Trump caccia i giornalisti che non gli piacciono, il giudice lo ferma: «Ridate subito i pass a CNN, MS NOW e Politico»

Donald Trump

Donald Trump aveva deciso che CNN, MS NOW e Politico non dovessero più entrare alla Casa Bianca. Il motivo lo aveva spiegato lui stesso sui social: a suo giudizio le tre testate diffondono «fake news», «fiction» e «lies» sul presidente e sulla sua amministrazione. Così, il 19 settembre, i giornalisti si erano presentati normalmente ai cancelli della White House e si erano visti negare l’ingresso. Gli addetti alla sicurezza avevano anche ritirato i loro accrediti.

Le tre organizzazioni giornalistiche, però, hanno portato la battaglia davanti a un tribunale federale. E il primo round giudiziario si è concluso contro la Casa Bianca: il giudice Timothy Kelly ha ordinato all’amministrazione di restituire immediatamente i pass e di consentire nuovamente ai giornalisti di CNN, MS NOW e Politico di accedere alla sede della presidenza.

Il giudice blocca Trump per 14 giorni

Kelly ha concesso alle tre testate un ordine restrittivo temporaneo che resterà in vigore per 14 giorni, salvo ulteriori decisioni del tribunale. In questo periodo la Casa Bianca non potrà applicare il bando mentre la giustizia continuerà a esaminare il ricorso.

Il giudice ha concentrato una parte importante della decisione sulle modalità con cui l’amministrazione ha tolto gli accrediti. Secondo Kelly, la Casa Bianca non ha garantito ai giornalisti un «giusto processo costituzionalmente adeguato» prima di privarli dei pass permanenti. In sostanza, il governo ha tolto loro l’accesso senza concedere preventivamente un procedimento adeguato attraverso il quale contestare la decisione.

La vicenda assume un significato ancora più particolare considerando chi siede sul banco del giudice. Fu proprio Trump a nominare Timothy Kelly giudice federale nel 2017. Adesso Kelly interviene in uno degli scontri più duri tra il presidente e una parte della stampa americana.

La sicurezza nazionale non convince il tribunale

L’amministrazione aveva provato a difendere il provvedimento chiamando in causa anche la sicurezza nazionale. Gli avvocati del governo sostenevano che i precedenti servizi delle tre organizzazioni giornalistiche giustificassero la revoca degli accrediti per ragioni di sicurezza.

Kelly, però, non ha trovato nel fascicolo elementi sufficienti a sostenere questa tesi. Il giudice ha osservato che gli argomenti presentati dal governo offrono «scarso sostegno» alla presunta esigenza di sicurezza nazionale e ha sottolineato come, prima dell’inizio della causa, nulla negli atti indicasse che la Casa Bianca avesse tolto i pass per questo motivo.

C’è inoltre un problema evidente per la difesa dell’amministrazione: Trump aveva spiegato pubblicamente il bando in termini molto diversi. Quando annunciò la decisione, il presidente attaccò direttamente le tre testate per il modo in cui raccontavano lui e il suo governo, sostenendo che non avrebbero dovuto poter continuare a pubblicare quelle che definiva «fiction» e «lies».

Trump contro i media, lo scontro arriva davanti ai giudici

Il nuovo caso si inserisce in una battaglia che Trump conduce da anni contro le organizzazioni giornalistiche che considera ostili. Questa volta, però, il presidente non si è limitato agli attacchi verbali: ha escluso fisicamente tre testate dalla Casa Bianca, colpendo direttamente la possibilità dei loro reporter di seguire la presidenza dall’interno.

La reazione ha coinvolto anche altre importanti organizzazioni dell’informazione americana. Diverse testate che Trump non aveva colpito direttamente hanno contestato il provvedimento e alcune avevano annunciato la sospensione della distribuzione di immagini e video dalla Casa Bianca in solidarietà con i colleghi esclusi.

Il tribunale, almeno per ora, ha rimesso CNN, MS NOW e Politico dentro la White House. Non si tratta ancora della sentenza definitiva sulla controversia, perché Kelly ha concesso una tutela temporanea mentre il procedimento continua. Ma il primo verdetto politico e giudiziario della battaglia è chiarissimo: Trump aveva chiuso la porta ai giornalisti che accusava di raccontare falsità, un giudice federale gli ha ordinato di riaprirla.