Si addensano nubi sempre più fitte sul futuro di Gianni Infantino alla guida della FIFA. Nuovi retroscena emersi dall’inchiesta del quotidiano britannico Telegraph stanno travolgendo la reputazione del numero uno del calcio mondiale, riaccendendo i riflettori sul periodo in cui ricopriva il ruolo di segretario generale dell’UEFA (2009-2016) sotto la presidenza di Michel Platini.
La presunta relazione extraconiugale
Al centro dello scandalo c’è una presunta relazione extraconiugale che Infantino avrebbe intrattenuto con una dipendente amministrativa del massimo organismo calcistico europeo. Secondo i documenti rivelati dal quotidiano inglese, durante il periodo della relazione la donna avrebbe ottenuto un repentino scatto di carriera, passando da mansioni esecutive a un ruolo dirigenziale con un aumento di stipendio di 25mila sterline all’anno (circa 30mila euro).
Una buonuscita fuori dal comune
Il capitolo più controverso risale però alla fine del 2011, quando la dipendente ha rassegnato improvvisamente le dimissioni. In quell’occasione sarebbe stato siglato un accordo di riservatezza accompagnato da una buonuscita fuori dal comune: 150mila sterline (oltre 175mila euro), a cui si sono aggiunti il pagamento integrale di un prestigioso MBA e l’inserimento garantito all’interno di un’altra nota organizzazione sportiva internazionale. Informato dei fatti, l’allora presidente Michel Platini pretese le dimissioni immediate di uno dei due per tutelare l’immagine dell’istituzione, spingendo per l’uscita di scena della donna.
L’ombra del “complotto” ai danni di Platini
La vicenda riapre una ferita mai rimarginata per Michel Platini. L’ex campione francese, infatti, sospetta che le tensioni nate in quella circostanza abbiano dato il via alle manovre che portarono alla sua squalifica da parte del TAS (Il Tribunale arbitrale per lo Sport di Losanna) e alla successiva estromissione dalla corsa alla presidenza FIFA. Assolto per due volte dalla giustizia penale svizzera dall’accusa di aver intascato illecitamente 2,5 milioni di euro da Joseph Blatter, lo scorso giugno Platini ha presentato a Parigi una denuncia penale contro Infantino e altri cinque funzionari elvetici per aver ordito un vero e proprio complotto ai suoi danni.
Mentre da Zurigo si difende l’operato del presidente, le segnalazioni al Comitato Etico della FIFA continuano ad accumularsi. Tra le contestazioni più recenti figurano anche scelte fortemente politicizzate, come la creazione e l’assegnazione ad hoc del “FIFA Peace Prize” a Donald Trump, o le controverse ingerenze regolamentari durante i Mondiali per cancellare la squalifica dell’attaccante statunitense Balogun prima degli ottavi di finale.
La spaccatura politica: sfiduciato da tre Confederazioni
A complicare definitivamente il quadro è una lettera congiunta firmata da UEFA, AFC e Concacaf (le confederazioni di Europa, Asia e Nord-Centro America). Nel documento, le tre istituzioni richiamano Infantino ai valori fondanti dello sport, sottolineando che «la leadership nel calcio non è un possedimento o una pretesa di potere, ma un dovere di servizio» e che «quando la fiducia viene infranta dall’inganno, quel dovere viene tradito».
La presa di posizione ha un peso politico devastante: a sottoscrivere il testo sono ben 142 federazioni sulle 211 totali affiliate alla FIFA. Senza più la maggioranza del governo del calcio, il mandato di Gianni Infantino appare compromesso, rendendo concreta l’ipotesi di dimissioni anticipate prima delle prossime elezioni presidenziali.







