Il Piano Casa è legge, via libera dal Parlamento a 10 miliardi di investimenti per affrontare l’emergenza abitativa

Cantiere Superbonus

Il Piano Casa è legge. Palazzo Madama ha approvato la conversione del decreto legge 66/2026 con 106 sì, 62 no e 2 astenuti. La norma non presenta novità rispetto al testo licenziato lo scorso 23 giugno dalla Camera. Ma anche su questo ultimo passaggio Palazzo Chigi ha deciso di mettere la fiducia. Incassato l’ampio voto favorevole, ora si potrà procedere alla realizzazione di un progetto che si annuncia tra i più complessi ed onerosi della storia del Paese.

L’esultanza del Governo

Il Governo esulta. «Dalle parole ai fatti» ha scritto la premier, Giorgia Meloni, in un post su X. «Sono molto contento – ha detto a sua volta il vicepremier, Matteo Salviniperché dopo anni di chiacchiere avere i soldi, il personale e la legge che permette di sistemare più di 60mila case pubbliche oggi vuote nell’arco di pochi mesi, non di qualche anno, e di restituirle a chi è in lista d’attesa da tanti anni in tutta Italia è qualcosa che mi rende orgoglioso». Il suo ministero, quello delle Infrastrutture, avrà un ruolo primario nella gestione del progetto.

Le critiche dalle opposizioni

Critiche le opposizioni, sia sui contenuti normativi del decreto, sia sulle risorse stanziate. «Di piano e di casa in questo provvedimento c’è ben poco – ha detto il senatore dem Nicola Irtodi fronte a numeri così drammatici serviva una strategia nazionale vera, mentre questo intervento si rivela insufficiente e privo di visione».

Anche il M5S boccia il provvedimento. «Il governo Meloni confeziona l’ennesimo spot di fine legislatura con il Piano Casa: un provvedimento privo di urgenza, arrivato in Aula dopo tre anni di letargo legislativo e blindato con la fiducia per evitare il dibattito», ha commentato la parlamentare pentastellata Gabriella Di Girolamo.

Cosa prevede il Piano Casa

Il Piano prevede dieci miliardi di investimenti statali in dieci anni per realizzare 100mila nuove abitazioni e per il recupero di 60mila case popolari oggi inutilizzate. Il testo del decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri ha subito modifiche significative nel suo percorso parlamentare. 

La legge amplia il numero dei beneficiari degli alloggi a canone calmierato. Oltre alle categorie già previste, potranno accedere agli immobili convenzionati anche insegnanti, personale sanitario e appartenenti alle forze dell’ordine.

Comuni ed enti locali potranno essere assegnatari dei fondi dedicati alla riqualificazione degli immobili inagibili. Si parte con 7 miliardi, 4,8 dei quali di fondi per la rigenerazione urbana 2027-2034. La legge riconosce la priorità di accesso al Fondo prima casa alle famiglie con persone affette da disabilità grave. Lo strumento consente di ottenere tutele sui mutui per l’acquisto delle abitazioni.

Con la conversione del decreto in legge vengono stanziati 8,5 milioni per il fondo affitti degli studenti universitari fuori sede. Potranno accedere ai benefici le famiglie con Isee fino a 20mila euro che non usufruiscono di altri contributi pubblici per l’abitazione.

Più spazio agli immobili non residenziali

Tra le modifiche approvate figura anche una maggiore apertura verso i progetti immobiliari misti. Quelli che prevedono la realizzazione di negozi ed alberghi. Gli interventi destinati all’edilizia convenzionata potranno infatti includere una quota più ampia di immobili non residenziali, come attività commerciali, strutture ricettive e servizi. La soglia minima del 70% di edilizia convenzionata sarà infatti calcolata esclusivamente sulla componente abitativa, escludendo dal conteggio le superfici destinate ad altri utilizzi. Saranno i Comuni a stabilire con precisione in che misura.

Stop ai vantaggi esclusivi per i fondi esteri

Una delle novità più rilevanti contenute nel testo definitivo della legge riguarda il superamento della corsia privilegiata destinata ai fondi internazionali. Nella versione definitiva le procedure accelerate non saranno più riservate esclusivamente agli investitori esteri, eliminando un elemento che rischiava di creare una disparità di trattamento rispetto agli operatori nazionali. Il percorso amministrativo semplificato riguarderà però soltanto gli interventi superiori a un miliardo di euro.

Edilizia popolare già disponibili 1,1 miliardi

Il Piano Casa punta a recuperare gli alloggi popolari che oggi non si possono assegnare a nessuno per mancanza di manutenzione e alla riqualificazione delle case destinate all’edilizia sociale. Pronto 1 miliardo e 100 milioni, dote che il neocommissario all’edilizia popolare, l’architetto Felice Squitieri, dovrà amministrare sotto il controllo di Invitalia.

Il quadro complessivo degli investimenti

La realizzazione di 100mila nuove case popolari costerà  6 miliardi, 5 dei quali stanziati dal ministero delle Infrastrutture. È previsto un investimento iniziale di 1,7 miliardi. Tutte le risorse, europee e statali saranno concentrate in un unico strumento finanziario gestito dalla Invimit Sgr che fa capo al ministero dell’Economia.

Ogni Regione e ogni Provincia avrà infatti un cassetto autonomo nel quale saranno indirizzati i progetti e le relative risorse. Le risorse utilizzate sono quelle previste nel Fondo Housing Coesione di prossima costituzione che ha già una dotazione di 100 milioni. A questi si aggiungeranno 3,6 miliardi provenienti dal pacchetto coesione Ue reindirizzati su questo nuovo capitolo di spesa dopo l’ultima revisione del Pnrr. Queste risorse serviranno per il recupero degli immobili già esistenti. Una volta assegnate, le case popolari rimesse a nuovo avranno un vincolo d’uso ventennale con canoni d’affitto calmierati. A queste somme di aggiungono 460 milioni del fondo che farà capo a Cassa depositi e prestiti per beneficiare delle semplificazioni burocratiche previste per i maxi finanziamenti da 1 miliardo di euro.

Il progetto incassa il plauso di Confindustria che in questo ultimo anno, insieme ad Ance, ha insistito sulla necessità di programma di investimenti nelle costruzioni che potesse in parte compensare la fine dei bonus ristrutturazione e la fine del Pnrr.  

«Sono ben contento che partiamo, ci siamo. Noi vogliamo dare il nostro contributo». Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Possiamo «dire quali sono le zone dove mancano le case» per i lavoratori, ha detto Orsini, e «dove c’è una concentrazione industriale di impresa che sta funzionando».

«Apprezziamo le modifiche approvate dal Parlamento, in particolare sull’edilizia integrata che consente la partecipazione anche ai capitali italiani» ha detto la presidente di Ance, Federica Brancaccio. «Nella fase attuativa ci auguriamo possano trovare spazio strumenti per assicurare tempi certi e una dimensione più diffusa sul territorio, anche attraverso interventi più piccoli che meglio possono rispondere a reali esigenze edilizie».

«L’approvazione definitiva del Piano casa – ha commentato il presidente di Confedelizia, Giorgio Spaziani Testa è un passaggio importante, ma va considerato un punto di partenza. Ora c’è bisogno di un Piano affitti che coinvolga la proprietà diffusa fondato su tre pilastri: approvazione del disegno di legge sul rilascio degli immobili, incentivi fiscali per le locazioni di lunga durata e contributi per gli inquilini in difficoltà».