Chiede 680mila euro a Pier Silvio Berlusconi, ma perde anche in Cassazione: l’ex cuoco sconfitto dopo le tensioni con Silvia Toffanin

Voleva oltre 680mila euro da Pier Silvio Berlusconi per straordinari, riposi non goduti e presunti danni psicofisici, ma alla fine non soltanto non otterrà il denaro richiesto: dovrà anche pagare le spese legali dell’ultimo giudizio. Si chiude con una nuova sconfitta per Giacomo Canale, ex cuoco e tuttofare dell’amministratore delegato di Mediaset, la lunga battaglia giudiziaria che lo ha contrapposto al suo precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso dell’ex dipendente, confermando la decisione della Corte d’Appello di Genova e mettendo fine a una controversia che aveva attirato l’attenzione anche per il coinvolgimento, nelle vicende che precedettero la fine del rapporto professionale, di Silvia Toffanin, compagna di Berlusconi.

L’ordinanza, pubblicata il 29 ottobre 2026, respinge tutti e cinque i motivi presentati da Canale. La Suprema Corte ne ha dichiarati quattro inammissibili e uno infondato, lasciando così intatta la decisione dei giudici genovesi, che avevano già escluso il diritto dell’ex cuoco a ricevere le somme richieste.

Le richieste da 680mila euro e la battaglia contro Berlusconi

La controversia nasce dalle rivendicazioni economiche avanzate da Giacomo Canale dopo la conclusione del rapporto di lavoro con Pier Silvio Berlusconi. L’ex dipendente, che aveva svolto mansioni di cuoco e tuttofare, sosteneva di aver maturato compensi non corrisposti per prestazioni straordinarie e giornate di riposo non godute, chiedendo inoltre il risarcimento di presunti danni psicofisici.

Il valore complessivo delle pretese superava i 680mila euro, una cifra considerevole che ha accompagnato l’intera vicenda giudiziaria, dal primo grado fino all’ultimo ricorso davanti alla Cassazione.

Il rapporto professionale si era interrotto dopo alcune osservazioni di Silvia Toffanin sull’operato del dipendente. Un particolare che aveva contribuito a richiamare l’attenzione sulla controversia, trasformando una vertenza di lavoro in una vicenda che coinvolgeva indirettamente anche uno dei volti più conosciuti della televisione italiana.

Sul piano giudiziario, tuttavia, il confronto si è concentrato sulle condizioni effettive del rapporto di lavoro, sull’organizzazione dei turni e sulla fondatezza delle richieste economiche.

La testimonianza dell’ex cuoco che ha pesato sulla decisione

Uno degli elementi più significativi riguarda proprio le dichiarazioni rese da Canale durante il procedimento. Dalla ricostruzione dei giudici è emerso che, per gran parte del rapporto professionale, l’ex cuoco lavorava soltanto quattro giorni alla settimana, dal giovedì alla domenica.

Negli altri tre giorni, infatti, un’altra cuoca si occupava del servizio, garantendo un’alternanza che i magistrati hanno ritenuto compatibile con il regolare godimento dei riposi.

La circostanza ha assunto particolare importanza nella valutazione delle richieste relative alle giornate di riposo che Canale sosteneva di non aver potuto utilizzare. L’organizzazione settimanale del lavoro, secondo quanto hanno accertato i giudici di merito, non confermava le rivendicazioni economiche dell’ex dipendente.

Un secondo elemento ha riguardato la struttura della retribuzione. I magistrati hanno rilevato che lo stipendio comprendeva già un’indennità forfettaria destinata a compensare straordinari e mancati riposi, circostanza che ha ulteriormente indebolito le pretese avanzate nella causa.

La Cassazione non ha quindi individuato ragioni per modificare l’esito del giudizio d’appello, respingendo integralmente l’ultimo tentativo dell’ex cuoco di ottenere il riconoscimento delle somme reclamate.

Quattro sconfitte giudiziarie e altri 4.500 euro di spese legali

Il pronunciamento della Suprema Corte chiude una vicenda nella quale Giacomo Canale non è riuscito a ottenere il riconoscimento delle proprie richieste economiche in nessuno dei gradi di giudizio.

Il Tribunale aveva respinto le sue pretese, la Corte d’Appello di Genova aveva confermato la decisione e la Cassazione ha ora rigettato il ricorso. Anche un ulteriore procedimento per revocazione si era concluso sfavorevolmente per l’ex dipendente.

Alla mancata corresponsione dei 680mila euro si aggiunge l’obbligo di sostenere le spese legali dell’ultimo giudizio. La Cassazione ha infatti condannato Canale al pagamento di 4.500 euro, oltre agli esborsi e agli accessori previsti dalla legge.

La decisione rende definitiva la sconfitta giudiziaria dell’ex cuoco, che aveva tentato attraverso diversi procedimenti di ottenere il riconoscimento dei compensi e dei risarcimenti richiesti.

I soldi delle spese legali andranno in beneficenza a Viareggio

La vicenda presenta anche un risvolto particolare che riguarda la destinazione delle somme recuperate attraverso le condanne alle spese legali.

Secondo quanto emerge dalle informazioni disponibili, tutti gli importi recuperati a questo titolo, non soltanto quelli relativi all’ultima ordinanza della Cassazione ma anche quelli derivanti dai precedenti procedimenti, saranno devoluti interamente in beneficenza.

I destinatari saranno alcune associazioni del territorio di Viareggio, la città in cui risiede proprio Giacomo Canale.

La scelta riguarda quindi le somme che l’ex dipendente dovrà versare in conseguenza delle decisioni giudiziarie, trasformando il recupero delle spese sostenute durante la controversia in un contributo destinato alle realtà associative locali.