Garlasco, Cassese e i rapporti con la famiglia Sempio-Adami: dai GPS ai verbali, tutti i dubbi sollevati da Luigi Grimaldi

Nel delitto di Garlasco, l’attenzione torna ancora una volta sui primi investigatori e sulle procedure seguite dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Luigi Grimaldi riapre ora il capitolo dei rapporti tra Gennaro Cassese, all’epoca comandante della Compagnia dei carabinieri di Vigevano, e la famiglia Sempio-Adami. Lo fa recuperando vecchie sommarie informazioni testimoniali, denunce e documenti che sollevano interrogativi sulla posizione dell’ufficiale.

Cassese risulta indagato dalla Procura di Pavia per false informazioni ai pubblici ministeri. L’inchiesta riguarda le dichiarazioni rese durante un interrogatorio sul verbale di Andrea Sempio del 4 ottobre 2008, nel quale non comparvero né il malore accusato dal giovane né alcuni passaggi relativi allo scontrino del parcheggio di Vigevano. Di fronte alle domande dei magistrati, l’ex comandante ha ripetuto più volte di non ricordare. Il suo difensore respinge le contestazioni.

Grimaldi sostiene però che il rapporto tra Cassese e alcuni parenti di Sempio meriti un approfondimento ulteriore. Le carte citate non dimostrano un intervento dell’ufficiale a favore dell’attuale indagato, ma descrivono una frequentazione personale che potrebbe diventare rilevante nella valutazione della sua imparzialità.

Cassese, Silvia Sempio e il caso dei GPS sull’auto di Amilcare Adami

Al centro della ricostruzione compaiono Silvia Sempio, zia paterna di Andrea, e il marito Amilcare Adami. Nel 2011 la donna venne ascoltata due volte da Cassese in relazione ad alcuni dispositivi GPS rinvenuti sull’automobile del coniuge.

Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni riprese da Grimaldi, uno dei localizzatori sarebbe stato scoperto mentre Cassese viaggiava sulla vettura insieme ad Adami. L’ufficiale avrebbe inizialmente sospettato che qualcuno intendesse controllare proprio i suoi spostamenti e avrebbe sollecitato la segnalazione dell’accaduto.

Il punto contestato riguarda il doppio ruolo assunto dal comandante: Cassese avrebbe partecipato personalmente alla vicenda e, contemporaneamente, raccolto le dichiarazioni della donna. Grimaldi ritiene che avrebbe dovuto astenersi e affidare gli accertamenti ad altri militari. Le SIT documentano certamente il rapporto tra le persone coinvolte; non provano però, da sole, un collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi o un favore concesso ad Andrea Sempio.

I dubbi sulla custodia del computer di Chiara Poggi

La ricostruzione torna poi sulla gestione dei reperti informatici. Nel verbale del 13 agosto 2007 il computer fisso di Chiara non comparirebbe tra i beni sequestrati. Un successivo documento firmato da Cassese e dal colonnello Angelo Sangiuliano ne attesterebbe tuttavia la presenza nella caserma di Vigevano già alle 12 del 14 agosto, mentre la rimozione dei sigilli della villetta risulterebbe verbalizzata un’ora dopo.

Se gli orari riportati nei documenti sono corretti, resta da chiarire quando e con quale atto il computer lasciò via Pascoli. Nei giorni precedenti alla consegna al RIS, inoltre, qualcuno avrebbe acceso e consultato il dispositivo senza produrre una relazione tecnica capace di ricostruire ogni operazione.

Un problema analogo riguarda la chiavetta USB attribuita a Chiara. Secondo Grimaldi, il 14 agosto 2007 il sistema modificò i metadati di 925 file, nonostante il supporto risultasse ancora nella villetta. Questo dato non significa necessariamente che qualcuno abbia manipolato volontariamente i contenuti: persino l’apertura di cartelle, l’indicizzazione automatica o un controllo antivirus possono cambiare date e informazioni tecniche. Per stabilire che cosa accadde serve quindi una perizia completa, non il solo numero dei file interessati.

L’intercettazione tra Sempio e Lovati resta un nodo giuridico

Bugalalla Crime ha affrontato anche la registrazione nella quale Andrea Sempio, parlando in automobile con Massimo Lovati, sostiene di non frequentare Vigevano e di non conoscerne bene le strade. Secondo la ricostruzione proposta dal canale, in quel momento Lovati non aveva ancora depositato formalmente la nomina come difensore e la conversazione poteva quindi essere acquisita.

La questione, tuttavia, non si risolve automaticamente verificando la data del mandato. La tutela delle comunicazioni tra avvocato e assistito dipende anche dalla natura professionale del rapporto e dal contenuto del colloquio. Spetterà dunque ai magistrati, ed eventualmente al giudice, stabilire se quella registrazione sia utilizzabile e in quale misura.

Il quadro che emerge contiene anomalie documentali, rapporti personali e procedure investigative sulle quali la Procura può legittimamente cercare risposte. Non consente però di affermare che Cassese abbia protetto Andrea Sempio o alterato intenzionalmente i reperti. L’ex ufficiale resta indagato per false informazioni ai pm, mentre Sempio continua a proclamarsi innocente. Alberto Stasi rimane l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.