Garlasco, il sogno di Alberto Stasi dopo il carcere: «Vuole una famiglia e vivere in pace». Giada Bocellari: «Oggi cerca l’oblio»

Alberto Stasi e Chiara Poggi

Alberto Stasi sogna soprattutto di sparire. Non fuggire, naturalmente, ma tornare a essere un uomo che può camminare per strada senza attirare telecamere, fotografi e domande sul delitto che da quasi vent’anni accompagna il suo nome. Mentre il caso Garlasco vive una nuova stagione giudiziaria con l’indagine su Andrea Sempio e la difesa prepara il terreno per una possibile revisione del processo, l’uomo condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi guarda soprattutto a ciò che accadrà dopo.

A raccontarlo è la sua avvocata Giada Bocellari, che descrive un Stasi concentrato su progetti personali molto concreti e con un desiderio apparentemente semplice: «Vivere in pace». Una vita normale, possibilmente una famiglia e soprattutto quell’«oblio» che sembra quasi paradossale chiedere proprio adesso, mentre il ritorno dell’inchiesta su Garlasco ha riportato il suo volto e la sua storia al centro dell’attenzione mediatica.

Stasi da giugno ha lasciato il carcere e sta terminando di scontare la pena attraverso l’affidamento in prova ai servizi sociali. La giustizia continua a considerarlo il responsabile dell’omicidio di Chiara sulla base di una sentenza definitiva, ma il nuovo scenario investigativo aperto dalla Procura di Pavia ha inevitabilmente riacceso anche le speranze della sua difesa.

Alberto Stasi guarda oltre Garlasco: «Ha progetti molto concreti»

Bocellari racconta un uomo che cerca di costruire il proprio futuro senza concentrare ogni aspetto della sua esistenza sulla battaglia giudiziaria. Stasi ha «lo sguardo rivolto al suo futuro, più che altro personale», spiega la legale.

Non significa che abbia rinunciato alla possibilità di ottenere una revisione del processo. Al contrario, i suoi avvocati stanno lavorando proprio in quella direzione. Ma esiste anche un’altra dimensione, quella della vita che Stasi immagina una volta terminato definitivamente il proprio percorso penitenziario.

Secondo Bocellari, ha «dei progetti molto concreti» e vorrebbe riuscire a far «uscire qualcosa di buono da questa sua esperienza personale». Non si tratterebbe di trasformare la propria vicenda in un’occasione economica o mediatica, precisa l’avvocata, ma di impegnarsi in attività di volontariato e provare a dare un significato diverso a ciò che ha vissuto durante gli anni di detenzione.

Una prospettiva molto lontana dall’immagine pubblica alla quale il caso Garlasco lo ha condannato per quasi due decenni.

«Vuole vivere in pace e farsi una famiglia»

Poi c’è il progetto più personale. Quello che non riguarda tribunali, consulenze, impronte, Dna o ricostruzioni investigative.

«Vorrebbe vivere in pace», racconta Bocellari, descrivendo il desiderio di Stasi di costruirsi «una vita serena, tranquilla». E aggiunge un particolare che racconta forse meglio di qualsiasi altro la normalità alla quale aspirerebbe il suo assistito: «Credo voglia farsi una famiglia».

Per un uomo che dal 13 agosto 2007 vive con il proprio nome inseparabilmente legato alla morte della fidanzata, la normalità significa anche riuscire a sottrarsi all’attenzione pubblica. Ed è qui che Bocellari usa una parola particolarmente significativa: oblio.

Stasi vorrebbe che, una volta conclusa la propria vicenda giudiziaria, arrivasse il momento nel quale la sua vita smettesse di essere materia quotidiana per televisioni, giornali e social network.

Giada Bocellari: «Oggi Stasi cerca di nascondersi»

Il problema è che quel momento sembra oggi più lontano che mai. La nuova indagine della Procura di Pavia ha riportato Garlasco al centro della cronaca e Stasi è tornato a essere uno dei personaggi più cercati dai media.

Bocellari parla di una «pressione mediatica davvero fuori controllo» e racconta che il suo assistito cerca oggi di nascondersi proprio per sottrarsi a questa nuova esposizione.

Qualcosa, tuttavia, è cambiato rispetto agli anni successivi alla condanna. La stessa avvocata sottolinea che a Stasi fa «molto piacere non essere più additato come prima», riferendosi al mutamento del clima mediatico provocato anche dai nuovi sviluppi investigativi.

Questo non modifica la situazione giudiziaria: Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Una revisione, qualora la difesa decidesse di chiederla e la giustizia la ammettesse, aprirebbe un nuovo percorso processuale. Fino ad allora quella sentenza resta pienamente valida.

La difesa prepara la possibile revisione del processo Stasi

Ed è proprio sulla revisione che Giada Bocellari e il resto del collegio difensivo stanno lavorando, senza però voler anticipare i tempi.

La strategia passa innanzitutto dall’attesa degli sviluppi dell’inchiesta che la Procura di Pavia conduce su Andrea Sempio, nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Il termine indicato per le indagini preliminari è il 28 settembre e la difesa di Stasi vuole conoscere il quadro investigativo prima di compiere il passo successivo.

La scelta ha una logica evidente: gli elementi che emergeranno dalla nuova inchiesta potrebbero assumere importanza anche nella costruzione di una richiesta di revisione della condanna definitiva.

Non significa che l’indagine su Sempio determinerà automaticamente la riapertura del processo Stasi. I due percorsi giudiziari restano distinti e toccherà ai magistrati valutare se gli eventuali nuovi elementi possiedano i requisiti necessari per mettere in discussione una sentenza passata in giudicato.

Garlasco, tra Andrea Sempio e la battaglia giudiziaria di Stasi

La chiusura delle indagini su Sempio rappresenterà quindi uno dei prossimi passaggi decisivi del nuovo capitolo del delitto di Garlasco. A quel punto la Procura dovrà scegliere come procedere sulla posizione dell’indagato e la difesa di Stasi potrà valutare il materiale emerso nel corso degli accertamenti.

Nel frattempo, però, la vita di Alberto Stasi procede su un binario molto diverso da quello delle aule giudiziarie. Lavora, rispetta le prescrizioni dell’affidamento in prova e prova a immaginare ciò che verrà dopo una vicenda che ha occupato quasi tutta la sua vita adulta.

L’uomo che per anni è stato uno dei volti più riconoscibili della cronaca nera italiana sembra desiderare esattamente il contrario di ciò che il ritorno mediatico di Garlasco gli sta offrendo: non maggiore visibilità, ma la possibilità di perderla.

Il futuro che Stasi immagina lontano dalle telecamere

C’è così un singolare contrasto tra ciò che sta accadendo intorno a lui e ciò che, secondo la sua avvocata, Alberto Stasi vorrebbe per sé. Il caso Garlasco è tornato prepotentemente nelle televisioni, sui giornali e nei dibattiti, mentre lui sogna una famiglia, il volontariato e una quotidianità lontana dalle telecamere.

La possibile revisione del processo resta inevitabilmente sullo sfondo e potrebbe cambiare ancora una volta la sua storia giudiziaria, ma Bocellari descrive un uomo che non vuole costruire tutta la propria vita futura attorno a quella battaglia.

Dopo il carcere e mentre attende di sapere se esisteranno davvero le condizioni per riaprire il processo che lo ha condannato, il progetto di Alberto Stasi appare molto meno clamoroso delle vicende giudiziarie che continuano a circondarlo: «Vivere in pace», costruirsi una famiglia e, finalmente, riuscire a uscire dalla scena.

Proprio adesso che il caso Garlasco è tornato a occupare quella scena quasi ogni giorno.