Bagno di folla per Renzi alla festa Pd, tra stoccate e cappelletti

Matteo Renzi e il presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale

I numeri non sono più quelli monumentali del 2016, quando oltre mille persone stipavano la platea prima del referendum costituzionale, ma il richiamo di Matteo Renzi riesce ancora a riempire la Festa di Villalunga di Casalgrande (Reggio Emilia). Al Parco Secchia, al netto del caldo asfissiante, la risposta del pubblico ha sorpreso gli organizzatori: posti a sedere esauriti e centinaia di persone ammassate ai lati degli stand gastronomici per seguire il dibattito.

L’appuntamento, inserito nella tappa del podcast ‘Nessuno vuole essere Robin’ ideato dall’onorevole PD Andrea Rossi e moderato da Susanna Ferrari di Telereggio, ha visto salire sul palco in perfetto sincrono il leader di Italia Viva e il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale.

Clima teso tra i volontari e retroscena d’addio

L’arrivo al Parco Secchia ha evidenziato due stili opposti: De Pascale è giunto con largo anticipo per il tradizionale giro tra i volontari e le cucine della festa, mentre Renzi si è presentato solo all’ultimo secondo, accompagnato dal presidente dem Stefano Bonaccini, dopo la diretta televisiva su In Onda. Un’assenza tra i fornelli che potrebbe essere legata a un certo malumore dei volontari di sinistra verso l’ex segretario dem.

A mettere il dito nella piaga è stato lo stesso De Pascale dal palco: «Elly Schlein è andata via dal PD quando Matteo era segretario, ora lui ha fatto la stessa cosa qualche anno dopo. Tanti volontari delle nostre feste non sono felici quando qualcuno se ne va dal partito, e io mi sono arrabbiato entrambe le volte». Renzi ha incassato l’affondo rispolverando la sua nota verve, concedendosi un ricordo affettuoso di Giorgio Rossi, storico volontario e padre dell’onorevole Andrea, scomparso a marzo: «So che se ci fosse stato ancora mi avrebbe cazziato per essere uscito dal PD».

Economia, imprese e la stoccata al Governo

Nonostante le diverse traiettorie politiche, tra i due relatori l’intesa su economia e territorio è apparsa solida. Stimolato sui rischi della transizione ecologica per il distretto ceramico emiliano, De Pascale ha rivendicato con forza la concretezza locale: «La Co2 non si combatte azzoppando le nostre imprese. Se l’Europa ci impone la tassa sugli ETS (Emissions Trading System:  è il sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE, ndr) che paesi come Turchia e India non pagano, rischiamo di chiudere le fabbriche e sostituire posti di lavoro qualificati da 1.900 euro con la logistica da 1.100».

Accorato l’assist di Renzi, che ha rincarato la dose battendo un chiodo a lui caro: «Stare vicini alle imprese non significa stare dalla parte dei padroni. Meloni fa slogan, ma chi distribuisce gli utili ai lavoratori andrebbe detassato. Gli ETS sono solo un balzello da 40 miliardi che danneggia le eccellenze sanamente competitive».

Sul fronte della politica estera e nazionale non sono mancate le battute sferzanti. De Pascale ha strappato una risata alla platea affermando che l’attuale governo «sulla politica estera riesce a farci rimpiangere persino Berlusconi», con Renzi pronto a citare il celebre appunto lasciato dal Cavaliere su Giorgia Meloni («Arrogante e supponente»).

Contestazioni, bagni di folla e la cena finale

I momenti di tensione non sono mancati. Quando Renzi ha difeso a spada tratta il Jobs Act sostendo che «non ha distrutto il lavoro», una giovane dalla platea gli ha urlato contro la sua contrarietà. L’ex premier si è poi fermato a fine serata per un serrato ma civile confronto a quattr’occhi con la ragazza.

A dibattito chiuso, attorno al leader di Italia Viva si è scatenata la calca tra richieste di selfie, abbracci e qualche grido di protesta («Senza Calenda non si vince!»). Renzi non si è sottratto al bagno di folla, regalando anche un bacio sulla guancia a un’anziana sostenitrice.

La lunga serata a Villalunga si è chiusa infine nel segno della tradizione emiliana: una cena ufficiale allo stand La Preda, condotto dal venticinquenne Andrea Grimaldi e dalla sua squadra di 50 giovani volontari, tra piatti di cappelletti e polenta fritta.