Morte di Abderrahim Fakir: sotto la lente della Procura soccorsi, spray urticante e nuovi video

Proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto lo scorso weekend durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro a Bologna. La Procura sta passando al setaccio ogni fase dell’intervento, concentrando i propri accertamenti sia sulla catena dei soccorsi sanitari sia sulle modalità operative adottate dai due agenti coinvolti.

L’ipotesi di reato sul tavolo degli inquirenti è di omicidio colposo. Sotto accertamento vi sono i quattro operatori della Croce Rossa intervenuti sul posto e i due poliziotti di 23 e 28 anni che hanno effettuato la manovra di contenimento (questi ultimi non formalmente indagati in virtù della norma “scudo”). Per quanto riguarda l’operato delle forze dell’ordine, la magistratura sta verificando il rigido rispetto delle linee guida del Viminale sulle tecniche di fermo.

I dubbi sui soccorsi sanitari

Uno dei nodi centrali dell’inchiesta riguarda la gestione dei soccorsi da parte della centrale operativa del 118. Sul luogo dell’intervento è giunta un’ambulanza della Croce Rossa priva di medico a bordo, dotata dei soli presidi di primo soccorso salvavita.

Secondo la ricostruzione temporale, l’ambulanza è arrivata sul posto alle 12:30. Solo sei minuti più tardi i volontari hanno richiesto l’invio di un’automedica, giunta alle 12:53, quando il medico ha potuto soltanto constatare il decesso del 42enne. Durante le concitate fasi del fermo, mentre Fakir urlava chiedendo aiuto, i quattro sanitari presenti non sono intervenuti, attenendosi — come sostenuto dall’Azienda Usl di Bologna nel corso di un’indagine interna — ai protocolli vigenti che impongono di attendere la messa in sicurezza dell’area.

La ricostruzione dei fatti e i nuovi video

La Squadra Mobile e i pm stanno cercando di ricomporre il puzzle delle ultime ore di vita dell’uomo. Chiamate dai residenti allarmati per uno stato di forte alterazione psicofisica, le forze dell’ordine hanno trovato Fakir mentre si scagliava contro i garage e l’auto di un residente. Nei circa 50 minuti precedenti al fermo, l’uomo si sarebbe procurato autonomamente tagli e ferite al volto e alla testa.

Per fare piena luce sulla dinamica, la Procura ha acquisito diversi elementi multimediali: oltre al filmato diventato virale in rete e al girato della body-cam di uno degli agenti, sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza della zona e nuovi video amatoriali girati dai residenti di via Italo Svevo.

Un pool per l’autopsia

Risposte decisive sono attese dall’esame autoptico, affidato a un collegio multidisciplinare composto da esperti esterni alla provincia: un medico legale, un tossicologo, un cardiologo e uno specialista in medicina d’urgenza.

L’autopsia dovrà chiarire le cause del collasso fatale e verificare l’eventuale incidenza di patologie pregresse (è stato riferito che l’uomo soffriva di asma ed era cardiopatico), l’eventuale assunzione di sostanze alteranti e il ruolo svolto dallo spray urticante impiegato a breve distanza dal volto durante la manovra di contenimento.

Il profilo della vittima

Dalle indagini emergono infine ulteriori dettagli sulla vita di Fakir: di recente l’uomo aveva avuto contatti con un Centro di salute mentale. In passato aveva avuto due precedenti giudiziari, entrambi definiti con patteggiamento: uno nel 2015 per lesioni personali e uno nel 2022 per minacce, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e porto illegale di armi.