Cannabis light, il giudice di Brescia manda le norme del decreto Sicurezza alla Consulta: «Smentite dalla scienza»

Cannabis light

La stretta sulla cannabis light prevista dal decreto Sicurezza del 2025 finisce davanti alla Corte costituzionale. Il giudice di Brescia Luca Tringali ha infatti accolto la questione sollevata dalla difesa di Nicolò Savoldelli, titolare di due negozi a Sirmione e Desenzano del Garda, e ha disposto l’invio degli atti alla Consulta.

Al centro della vicenda c’è il divieto di detenzione e commercializzazione delle infiorescenze di canapa, introdotto dal governo equiparando di fatto la cannabis light alle sostanze stupefacenti. Una scelta che, secondo il magistrato, poggia su una «presunzione assoluta di pericolosità» smentita dalle stesse acquisizioni scientifiche già recepite dall’ordinamento.

I dubbi del giudice sulla cannabis light

Nell’ordinanza, Tringali richiama la normativa europea che individua nello 0,2 e nello 0,6 per cento le soglie di Thc, il principio responsabile degli effetti psicotropi della cannabis. Entro quei limiti, osserva il giudice, il vegetale è considerato inidoneo a produrre effetti droganti.

Proprio per questo la presunzione introdotta dal decreto Sicurezza appare, secondo il tribunale bresciano, difficilmente conciliabile con il quadro normativo e scientifico di riferimento. Sarà ora la Corte costituzionale a stabilire se le norme contestate rispettino i principi della Costituzione.

L’arresto del commerciante sul Garda

Il procedimento riguarda Savoldelli, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Nei due esercizi commerciali sarebbero stati trovati diciannove barattoli contenenti circa due chili di infiorescenze di marijuana.

L’uomo era stato poi rimesso in libertà dal giudice delle direttissime. La sua difesa, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, aveva sottolineato il carattere eccezionale del caso: «Si tratterebbe del primo arresto del titolare di un’attività commerciale che opera in piena liceità, nel rispetto della normativa civile e fiscale, con prodotti tracciati e documentati».

La Consulta deciderà sulla stretta del governo

Non è la prima volta che un tribunale italiano solleva dubbi sulle nuove norme che hanno colpito il settore della canapa a basso contenuto di Thc. Il passaggio alla Consulta potrebbe ora diventare decisivo per migliaia di attività commerciali, coltivatori e lavoratori coinvolti in un mercato che, fino alla stretta del 2025, operava sulla base di limiti quantitativi fissati anche a livello europeo.

La questione non riguarda soltanto la vendita delle infiorescenze, ma il principio stesso su cui si fonda il divieto: se un prodotto privo di concreta efficacia drogante possa essere trattato alla stregua di una sostanza stupefacente. La parola, adesso, passa ai giudici costituzionali.