Garlasco, De Rensis attacca le nuove indagini su Sempio: «Tutta Italia sa cos’è lo scontrino, Cassese no?»

Antonio De Rensis

Antonio De Rensis torna a colpire uno dei punti più delicati della nuova indagine sul delitto di Garlasco: lo scontrino del parcheggio di Vigevano, il ticket che nel 2008 contribuì a sostenere l’alibi di Andrea Sempio, oggi unico indagato nel nuovo filone sull’omicidio di Chiara Poggi. L’avvocato di Alberto Stasi, ospite di Zona Bianca, usa toni durissimi e punta il dito contro le incertezze emerse nella deposizione di Gennaro Cassese, ex comandante della stazione dei carabinieri di Vigevano e tra i militari che ascoltarono Sempio nelle prime fasi dell’indagine.

«Tutta Italia sa cos’è lo scontrino»

Il passaggio centrale riguarda proprio il famoso scontrino. De Rensis insiste su un dato che, a suo giudizio, non può essere derubricato a semplice vuoto di memoria. «Tutta Italia sa cos’è lo scontrino di Garlasco. Possibile che Cassese di fronte ai magistrati non ricordasse cos’è? Lui che ha sentito Sempio», afferma il penalista, contestando la difficoltà del carabiniere a ricostruire uno degli elementi più discussi dell’alibi dell’attuale indagato.

Il riferimento è alla deposizione di Cassese e ai dubbi emersi sui verbali del 4 ottobre 2008, quando vennero ascoltati Andrea Sempio e Alessandro Biasibetti nella stessa caserma di Vigevano. Proprio su quegli atti, come già emerso, si concentrano alcuni interrogativi legati agli orari delle verbalizzazioni e alla gestione del ticket del parcheggio. Per De Rensis, il punto non riguarda soltanto il ricordo personale dell’ex comandante, ma la qualità degli accertamenti svolti all’epoca.

«Parliamo di indagini fatte bene»

L’avvocato di Stasi allarga quindi il discorso all’intera nuova indagine. «Facciamoci qualche domanda, arrendiamoci di fronte all’evidenza. E parliamo di indagini fatte bene», dice in trasmissione. Poi aggiunge: «Non è importante se sono stati fatti gli accertamenti, ma se sono stati fatti bene. Lo scopriremo alla fine dell’indagine».

È una frase che va letta dentro la strategia difensiva di Stasi. Da un lato la difesa lavora alla revisione della condanna definitiva, dall’altro osserva con attenzione il nuovo filone su Andrea Sempio, perché ogni elemento capace di mettere in discussione la ricostruzione originaria del delitto può diventare rilevante anche nel percorso davanti alla Procura Generale e, eventualmente, alla Corte d’Appello di Brescia.

I video intimi e la revisione del processo

Durante la puntata si è parlato anche dei video intimi di Chiara Poggi rinvenuti nei dispositivi della vittima. Secondo una delle ipotesi investigative, quei contenuti potrebbero essere passati da Marco Poggi ad Andrea Sempio e avrebbero avuto un possibile ruolo nella ricostruzione del movente. De Rensis sembra inizialmente alludere alla possibilità che Alberto Stasi sappia qualcosa, poi chiarisce subito: «Alberto non sa assolutamente niente. Io stavo riflettendo ma Alberto non sa un fico secco, ha altre cose a cui pensare, tra cui la revisione che stiamo preparando. Alberto non fa l’investigatore».

Le nuove indagini su Sempio poggiano su diversi elementi, tra cui il presunto movente legato alla visione dei video, il DNA maschile rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, l’impronta 33 lasciata da una mano sporca di sangue vicino al corpo e alcuni accertamenti sulle calzature. Ma il quadro resta ancora in fase investigativa e la posizione dell’indagato dovrà essere valutata dagli inquirenti.

La provocazione di De Rensis, però, riporta l’attenzione su un nodo decisivo: la tenuta degli atti originari. Perché, nel caso Garlasco, ogni nuova domanda sul presente finisce inevitabilmente per riaprire una crepa sul passato.