Una seconda donna entra nel giallo della ricina di Pietracatella. Dopo mesi di accertamenti, interrogatori e verifiche sui rapporti personali di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre della quindicenne Sara, entrambe morte per avvelenamento nel dicembre 2025, gli investigatori della Procura di Larino starebbero raccogliendo informazioni su un’altra persona che avrebbe avuto un legame personale con l’uomo. La novità potrebbe ampliare il quadro delle relazioni sulle quali si concentra l’inchiesta, ancora senza indagati a dieci mesi dalla tragedia.
La circostanza più interessante riguarda proprio la posizione di questa donna: a differenza dell’insegnante di matematica che i magistrati hanno già ascoltato più volte, nessuno l’avrebbe ancora convocata per una testimonianza. Non si conoscono la sua identità, la natura precisa del rapporto con Di Vita e neppure se i due si siano conosciuti nell’ambiente lavorativo. La Procura mantiene il riserbo, mentre la comparsa di questa nuova figura apre interrogativi sulle informazioni che gli investigatori stanno cercando.
Una seconda donna nei rapporti di Gianni Di Vita: che cosa cercano i magistrati
La notizia è emersa il 28 ottobre, mentre proseguono gli accertamenti sul duplice avvelenamento che ha sconvolto Pietracatella. Secondo le indiscrezioni, la Procura di Larino starebbe approfondendo la posizione di una donna che conosce Gianni Di Vita e che, fino a questo momento, non avrebbe ancora ascoltato.
Non sappiamo se tra i due esistesse una relazione sentimentale, un’amicizia o un rapporto di altra natura. Né emergono elementi che colleghino direttamente questa persona alla somministrazione della ricina che ha provocato la morte di madre e figlia.
La novità riguarda piuttosto l’estensione delle verifiche alla rete di conoscenze del marito delle vittime, sulla quale gli investigatori hanno già concentrato numerosi approfondimenti.
In una vicenda nella quale gli inquirenti non hanno ancora individuato chi abbia materialmente provocato l’avvelenamento, ricostruire i rapporti personali e gli eventuali contatti tra i protagonisti può aiutare a individuare circostanze finora sfuggite.
La professoressa di matematica, gli interrogatori e il confronto con Di Vita
La seconda donna si aggiunge a una figura femminile già emersa nelle precedenti fasi dell’indagine: un’insegnante di matematica che conosce Gianni Di Vita e che i magistrati hanno ascoltato più volte.
In un’occasione gli investigatori hanno anche organizzato un confronto diretto tra la docente e il marito delle vittime, per verificare alcune dichiarazioni.
Il rapporto tra i due aveva attirato l’attenzione degli inquirenti durante la ricostruzione della vita privata dell’uomo. Di Vita, interpellato pubblicamente sull’ipotesi di una relazione extraconiugale, aveva scelto di non confermare né smentire.
Gli accertamenti sulla docente non hanno comunque portato all’iscrizione di persone nel registro degli indagati.
La differenza rispetto alla nuova figura femminile è dunque significativa: mentre la professoressa ha già partecipato a una serie di attività istruttorie, l’altra donna, secondo quanto trapelato, non avrebbe ancora fornito alcuna testimonianza.
Il mistero della ricina e la ricostruzione delle ultime ore di Sara e Antonella
Antonella Di Ielsi e la figlia Sara sono morte nel dicembre 2025 dopo un’intossicazione da ricina, una sostanza estremamente tossica che si può ricavare dalla pianta del ricino. Da allora gli investigatori cercano di ricostruire quando e attraverso quale alimento, o altra modalità, le due donne siano entrate in contatto con il veleno.
Gli inquirenti hanno esaminato gli alimenti consumati dalla famiglia, compresa l’ipotesi relativa alle cozze, e la presenza di piante di ricino nel territorio.
Un passaggio particolarmente delicato riguarda la cena del 23 dicembre e la ricostruzione del menù consumato in famiglia. Gianni Di Vita ha dichiarato di non ricordare con precisione che cosa avessero mangiato, una circostanza che ha lasciato aperti interrogativi sulla possibile occasione dell’avvelenamento.
Resta inoltre da chiarire se l’assassino intendesse colpire entrambe le vittime oppure se una delle due abbia ingerito casualmente il cibo eventualmente destinato all’altra.
Gli esami in Germania e l’inchiesta ancora senza indagati
La Procura di Larino ha chiesto anche il contributo di specialisti tedeschi per gli accertamenti scientifici sulla ricina e sulle circostanze dell’avvelenamento.
Il Robert Koch Institut di Berlino avrebbe chiesto una proroga per completare le analisi, mentre gli investigatori attendono risultati che potrebbero aiutare a ricostruire la dinamica delle due morti.
A dieci mesi dai fatti, la Procura non ha ancora individuato formalmente alcun indagato per il duplice omicidio. Gli investigatori continuano a lavorare su diversi fronti: le analisi tossicologiche, gli alimenti, la cronologia degli ultimi giorni delle vittime e i rapporti personali delle persone coinvolte nella vicenda.
È proprio in quest’ultimo filone che compare la seconda donna.
Due donne, due posizioni diverse e una domanda ancora senza risposta
L’attenzione degli investigatori verso una nuova conoscente di Gianni Di Vita non permette, da sola, di ipotizzare un movente o un collegamento con il duplice avvelenamento.
I magistrati hanno già interrogato la docente di matematica e organizzato un confronto con Di Vita. La seconda donna, invece, non avrebbe ancora ricevuto alcuna convocazione. Non sappiamo se la Procura intenda ascoltarla o se stia semplicemente acquisendo informazioni attraverso altre fonti.
La novità indica comunque che gli investigatori non hanno concluso la ricostruzione dei rapporti personali del marito delle vittime. E potrebbe diventare importante capire perché questa ulteriore figura sia entrata soltanto adesso nel perimetro degli accertamenti.
Il mistero centrale resta intatto: chi ha procurato la ricina, come è arrivata alle vittime e chi doveva realmente morire tra Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara? Sono le domande alle quali gli investigatori cercano ancora una risposta.







