Trump mette al bando Almasri per torture e persecuzioni contro i cristiani. E le opposizioni attaccano Meloni: «Lo avete aiutato»

Almasri fu rimpatriato in Libia con un volo di Stato

Donald Trump mette al bando Osama Almasri Najeem, l’ex generale libico che il governo di Giorgia Meloni rimpatriò nel gennaio 2025 con un volo di Stato, nonostante il mandato d’arresto della Corte penale internazionale. Le accuse che hanno spinto Washington a vietargli l’ingresso negli Stati Uniti sono pesantissime: torture, violazioni dei diritti umani e persecuzioni contro i cristiani e le minoranze religiose. Una decisione che riporta al centro della politica italiana uno dei casi giudiziari e diplomatici più controversi del governo Meloni, offrendo alle opposizioni un nuovo argomento per contestare la gestione della vicenda.

Il dipartimento di Stato americano, guidato da Marco Rubio, ha inserito Almasri e sua moglie nell’elenco delle persone che non possono entrare negli Stati Uniti, indicando nell’ex comandante libico «un pericolo per la popolazione libica e per quella degli Stati Uniti». Washington gli attribuisce inoltre «persecuzioni nei confronti di cristiani e membri di altri gruppi minoritari», accompagnando il provvedimento con una dichiarazione particolarmente esplicita: «L’amministrazione Trump non tollererà alcuna forma di violenza contro i cristiani o i membri di altre minoranze religiose».

La decisione americana arriva dopo la condanna che il tribunale di Tripoli ha inflitto ad Almasri nel giugno 2026: sette anni e quattro mesi di carcere per violazione dei diritti dei detenuti. Un precedente giudiziario che si aggiunge alle contestazioni internazionali e riaccende gli interrogativi sulla scelta italiana di riportarlo in Libia.

Il caso Almasri e il volo di Stato che ha travolto il governo Meloni

La vicenda risale al gennaio 2025, quando le autorità italiane fermarono Almasri mentre la Corte penale internazionale ne chiedeva l’arresto per gravi crimini commessi in Libia. Il governo italiano decise successivamente di rimpatriarlo, mettendo a disposizione un aereo di Stato.

La scelta provocò uno scontro politico e giudiziario che coinvolse direttamente Palazzo Chigi. La magistratura avviò un’indagine per favoreggiamento che interessò Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Al centro della controversia finirono le ragioni del mancato trasferimento dell’ex comandante alla giustizia internazionale e le responsabilità delle autorità italiane nella gestione della richiesta della Corte penale internazionale.

La messa al bando decisa dagli Stati Uniti non equivale a una sentenza sui comportamenti del governo italiano, ma aggiunge un elemento politico alla controversia. L’amministrazione Trump considera Almasri una persona da escludere dal territorio americano per le violazioni dei diritti umani che gli attribuisce, mentre l’Italia aveva scelto di riportarlo nel suo Paese anziché consegnarlo alla Corte dell’Aia.

Fratoianni all’attacco: «Perfino Trump sanziona il miliziano libico»

Tra i primi a reagire alla decisione americana figura Nicola Fratoianni, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che sottolinea la contraddizione politica tra la posizione di Washington e quella assunta dal governo italiano nel 2025.

«Perfino l’amministrazione Trump sanziona il miliziano libico», osserva Fratoianni, prima di rivolgere un attacco diretto agli esponenti dell’esecutivo coinvolti nella vicenda: «Nel globo terracqueo ad averlo aiutato rimangono solo Nordio, Piantedosi e Mantovano».

La dichiarazione punta a mettere in difficoltà la maggioranza proprio sul terreno dei rapporti con gli Stati Uniti. Il provvedimento americano, infatti, arriva da un’amministrazione con la quale Giorgia Meloni ha costruito un rapporto politico privilegiato, rendendo particolarmente significativo il contrasto tra le due decisioni.

Il Pd chiede spiegazioni a Meloni: «Ha scelto di stare dalla parte di un torturatore»

Anche il Partito democratico torna a chiedere alla presidente del Consiglio di riferire in Parlamento sulle ragioni del rimpatrio di Almasri.

Il deputato Piero De Luca utilizza la decisione americana per contestare duramente la condotta dell’esecutivo: «Meloni ha scavalcato financo Trump nel calpestare la legalità internazionale. Sarebbe tempo di venire in Aula a spiegare al Paese perché ha scelto di stare dalla parte di un torturatore».

L’intervento riporta l’attenzione sulla responsabilità politica della scelta compiuta nel gennaio 2025 e sul rapporto tra le decisioni del governo italiano e gli obblighi di cooperazione con la giustizia internazionale.

Per i democratici, il provvedimento del dipartimento di Stato rafforza la richiesta di chiarimenti, soprattutto alla luce della condanna che il tribunale di Tripoli ha pronunciato contro l’ex comandante libico.

Il Movimento 5 Stelle: «Uno dei capitoli più bui del governo della destra»

Il Movimento 5 Stelle insiste sul confronto tra l’atteggiamento dell’amministrazione americana e quello del governo Meloni. Il parlamentare Luca Pirondini richiama il fatto che perfino Trump, «uno per il quale i diritti umani non sono esattamente al primo posto», abbia deciso di adottare un provvedimento contro Almasri.

Pirondini definisce il rimpatrio dell’ex generale libico «uno scandalo che si dimostra uno dei capitoli più bui dei quattro anni horror di governo della destra».

L’attacco si concentra sulla scelta politica dell’esecutivo italiano e sulle conseguenze che la vicenda ha avuto nei rapporti con la Corte penale internazionale. Il nuovo intervento americano offre ai Cinque Stelle l’occasione per rilanciare una contestazione che aveva già accompagnato le polemiche sul volo di Stato e sulle responsabilità dei ministri coinvolti.

Magi rilancia il codice dei crimini internazionali e accusa Palazzo Chigi

Una posizione diversa, concentrata soprattutto sulle conseguenze legislative del caso, arriva da Riccardo Magi, esponente di +Europa, che chiede di rafforzare gli strumenti italiani di cooperazione con la giustizia internazionale.

«Il centrosinistra al governo dovrà approvare il codice dei crimini internazionali che Palazzo Chigi ha bloccato, indebolendo la Cpi. Noi non possiamo stare dietro agli umori di Trump, ma lavorare per rafforzare il diritto internazionale e il ruolo della Corte».

Magi collega quindi la vicenda Almasri alla necessità di dotare l’ordinamento italiano di una disciplina più completa sui crimini internazionali, evitando che la collaborazione con la Corte penale internazionale dipenda dalle scelte politiche dei singoli governi.

Il provvedimento americano e le reazioni delle opposizioni riportano così al centro del confronto parlamentare una questione rimasta aperta dal gennaio 2025: le ragioni per cui l’Italia decise di rimpatriare un uomo che la giustizia internazionale ricercava e che le autorità statunitensi considerano un pericolo per la sicurezza e per i diritti delle minoranze religiose.