Garlasco, la chiavetta Usb e il segreto che divide Sempio e Marco Poggi: i video intimi al centro dell’accusa

Marco Poggi, Alberto Stasi, Andrea Sempio

Una chiavetta Usb. Un oggetto piccolo, quasi anonimo, che oggi rischia di diventare uno dei nodi più drammatici nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Dentro, secondo gli atti, ci sarebbero filmati intimi di Chiara Poggi e del fidanzato Alberto Stasi. E attorno a quella pen drive si concentra ora un contrasto che coinvolge Andrea Sempio e Marco Poggi, il fratello della vittima.

Per gli inquirenti, la chiavetta potrebbe contenere un dettaglio centrale nel quadro accusatorio nei confronti di Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara. Il punto è un soliloquio intercettato, nel quale Sempio avrebbe fatto riferimento a qualcosa che, secondo l’ipotesi dell’accusa, non avrebbe potuto conoscere.

Il dettaglio che l’accusa ritiene incompatibile

La questione non riguarda soltanto l’esistenza della pen drive, ma la possibile conoscenza del suo contenuto. Gli investigatori ritengono che alcune parole pronunciate da Sempio possano essere lette come un riferimento a quei filmati privati.

Se questa interpretazione fosse confermata, l’elemento assumerebbe un peso rilevante: significherebbe stabilire come e quando Sempio abbia appreso informazioni che, secondo gli inquirenti, non avrebbero dovuto appartenergli.

È un terreno delicatissimo, perché intreccia la vita privata di Chiara Poggi, il rapporto con Stasi e l’amicizia fra Sempio e Marco Poggi. Tutti ragazzi giovanissimi nel 2007, quando la ventiseienne Chiara fu uccisa nella villetta di via Pascoli.

Marco Poggi nega di aver visto i video con Sempio

A complicare il quadro è la posizione di Marco Poggi. Il fratello di Chiara, infatti, nega di avere visionato quei filmati insieme all’amico Andrea Sempio.

Una circostanza che, per l’accusa, renderebbe ancora più significativo il passaggio intercettato. Se Sempio non avrebbe potuto sapere della chiavetta attraverso Marco, gli inquirenti dovranno ricostruire un’altra possibile fonte di conoscenza.

Ma si tratta, appunto, di un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata. La difesa di Sempio potrà contestare il significato attribuito alle parole intercettate, il contesto nel quale furono pronunciate e la stessa conclusione secondo cui quel riferimento riguardasse proprio i filmati custoditi nella pen drive.

Un oggetto digitale nel cuore del caso Garlasco

Nel caso Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio, anche un supporto digitale può trasformarsi in un elemento decisivo. Non perché una chiavetta Usb racconti da sola ciò che accadde il 13 agosto 2007, ma perché può incidere sui rapporti, sulle conoscenze e sui silenzi dei protagonisti.

L’accusa vede in quel riferimento intercettato un possibile indizio di conoscenza diretta. Marco Poggi nega di aver condiviso quei video con Sempio. Fra queste due posizioni si apre uno dei punti più fragili e insieme più sensibili dell’attuale impianto investigativo.

La pen drive, insomma, non riguarda soltanto immagini private. Potrebbe diventare il simbolo di un segreto rimasto sepolto per anni e riemerso oggi nell’indagine che ha riaperto, ancora una volta, tutte le domande sul delitto di Chiara Poggi.