Il caso Garlasco torna a far discutere, ma questa volta la svolta arriva da un’aula di tribunale e riguarda il lavoro giornalistico svolto attorno all’omicidio di Chiara Poggi. La Corte d’Appello di Milano ha assolto Riccardo Festinese e Alessandro De Giuseppe, rispettivamente autore e inviato de Le Iene, dall’accusa di diffamazione aggravata nei confronti di Stefania Cappa, cugina della vittima. I giudici della terza sezione penale hanno ribaltato la condanna pronunciata il 29 aprile 2025 dal Tribunale di Milano, che aveva inflitto ai due giornalisti una multa di 500 euro ciascuno e disposto il pagamento di 10mila euro alla parte civile.
La decisione riguarda il servizio Speciale Le Iene, delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi, trasmesso il 24 maggio 2022. Un’inchiesta televisiva che aveva riportato all’attenzione del pubblico alcune dichiarazioni raccolte durante le indagini sull’omicidio del 13 agosto 2007, concentrandosi in particolare su un testimone che aveva riferito di aver visto Stefania Cappa nei pressi della casa dei Poggi.
Il testimone Marco Muschitta e il racconto della bicicletta
Il punto centrale della controversia è la testimonianza di Marco Muschitta, l’uomo che aveva sostenuto di aver visto Stefania Cappa in bicicletta vicino alla villetta di via Pascoli nella mattina in cui Chiara Poggi venne uccisa.
Una dichiarazione particolarmente delicata, anche perché Muschitta aveva successivamente ritrattato quanto riferito. Proprio la gestione giornalistica di questa circostanza aveva spinto Stefania Cappa a denunciare i responsabili del servizio.
Secondo l’impostazione accolta dal Tribunale di Milano in primo grado, la trasmissione non aveva dato adeguato rilievo all’inattendibilità delle dichiarazioni del testimone, finendo per attribuire loro una credibilità che non meritavano.
Il rischio individuato dalla giudice Sara Faldini era quello di offrire agli spettatori una ricostruzione parziale, capace di insinuare un possibile coinvolgimento di Stefania Cappa nel delitto.
La difesa dei giornalisti ha contestato questa lettura, sostenendo la correttezza del lavoro svolto e del modo in cui erano stati presentati i fatti.
La Corte d’Appello ribalta la condanna: assolti i due giornalisti
La terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha accolto una valutazione diversa rispetto a quella espressa nel primo grado di giudizio.
Con la nuova sentenza, Festinese e De Giuseppe sono stati assolti dall’accusa di diffamazione aggravata. Il verdetto cancella dunque la precedente condanna penale e ribalta l’esito del procedimento che aveva visto Stefania Cappa costituirsi parte civile.
Secondo quanto emerge dalla notizia della decisione, i giudici d’appello hanno ritenuto corretta la rappresentazione dei fatti proposta nel servizio televisivo.
È questo il passaggio più significativo: ciò che il primo giudice aveva considerato una ricostruzione parziale e potenzialmente lesiva della reputazione della cugina di Chiara Poggi non ha condotto, nel giudizio d’appello, a una condanna per diffamazione.
Le motivazioni integrali della sentenza non sono riportate nel materiale disponibile. Non è quindi possibile attribuire alla Corte ulteriori valutazioni specifiche sulle singole dichiarazioni di Muschitta o sui criteri adottati dai giornalisti.
La reazione delle Iene: «Indagare significa mettere in discussione ricostruzioni consolidate»
Dopo l’assoluzione, la redazione de Le Iene ha diffuso una nota nella quale rivendica il valore del giornalismo d’inchiesta, soprattutto quando affronta vicende giudiziarie complesse come quella di Garlasco.
«Per noi questa vicenda riporta al centro una questione fondamentale: quale spazio può e deve avere il giornalismo d’inchiesta quando si confronta con una vicenda giudiziaria complessa e controversa come quella di Garlasco», afferma la trasmissione.
La redazione sottolinea che l’obiettivo del servizio era ricostruire e comprendere i fatti, non diffamare qualcuno o attribuire responsabilità penali.
«Indagare per noi significa anche mettere in discussione ricostruzioni che sembrano consolidate, assumendosi la responsabilità di raccontare quello che emerge, senza rinunciare al racconto per paura delle conseguenze», prosegue il comunicato.
La trasmissione precisa anche che il giornalismo d’inchiesta deve rispettare le regole e non può utilizzare il diritto di cronaca per giustificare qualsiasi affermazione. Ma rivendica la necessità di continuare a cercare risposte, anche quando il lavoro giornalistico entra in conflitto con le ricostruzioni già affermate.
Stefania Cappa, la denuncia e la battaglia giudiziaria iniziata dopo il servizio del 2022
La vicenda processuale nasce dal modo in cui il programma aveva affrontato una delle testimonianze più discusse attorno all’omicidio di Chiara Poggi.
Stefania Cappa aveva ritenuto che il servizio potesse danneggiare la propria reputazione, suggerendo agli spettatori un collegamento con il delitto attraverso dichiarazioni successivamente ritrattate.
La sua iniziativa giudiziaria aveva ottenuto un primo risultato favorevole nell’aprile 2025, quando il Tribunale di Milano aveva condannato i due giornalisti. Il verdetto d’appello modifica radicalmente quell’esito.
La nuova pronuncia, però, riguarda la responsabilità dei due autori del servizio e non costituisce un accertamento giudiziario sulla veridicità della testimonianza di Muschitta. Non cambia neppure, di per sé, il quadro delle responsabilità penali per l’omicidio di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi ha ricevuto una condanna definitiva.
Il punto sul quale si è concentrato il procedimento è un altro: se il racconto televisivo di quelle dichiarazioni avesse superato i limiti del diritto di cronaca fino a integrare il reato di diffamazione aggravata.
Garlasco, una sentenza che riapre il confronto sul giornalismo d’inchiesta
Il ribaltamento della condanna assume particolare rilievo perché riguarda una delle vicende di cronaca nera più seguite e controverse degli ultimi vent’anni.
Attorno al delitto di Garlasco si sono accumulate testimonianze, ricostruzioni, interrogativi e nuove attività investigative. Il lavoro giornalistico ha spesso riportato all’attenzione pubblica elementi che avevano già attraversato gli atti delle indagini, provocando confronti anche durissimi sul modo di raccontarli.
Il caso di Festinese e De Giuseppe dimostra quanto possa diventare complesso il confine tra la ricostruzione di una vicenda giudiziaria e la tutela della reputazione delle persone coinvolte nel racconto.
In primo grado il Tribunale aveva ritenuto quel confine superato. In appello, invece, i giudici hanno assolto entrambi i giornalisti.
Per Le Iene è una vittoria giudiziaria significativa dopo oltre un anno dalla condanna. Per Stefania Cappa è il ribaltamento di una decisione che le aveva inizialmente dato ragione.
E il passaggio decisivo resta proprio questo: il servizio televisivo che nel 2025 era costato una condanna per diffamazione ai suoi autori, nel 2026 esce dal giudizio d’appello con un’assoluzione.






