Campo largo, la promessa dei 10 euro l’ora per conquistare gli elettori. Ma su patrimoniale, Ucraina e cittadinanza è già scontro tra alleati

Campo largo con Fratoianni, Schlein, Conte, Bonell

Il salario minimo a 10 euro l’ora potrebbe diventare il primo grande impegno elettorale del campo largo, ma per trasformare l’alleanza delle opposizioni in una coalizione capace di governare servirà molto più di un accordo sugli stipendi. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e centristi preparano un programma comune che punta a mettere il lavoro e la questione sociale al centro della sfida al centrodestra. Sul tavolo, però, restano divergenze tutt’altro che marginali: dalla patrimoniale agli aiuti militari all’Ucraina, dal Reddito di cittadinanza alla giustizia, fino alle regole per concedere la cittadinanza agli stranieri.

Il calendario prevede l’avvio dei tavoli tematici nella prima settimana di novembre 2026, con confronti destinati a proseguire per tutto il mese. I rappresentanti dei partiti partiranno dalle proposte che le opposizioni hanno già sottoscritto in Parlamento, evitando di costruire un programma completamente nuovo. Una scelta che risponde anche a una precisa esigenza politica: presentare agli elettori impegni credibili e coerenti con quattro anni di opposizione.

Il tesoriere del Pd Michele Fina ha sintetizzato il problema con una domanda che rischia di accompagnare tutta la trattativa: «Se l’elettore all’improvviso si trova nella piattaforma comune idee inedite, ci può dire: ma scusate, perché non l’avete proposto in questi quattro anni di opposizione?».

Salario minimo a 10 euro: la prima bandiera del campo largo

Il punto di partenza sarà il salario minimo, una delle poche battaglie che negli ultimi anni hanno permesso alle opposizioni di presentarsi unite. Nel 2023 Pd, M5S, Avs, +Europa e persino Azione avevano sottoscritto una proposta di legge che fissava la retribuzione minima a 9 euro lordi all’ora, prevedendo aggiornamenti periodici per adeguarla all’andamento dei prezzi.

Tre anni di inflazione hanno però cambiato i calcoli. La nuova proposta dovrebbe portare la soglia intorno ai 10 euro lordi all’ora, trasformandola in uno dei pilastri del programma elettorale progressista.

Il deputato democratico Arturo Scotto ha spiegato che gli uffici del Pd hanno già individuato una soglia aggiornata: «I nostri uffici hanno calcolato la necessità di un adeguamento almeno a 9,61 all’ora, da arrotondare». Il partito intende tradurre questa indicazione in un emendamento alla legge di iniziativa popolare all’esame della commissione Lavoro della Camera.

Anche il Movimento 5 Stelle sostiene l’aumento. Il deputato Dario Carotenuto ha chiarito che «la somma andrà sicuramente rivista al rialzo anche al tavolo del programma», in linea con la proposta di un salario minimo indicizzato contenuta nel progetto politico Nova.

La novità riguarda Italia Viva, che nel 2023 non aveva sottoscritto il provvedimento. Il partito ha però aderito alla risoluzione comune sulla politica economica presentata in Parlamento a metà ottobre, accettando il principio di una retribuzione minima da affiancare ai contratti collettivi nazionali. Un’apertura che potrebbe facilitare il primo accordo concreto tra tutte le componenti della coalizione.

Settimana lavorativa di 32 ore e congedi pagati al 100%

Il capitolo lavoro non si esaurisce con gli stipendi. Pd, M5S e Avs intendono rilanciare anche la riduzione dell’orario settimanale a 32 ore senza tagli alla retribuzione, una proposta che i leader delle tre forze politiche hanno già sottoscritto.

L’obiettivo consiste nel distribuire diversamente il tempo di lavoro, migliorando l’equilibrio tra vita privata e professionale senza penalizzare economicamente i dipendenti. La misura richiederà comunque un confronto sulle modalità di applicazione e sui costi per le imprese.

Un altro punto comune riguarda il congedo parentale obbligatorio, individuale e non trasferibile per ciascun genitore, con una retribuzione pari al 100% dello stipendio. La proposta punta a ridurre le disparità tra maternità e paternità, favorendo una distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari.

Molto più complicata appare invece la trattativa sul Reddito di cittadinanza. Giuseppe Conte considera il ripristino della misura una priorità del Movimento 5 Stelle, mentre Italia Viva ha sempre espresso una posizione contraria. Il confronto dovrà stabilire se esista lo spazio per una soluzione condivisa o se il tema finirà per alimentare nuove tensioni tra gli alleati.

Casa, sanità e scuola: le promesse che richiedono miliardi

Sul fronte abitativo le opposizioni condividono l’intenzione di aumentare l’offerta di alloggi popolari, recuperare gli immobili inutilizzati e garantire finanziamenti stabili ai fondi destinati al sostegno degli affitti e alla morosità incolpevole. Mancano però ancora i dettagli operativi e, soprattutto, le risorse necessarie a trasformare gli obiettivi in interventi concreti.

Per la sanità, la risoluzione economica comune propone di «incrementare il livello della spesa sanitaria allineandola progressivamente alla media Ue». Il progetto prevede di portare la quota italiana dall’attuale 6,6% del Pil ad almeno il 6,8%, con un incremento stimato di circa 4,4 miliardi di euro all’anno.

Anche la scuola occupa un posto importante nel programma. I partiti intendono estendere il tempo pieno nelle primarie e, parzialmente, nelle secondarie, ampliando l’offerta educativa e i servizi per le famiglie.

Resta il problema delle coperture finanziarie. Un dirigente democratico ha commentato ironicamente l’ambizione delle proposte osservando che «il documento dei 21 punti costa quanto il bilancio di tutta l’Unione europea». Una battuta che fotografa la distanza tra le intenzioni politiche e la necessità di individuare risorse compatibili con i conti pubblici.

Energia e ambiente: 14,4 miliardi per ridurre la dipendenza dal gas

La strategia ambientale del centrosinistra punta a utilizzare i 14,4 miliardi di euro di flessibilità concessi dall’Unione europea per il biennio 2027-2028 per finanziare interventi di riqualificazione energetica e sostenere la transizione ecologica.

Le priorità comprendono il miglioramento dell’efficienza degli edifici pubblici e delle case popolari, gli incentivi alle imprese per ridurre il consumo di gas e il potenziamento del trasporto pubblico.

Una parte delle risorse dovrebbe inoltre rafforzare il Conto termico, il sistema di incentivi destinato a rendere gli immobili meno energivori. La sfida sarà conciliare le ambizioni ambientaliste di Avs con le esigenze economiche e industriali delle altre forze politiche.

Patrimoniale, extraprofitti e agevolazioni per i giovani

La politica fiscale rischia di trasformarsi in uno dei terreni più delicati del confronto. I ventuno punti della risoluzione comune prevedono una riforma della tassazione sulle imprese che tenga conto dei profitti straordinari generati da circostanze eccezionali, aprendo quindi alla possibilità di intervenire sugli extraprofitti.

Il documento, però, non contiene un riferimento esplicito alla patrimoniale, una misura che Alleanza Verdi e Sinistra continua a sostenere e che il Movimento 5 Stelle guarda con scarso entusiasmo. La distanza tra le posizioni potrebbe diventare un ostacolo nella definizione del programma fiscale.

Più semplice, almeno sulla carta, il confronto sulle politiche per i giovani. Italia Viva sostiene una start tax, un sistema di tassazione agevolata per chi entra nel mercato del lavoro, mentre il Pd propone una legge sul diritto a restare, con incentivi salariali, sostegni all’occupazione e agevolazioni abitative per contrastare l’emigrazione dalle aree interne, soprattutto nel Mezzogiorno.

Il deputato democratico Marco Sarracino ha già presentato alla Camera una proposta che affronta questo problema, offrendo alla coalizione una base parlamentare da cui partire.

Ucraina e giustizia: le divisioni che rischiano di spaccare l’alleanza

Se sulle questioni economiche il campo largo può contare su numerose proposte condivise, la politica estera presenta una frattura molto più profonda. Il Pd sostiene gli aiuti militari all’Ucraina, mentre Movimento 5 Stelle e Avs si oppongono alla prosecuzione delle forniture di armi a Kiev.

La divergenza riguarda una scelta strategica fondamentale e non soltanto un dettaglio programmatico. I tavoli dovranno trovare una formulazione capace di tenere insieme orientamenti che, fino a questo momento, hanno prodotto voti e posizioni differenti.

Anche la giustizia promette un confronto difficile. Il Movimento 5 Stelle vuole reintrodurre il reato di abuso d’ufficio, come ha ribadito nel progetto Nova. Italia Viva, al contrario, ha votato insieme al centrodestra per abolirlo, una scelta che ha incontrato il favore anche di numerosi amministratori locali democratici.

La questione coinvolge direttamente il rapporto tra controllo della pubblica amministrazione, responsabilità degli amministratori e tutela della legalità, rendendo complicata una mediazione che soddisfi tutte le componenti della coalizione.

Ius soli o ius scholae? Anche la cittadinanza divide Pd e Cinque Stelle

Sui diritti civili il campo progressista parte da alcune convergenze importanti. Le forze politiche condividono l’obiettivo di introdurre il matrimonio egualitario e una legge contro l’omotransfobia, due temi che potrebbero entrare nel programma senza particolari difficoltà.

La situazione cambia quando il confronto arriva alla cittadinanza per i figli degli stranieri.

Il Partito democratico sostiene lo ius soli, mentre il Movimento 5 Stelle preferisce una versione particolarmente restrittiva dello ius scholae, che richiede almeno cinque anni di frequenza scolastica in Italia per chi nasce nel Paese o vi arriva entro i dodici anni.

Due impostazioni diverse che riflettono sensibilità politiche differenti e che costringeranno gli alleati a cercare un compromesso.

La costruzione del programma procede intanto parallelamente alla discussione sulle primarie per scegliere il candidato alla guida della coalizione. Conte punta a una consultazione all’inizio di febbraio 2027, mentre i partiti devono ancora sciogliere alcuni interrogativi sulle modalità del voto, compresa l’eventuale introduzione di un doppio turno.