Ursula von der Leyen si aggrappa a Draghi per rilanciare l’Ue: in autunno un piano sulla competitività

Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen torna ad aggrapparsi a Mario Draghi per provare a rilanciare una Commissione europea finora apparsa in affanno davanti alle grandi sfide economiche e geopolitiche. La presidente dell’esecutivo comunitario ha incontrato l’ex presidente della Bce per fare il punto sul rapporto sulla competitività europea e sulle misure che Bruxelles dovrebbe adottare nei prossimi mesi.

«L’Europa fa sul serio. Stiamo abbattendo le barriere in tutti i settori della nostra economia. Sosteniamo l’innovazione rivoluzionaria, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie pulite. E stiamo consolidando partnership che garantiscano il futuro dell’Europa», ha dichiarato von der Leyen.

Parole che accompagnano la preparazione di una sorta di Action Plan per l’autunno. L’obiettivo è dare nuova linfa al mandato della Commissione, dopo mesi nei quali l’agenda europea è rimasta schiacciata tra le conseguenze della guerra in Ucraina, le tensioni nel Golfo Persico e la persistente debolezza dell’economia continentale.

Il piano di Ursula von der Leyen per la competitività

L’incontro con Draghi serve anzitutto a mostrare che il dossier sulla competitività non è stato archiviato. L’ex premier italiano aveva consegnato a Bruxelles una lunga serie di proposte per ridurre la frammentazione del mercato unico, mobilitare investimenti, sostenere l’industria e colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina.

Secondo von der Leyen, la tabella di marcia “One Europe, One Market” definisce «azioni concrete e un calendario chiaro» per la loro attuazione. Draghi, al termine del colloquio, lo ha definito «molto bene», precisando tuttavia che non si è parlato di nuovi eurobond.

Il punto resta però proprio questo: tradurre le analisi in provvedimenti. Bruxelles rivendica di avere aperto i cantieri necessari, ma l’impressione è che molte decisioni restino ancora bloccate tra interessi nazionali, burocrazia comunitaria e resistenze politiche.

Il dato che smentisce l’ottimismo di Bruxelles

A raffreddare l’entusiasmo della presidente della Commissione arrivano i dati del Draghi Observatory. Secondo gli analisti, soltanto 60 delle 383 raccomandazioni contenute nel rapporto sarebbero state pienamente attuate: il 15,7%.

Un risultato che mostra la distanza tra la retorica del rilancio e la realtà dell’Unione. Le imprese europee continuano a denunciare regole diverse da Paese a Paese, costi energetici elevati, difficoltà nell’accesso ai capitali e ritardi nella corsa alle nuove tecnologie.

Il nodo riguarda anche la capacità dell’Ue di reagire alla crescita delle tensioni internazionali. La ripresa del confronto tra Stati Uniti e Iran pesa sulle prospettive globali e rende ancora più fragile un continente che fatica a trovare una strategia economica comune.

Le elezioni del 2027 e il risiko dei “top jobs”

Dietro l’Action Plan c’è anche un’esigenza più politica. Nel 2027 si voterà in Francia, Spagna, Italia e Grecia: appuntamenti che potrebbero cambiare gli equilibri europei e mettere sotto pressione la stessa presidenza von der Leyen.

Particolarmente decisive saranno le elezioni italiane e francesi. Un cambio di maggioranza a Roma o all’Eliseo avrebbe inevitabilmente conseguenze anche negli assetti di Bruxelles, dove gli Stati membri continuano a pesare più delle grandi dichiarazioni sull’unità europea.

Sul tavolo c’è poi il possibile riassetto dei vertici istituzionali. Le indiscrezioni su eventuali dimissioni di Christine Lagarde dalla Bce potrebbero innescare un effetto domino, mentre nello stesso periodo la Germania dovrà eleggere il nuovo presidente federale.

Von der Leyen vuole arrivare preparata a quel passaggio. E per farlo ha bisogno che il nome di Draghi torni a rappresentare non soltanto un rapporto rimasto in larga parte sulla carta, ma il simbolo di una svolta che l’Europa continua a promettere.