Garlasco, l’indagine privata che ha riaperto tutto: il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi e il nome di Andrea Sempio

Garlasco, l’arma del delitto

Sembrava chiuso. Definitivo. Sepolto sotto la sentenza della Cassazione del 12 dicembre 2015, che condannò Alberto Stasi a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, a Garlasco. E invece, quasi dieci anni dopo quella condanna, il caso è tornato a respirare.

Non per una nuova testimonianza improvvisa o per un colpo di scena televisivo, ma per una scelta anomala e ostinata: la difesa di Stasi decise di affidare a una società di investigazioni private il riesame dell’intero materiale processuale. Da lì, secondo il racconto dell’ex legale Fabio Giarda, sarebbe partita la pista che ha riportato al centro dell’inchiesta il nome di Andrea Sempio, amico d’infanzia di Marco Poggi, fratello di Chiara, oggi indagato nella nuova indagine della Procura di Pavia.

L’indagine privata nata dopo la condanna definitiva

Nella puntata del 10 giugno di Realpolitik, il talk show condotto da Tommaso Labate su Rete 4, Fabio Giarda ha ricostruito il passaggio che, tra il 2016 e il 2017, cambiò la traiettoria del caso. La difesa di Stasi, ormai davanti a una condanna definitiva, decise di non fermarsi. Fece rileggere gli atti, rimise in fila le carte, cercò ciò che nelle indagini precedenti poteva essere rimasto sullo sfondo. Il risultato, secondo Giarda, fu netto: «C’erano anomalie su altre situazioni». Quelle “altre situazioni”, nel racconto dell’ex difensore, conducevano a Sempio. Non una verità giudiziaria già accertata, ma una pista ritenuta abbastanza consistente da spingere poi la magistratura a occuparsene.

Il punto politicamente e giudiziariamente più delicato è proprio questo. Non fu la Procura a partire da zero. Fu la difesa di un condannato definitivo a costruire un lavoro parallelo, privato, tecnico e investigativo, capace di insinuare un dubbio dentro uno dei processi più seguiti degli ultimi vent’anni. Un dubbio che oggi pesa come un macigno, perché se la nuova indagine dovesse consolidarsi, l’intera architettura del caso Garlasco tornerebbe inevitabilmente sotto esame.

Scontrino, telefonate e Dna: le tre anomalie

Gli investigatori privati incaricati dalla difesa di Stasi si concentrarono su tre elementi. Il primo riguarda il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano, già finito al centro del dibattito sull’alibi di Sempio. Un piccolo pezzo di carta termica diventato enorme nella rilettura del caso: per alcuni potrebbe collocare Sempio lontano da Garlasco nel momento dell’omicidio; per altri, al contrario, potrebbe essere il tassello di un alibi costruito ad arte. Ed è proprio su questa ambiguità che si è riaperta una delle linee investigative più delicate.

Il secondo elemento riguarda alcune telefonate strane e insistenti arrivate a casa Poggi nei giorni precedenti il delitto. Telefonate che Chiara, secondo quanto emerso, non avrebbe mai riferito a Stasi. Rilette anni dopo, quelle chiamate assumono un peso diverso: non provano da sole nulla, ma suggeriscono la possibilità di una presenza esterna, insistente, forse ossessiva, nella quotidianità della ragazza. In un’indagine su un omicidio domestico, ogni segnale precedente alla morte può diventare un frammento da ricollocare.

Il terzo elemento è quello più esplosivo: il Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi durante il processo d’appello bis. Tracce biologiche rimaste a lungo senza un’identificazione definitiva e poi confrontate, secondo il lavoro svolto dalla difesa Stasi e dai suoi consulenti, con il profilo genetico di Andrea Sempio, ricavato da oggetti abbandonati. Proprio questa comparazione avrebbe dato forza alla richiesta di nuovi approfondimenti, contribuendo all’apertura del fascicolo.

L’archiviazione del 2017 e la nuova indagine del 2025

Sempio era già stato indagato nel 2017. Quel procedimento si chiuse però con un’archiviazione, che all’epoca sembrò spegnere definitivamente la pista alternativa. Ma il caso Garlasco, ormai è evidente, non ha mai davvero smesso di muoversi sotto la superficie. Nel 2025 la Procura di Pavia è tornata sul fascicolo, aprendo una nuova indagine nella quale Sempio è indicato come figura centrale dell’ipotesi investigativa.

La differenza tra il 2017 e il nuovo scenario sta nel peso attribuito agli elementi tecnici, nella rilettura del Dna, nel possibile falso alibi e nella maturazione di un quadro che oggi appare molto più ingombrante. Durante Realpolitik, l’avvocata Giada Bocellari, legale di Stasi, ha definito un eventuale falso alibi un «grave indizio di colpevolezza». Una frase pesante, perché se quell’alibi venisse davvero considerato costruito, il caso cambierebbe prospettiva: non più soltanto il dubbio su un dettaglio, ma la possibilità che qualcuno abbia mentito su un passaggio decisivo.

Giarda contro Lovati: lo scontro sull’indagine privata

La riapertura del caso ha inevitabilmente acceso anche lo scontro tra avvocati. Massimo Lovati, ex difensore di Sempio, ha parlato di macchinazione, insinuando che l’indagine privata della difesa Stasi fosse stata costruita per spostare il sospetto su un altro uomo. Giarda ha reagito duramente, denunciandolo per diffamazione, e ha rivendicato la credibilità del lavoro svolto tra il 2016 e il 2017: «Evidentemente quello che abbiamo fatto nel 2016 e 2017 è stato ritenuto credibile» dalla Procura.

È una frase che fotografa il paradosso giudiziario di Garlasco. Un condannato definitivo, attraverso i suoi difensori, riesce a portare alla magistratura elementi ritenuti meritevoli di approfondimento su un’altra persona. Non basta a cancellare una sentenza, non basta a riscrivere da solo la storia processuale, ma basta a riaprire domande che sembravano sepolte.

Il caso Garlasco non riesce a chiudersi

Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, Garlasco resta una ferita aperta della cronaca giudiziaria italiana. Da una parte c’è una condanna definitiva, quella di Alberto Stasi. Dall’altra c’è una nuova indagine che mette al centro Andrea Sempio e obbliga tutti a tornare su reperti, telefonate, alibi, profili genetici e vecchie anomalie. In mezzo rimangono le domande più scomode: se il Dna sotto le unghie di Chiara dovesse assumere un peso decisivo, perché non è stato valorizzato prima? Se lo scontrino di Vigevano fosse davvero parte di un falso alibi, chi lo avrebbe costruito e perché? E se l’indagine privata della difesa Stasi aveva già individuato nel 2016 e nel 2017 elementi così rilevanti, perché il caso è rimasto sospeso per così tanto tempo?

Il delitto di Garlasco continua a produrre nuovi capitoli perché non è mai stato soltanto un processo. È diventato un labirinto giudiziario, mediatico e umano, nel quale ogni risposta genera un’altra domanda. E ora, dopo anni di certezze apparenti, tutto torna a ruotare attorno a quei dettagli che sembravano marginali: uno scontrino, alcune telefonate, un profilo genetico sotto le unghie di una ragazza uccisa in casa sua.