Nicole Minetti, la Procura generale indaga sulla sua vita all’estero: verifiche su adozione, figlio e “seconda vita” dopo la grazia

Nicole Minetti in Uruguay

La Procura generale indaga, Nicole Minetti si difende. Al centro del nuovo passaggio giudiziario non c’è soltanto la grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda, condannata per induzione alla prostituzione nell’inchiesta sulle serate di Arcore, ma soprattutto la domanda che ora i magistrati devono affrontare: quella “seconda vita” raccontata negli atti corrisponde davvero a una radicale rottura con il passato?

Il punto è delicato, perché il parere positivo alla grazia si fondava anche sull’idea di una “seria e concreta volontà di riscatto sociale”, oltre che su una presa di distanza dal contesto che aveva portato alla condanna. Ora la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa, che aveva espresso il primo parere favorevole, hanno avviato verifiche per capire se quei presupposti reggano ancora o se, al contrario, siano emersi elementi tali da rimettere tutto in discussione.

Nicole Minetti e la grazia, i magistrati verificano i presupposti

Sul tavolo della Procura generale sono arrivate le prime carte depositate dai legali di Minetti, il professor Emanuele Fisicaro e l’avvocata Antonella Calcaterra. La difesa ha consegnato documentazione giudiziaria e amministrativa ritenuta utile per ricostruire le fasi dell’adozione del bambino da parte dell’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi e del compagno Giuseppe Cipriani.

Tra i documenti figurano la sentenza del tribunale uruguaiano sull’adozione e il provvedimento del tribunale per i minorenni di Venezia che ha dichiarato efficace in Italia quella decisione. Carte che ora verranno esaminate dai magistrati, in un contesto in cui ogni dettaglio può pesare. La grazia, disciplinata dall’articolo 87 della Costituzione, è un atto di clemenza individuale, ma il procedimento che la precede passa attraverso valutazioni giuridiche, personali e sociali molto precise.

Il nodo del figlio, i consulti medici e le incongruenze contestate

Uno dei punti più controversi riguarda il percorso sanitario del bambino, affetto da una patologia. Nella richiesta di grazia, la coppia aveva riferito di avere fatto visitare il figlio al San Raffaele e all’ospedale di Padova prima di rivolgersi a una struttura di Boston. Su questo passaggio, però, erano emerse incongruenze: mentre la documentazione medica americana avrebbe trovato riscontri, le strutture sanitarie italiane hanno smentito di avere visitato il minore.

La difesa sostiene che i contatti con i medici italiani furono informali. In un comunicato, i legali hanno precisato che sono stati indicati tutti i consulti eseguiti in Italia e all’estero, con deposito della documentazione sanitaria relativa alle visite, aggiungendo che per ogni profilo esisterebbe puntuale riscontro. Gli avvocati contestano anche alcune ricostruzioni giornalistiche, definite false, non aderenti agli atti e gravemente lesive.

È su questo terreno che l’indagine amministrativa e giudiziaria si muove con particolare cautela. Non si tratta, almeno in questa fase, di riscrivere la vicenda penale già definita, ma di verificare se gli elementi posti a fondamento del beneficio fossero completi, corretti e coerenti con la realtà.

Le verifiche tra Ibiza e Uruguay sulla nuova vita di Minetti

Il secondo capitolo riguarda la vita all’estero di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani. Attraverso una delega all’Interpol, i magistrati vogliono capire se tra Ibiza e Uruguay possano emergere criticità incompatibili con il quadro di riscatto sociale rappresentato nella procedura di grazia. La domanda, in sostanza, è se quella distanza dal passato sia effettiva o solo apparente.

Nelle carte che avevano sostenuto il parere positivo si parlava di una “radicale presa di distanza dal passato deviante”, di una volontà concreta di ricostruzione personale e di un contesto diverso rispetto a quello delle serate di Arcore. Ma le ricostruzioni giornalistiche su presunte ombre attorno al “ranch” di Cipriani e sui rapporti di quest’ultimo con Jeffrey Epstein hanno riaperto il caso, spingendo la Procura generale a chiedere ulteriori verifiche.

Il tema, però, resta giuridicamente complesso. Se gli approfondimenti dovessero restituire un quadro diverso da quello valutato in origine, la Procura generale potrebbe esprimere un nuovo parere negativo. Poi il dossier passerebbe al ministero della Giustizia e, infine, di nuovo al Quirinale. Il procedimento della grazia, regolato anche dall’articolo 681 del codice di procedura penale, prevede infatti un’istruttoria che coinvolge più passaggi istituzionali.

Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha definito la questione “giuridica piuttosto delicata”, spiegando che per alcuni la grazia potrebbe essere revocata, mentre per altri sarebbe più corretto parlare di annullamento per una possibile patologia del procedimento amministrativo, nel caso in cui i presupposti risultassero non veritieri. Sisto ha anche respinto come “balla spaziale” la ricostruzione secondo cui il ministero avrebbe inizialmente delimitato il perimetro delle verifiche affidate ai magistrati milanesi. La procuratrice Nanni, da parte sua, ha parlato di una “delega classica”.

Ora serviranno alcuni giorni per completare gli accertamenti, anche se l’intenzione sarebbe quella di procedere rapidamente dopo le richieste di chiarimenti. La partita resta aperta e si gioca su un equilibrio sottile: da una parte la difesa di Minetti, che rivendica la correttezza della documentazione prodotta; dall’altra la necessità delle istituzioni di verificare se la grazia sia stata concessa sulla base di un quadro pienamente attendibile.