarne. Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Milo Infante. Il giornalista, forte del successo costruito negli ultimi anni con Ore 14, sarebbe considerato il profilo ideale per inaugurare una nuova fase dell’approfondimento Mediaset.
Cronaca, inchieste, fatti concreti, meno ideologia e più racconto. Sarebbe questa la direzione immaginata dai vertici del Biscione. L’eventuale approdo di Infante nel prime time rappresenterebbe molto più di un semplice cambio di conduzione. Sarebbe il simbolo di una nuova linea editoriale, meno urlata e più orientata ai contenuti. Una scelta che avrebbe inevitabilmente conseguenze su tutto il palinsesto.
Rete 4 cambia pelle
La rivoluzione, infatti, non riguarderebbe soltanto Fuori dal coro. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche una diversa collocazione per È sempre Cartabianca di Bianca Berlinguer, mentre continuano a circolare indiscrezioni sul possibile spostamento di Realpolitik di Tommaso Labate.
Proprio quest’ultima ipotesi viene osservata con particolare curiosità. Portare il programma nella delicata fascia della domenica sera significherebbe affidargli una responsabilità enorme e metterlo immediatamente sotto il giudizio impietoso degli ascolti. Nel frattempo restano saldi Paolo Del Debbio, Nicola Porro e Gianluigi Nuzzi, che continuano a rappresentare pilastri fondamentali dell’offerta informativa della rete.
La partita va oltre la televisione
Dietro questa riorganizzazione, però, c’è qualcosa che va ben oltre una semplice questione di palinsesti. Mediaset sembra infatti voler ridefinire il proprio ruolo nel panorama politico e culturale italiano. Un passaggio delicato che arriva mentre il centrodestra vive una fase di profonda trasformazione e mentre nuovi movimenti cercano spazio intercettando il malcontento di una parte dell’elettorato.
In questo contesto la televisione torna a essere uno strumento decisivo. E chi controlla il racconto dei fatti controlla anche una parte importante del consenso. Per questo le mosse di Pier Silvio Berlusconi vengono osservate con attenzione non soltanto dagli addetti ai lavori ma anche dai partiti. Perché se davvero a Cologno è partita la stagione della “de-vannaccizzazione”, le conseguenze potrebbero farsi sentire ben oltre gli studi televisivi.







