A partire dal primo ottobre, le bollette energetiche subiranno rincari per tre milioni di utenti vulnerabili in regime di tutela, a causa dell’instabilità geopolitica globale che fa impennare i costi all’ingrosso del gas e dell’elettricità. Questa crescita dei prezzi colpirà direttamente anche i contratti a tasso variabile e il Servizio a tutele graduali, i cui importi seguono mensilmente l’andamento del Prezzo unico nazionale. Al contrario, i consumatori che hanno bloccato la tariffa non subiranno variazioni immediate, sebbene i contratti fissi richiedano attenzione per eventuali penali di recesso. Data la vastità del mercato libero, caratterizzato da centinaia di venditori differenti, individuare la soluzione più economica risulta complesso. Per orientarsi efficacemente tra le varie opzioni commerciali, gli utenti possono affidarsi al Portale Offerte dell’Arera, confrontando i costi proposti con gli ultimi consumi fatturati in bolletta.
L’impatto sui consumatori: chi pagherà di più
L’incremento delle tariffe interesserà in modo diretto circa 3 milioni di clienti vulnerabili che si trovano ancora nel regime di maggior tutela. Per questa fetta consistente di famiglie i rincari sono del 37,3%. Un aumento non da poco: da giugno a settembre il ritocco dei costi era stato pari ad appena il 4,6%. Per il cosiddetto “cliente tipo” vulnerabile (caratterizzato da consumi annui di 2.000 kWh e potenza impegnata di 3 kW), la spesa complessiva per l’anno compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026 raggiunge i 665,38 euro. Si tratta di un incremento del 9,3% rispetto ai 608,72 euro registrati nel corrispettivo periodo dell’anno precedente (1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025).
Il costo di luce e gas e la spesa per le famiglie
Oggi il costo dell’energia elettrica (Pun indicizzato o fisso) varia mediamente tra 0,10 euro e 0,16 euro al kWh. Il costo del gas naturale (Psv indicizzato o fisso) varia mediamente tra 0,65 euro e 0,90 euro al Smc. In Italia una famiglia tipo che consuma 1.800 kWh all’anno spende in media circa 75-90 euro al mese per la luce e circa 60-80 euro al mese per il gas. Le impennate di caldo e freddo fanno toccare punte di 120/150 euro nei mesi più esposti. Su base annua, la spesa media si aggira intorno agli 850-900 euro per l’energia elettrica e a circa 800-870 euro per il gas. Secondo le associazioni dei consumatori nel mercato libero la spesa annua per le offerte a tariffa variabile supera i 2.200 euro.
Le ripercussioni su tutele graduali e mercato libero
L’ondata di rialzi non risparmia chi si trova nel Servizio a tutele graduali, dove il costo della materia prima viene aggiornato ogni mese sulla base del Prezzo unico nazionale. Di conseguenza, qualsiasi impennata del Pun si traduce in una spesa superiore in bolletta. Un meccanismo analogo caratterizza le offerte a tariffa variabile nel mercato libero, in cui la spesa per la fornitura è legata al Pun a cui si aggiunge uno spread stabilito dal singolo operatore. Per comprendere l’entità del fenomeno bastano i dati sul prezzo dell’energia all’ingrosso: il Pun medio è passato dai 132,5 euro per megawattora di giugno ai 207,5 euro per megawattora registrati a settembre.
Situazione ben diversa riguarda chi ha sottoscritto un contratto a prezzo fisso, in cui la quota energetica rimane bloccata per un periodo solitamente compreso tra 12 e 24 mesi, mettendo al riparo l’utente dalle oscillazioni di mercato per tutta la durata stabilita.
Come confrontare le offerte: le voci da controllare e lo strumento dell’Arera
Nella ricerca dell’offerta più conveniente nel mercato libero, gli esperti raccomandano di non fermarsi al semplice prezzo pubblicizzato nei messaggi promozionali. Le componenti fondamentali da confrontare sono il costo della materia prima e la quota di commercializzazione, poiché rappresentano gli unici importi su cui i fornitori possono competere.
Altri costi presenti in bolletta – come le spese di trasporto, la gestione del contatore, gli oneri generali di sistema e le imposte – sono definiti a livello normativo e non variano da un operatore all’altro. Nell’individuazione di un’offerta fissa occorre comunque valutare i rischi: se le quotazioni all’ingrosso dovessero scendere, l’utente rimarrebbe vincolato a un prezzo più alto. Tuttavia, le stime attuali non prospettano cali dei prezzi nel breve periodo. È inoltre opportuno verificare sempre con attenzione le clausole contrattuali relative a eventuali penali o costi per il recesso anticipato.
Orientarsi non è semplice in un panorama estremamente affollato, che conta circa 700 venditori di elettricità e centinaia di operatori nel settore del gas. Per facilitare la scelta, l’Arera mette a disposizione il Portale Offerte, uno strumento istituzionale e indipendente per il confronto delle tariffe. Per utilizzarlo in modo efficace è indispensabile munirsi di una bolletta recente per identificare il proprio fabbisogno annuo di energia, dato che l’offerta più vantaggiosa varia in base al profilo di consumo di ciascun nucleo familiare.
Il ruolo dei produttori-venditori sulle offerte scontate
Alcune aziende riescono a proporre prezzi inferiori rispetto ai valori medi del mercato all’ingrosso. Molti operatori attivi nella vendita al dettaglio sono al tempo stesso produttori di energia. Avendo a disposizione impianti propri – siano essi centrali alimentate a gas o strutture da fonti rinnovabili – tali società possono erogare direttamente l’energia prodotta senza doversi approvvigionare interamente sul mercato all’ingrosso a prezzi di picco.
Il cambio di gestore
Negli ultimi giorni, proprio in virtù dei rincari annunciati, le grandi compagnie propongono offerte pluriennali a prezzi scontati. I tagli vanno dal 25% al 50%. La campagna promozionale d’autunno è destinata ad attirare l’attenzione dei consumatori, condizionati da mesi di rincari. Le tariffe sono consultabili su vari portali, in primis quello di Arera.
Il cambio di gestore è un’operazione completamente gratuita, che non prevede alcuna interruzione dell’erogazione del servizio né la sostituzione del contatore. Fa fede il contratto sottoscritto. Occorre dunque controllare le clausole di recesso. Il passaggio richiede solitamente dai 30 ai 60 giorni. Di solito il contratto ha effetto dal primo giorno del mese successivo se la richiesta viene inoltrata entro i primi dieci giorni del mese corrente.







