Novaya Gazeta, giornale in cui lavorava Anna Politkovskaja ed ultimo giornale indipendente che ancora riusciva a pubblicare in Russia, ha annunciato la chiusura definitiva della sua edizione nazionale per il prossimo 9 novembre. Una decisione arrivata dopo anni di pressioni, censura e intimidazioni da parte del regime di Vladimir Putin.
«Ci hanno ucciso», scrive la redazione nel comunicato con cui annuncia la fine delle pubblicazioni. Il giornale attribuisce direttamente alle autorità russe la responsabilità della chiusura e denuncia una repressione ormai impossibile da sostenere.
La decisione segna la fine di una delle esperienze più importanti del giornalismo d’inchiesta e di opposizione in Russia. Novaya Gazeta ha raccontato per decenni gli abusi del potere, le violazioni dei diritti umani e le vicende più scomode per il Cremlino.
Il giornale di Anna Politkovskaja e il Nobel per la Pace
La storia di Novaya Gazeta è legata soprattutto ad Anna Politkovskaja, la giornalista d’inchiesta assassinata il 7 ottobre 2006. I suoi reportage sulla guerra in Cecenia e sulle responsabilità delle autorità russe l’hanno resa uno dei simboli della libertà di stampa nel Paese.
Dal 2000 a oggi, sei giornalisti e collaboratori del quotidiano hanno perso la vita in circostanze dubbie. Una lunga scia di violenze che testimonia i rischi affrontati da chi ha scelto di raccontare il potere russo senza censura.
Anche Dmitri Muratov, fondatore ed ex direttore del giornale, ha pagato il prezzo del suo impegno. Nel 2021 ha ricevuto il premio Nobel per la Pace, riconoscimento che ha premiato il suo lavoro a difesa della libertà di espressione.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Novaya Gazeta ha assunto una posizione apertamente contraria alla guerra. Da quel momento le pressioni delle autorità sono diventate ancora più pesanti.
Dalla revoca della licenza alla censura del Cremlino
Nel settembre 2022 le autorità russe hanno revocato la licenza di pubblicazione del quotidiano. Pochi mesi dopo, il Cremlino ha oscurato anche il sito internet, rendendo sempre più difficile raggiungere i lettori all’interno del Paese.
La redazione ha comunque cercato di proseguire il proprio lavoro attraverso i social network e il sito, accessibile in Russia soltanto utilizzando strumenti per aggirare la censura, come le VPN. Il giornale ha inoltre continuato a stampare edizioni speciali in tirature inferiori alle mille copie.
Nel frattempo, circa due terzi dei giornalisti hanno lasciato la Russia e si sono trasferiti in Lettonia, dove hanno fondato Novaya Gazeta Europe. Il progetto internazionale è nato per garantire continuità alla testata e mantenere viva la sua attività giornalistica.
Una trentina di collaboratori, tra cui Muratov e il nuovo direttore Sergei Sokolov, ha invece scelto di restare a Mosca e tentare di proseguire il lavoro nonostante le crescenti difficoltà.
La stretta sugli agenti stranieri e l’arresto del direttore
La situazione è precipitata nel settembre 2026, quando le autorità russe hanno inserito Novaya Gazeta nel registro degli «agenti stranieri». Il Cremlino utilizza questa classificazione contro organizzazioni e persone che considera potenzialmente contrarie agli interessi nazionali.
L’inserimento nella lista comporta pesanti restrizioni. Le autorità possono sottoporre le organizzazioni a controlli burocratici e forme di sorveglianza, mentre il divieto di ricevere introiti pubblicitari compromette una delle principali fonti di finanziamento dei giornali.
A ottobre la pressione è aumentata ulteriormente. La polizia ha arrestato brevemente Sergei Sokolov e perquisito la sua abitazione. Poco dopo, la redazione ha ricevuto una lettera di sfratto per lasciare la sede storica. Le autorità hanno inoltre bloccato definitivamente il sistema di donazioni dei lettori, fondamentale per sostenere economicamente il quotidiano.
L’ultimo giorno in redazione: «Le autorità ci hanno costretto a chiudere»
Il 26 ottobre la redazione si è riunita per un’ultima volta. I giornalisti hanno valutato le condizioni di lavoro e le risorse disponibili, arrivando alla conclusione che non esistessero più le condizioni per continuare. Nel comunicato, Novaya Gazeta accusa direttamente le istituzioni russe: «Le autorità russe e i servizi speciali russi hanno costretto la redazione a porre fine al suo lavoro».
Nei giorni successivi sono circolate le fotografie di Muratov e degli altri collaboratori impegnati a svuotare gli uffici. Tra gli spazi della sede c’erano anche alcuni memoriali dedicati ai colleghi uccisi, tra cui Anna Politkovskaja.
La redazione ha deciso di donare ai lettori molti degli oggetti conservati negli uffici, trasformando l’ultimo momento di attività in un’occasione per condividere la memoria del giornale con chi lo ha sostenuto negli anni.







