Garlasco, l’impronta 33 e Andrea Sempio: cosa ha raccontato Gennaro Cassese a Verità Nascoste

Il carabiniere Cassese

Il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione dopo l’intervento dell’ex colonnello dei Carabinieri Gennaro Cassese, che ha ripercorso alcuni passaggi delle prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi durante la puntata di Verità Nascoste con Milo Infante, andata in onda il 22 settembre: dall’Impronta 33 di Andrea Sempio ai primi colloqui su Alberto Stasi finendo alle indagini svolte nel 2007.

La mattina successiva, il 23 settembre, la puntata è stata caricata su Mediaset Infinity, ma il blocco finale dedicato a Garlasco non era presente nella versione disponibile online. Da qui sono nate le domande sul contenuto della parte rimossa. Fanpage.it ha contattato Mediaset senza ricevere risposta, secondo quanto riportato dalla stessa testata.

Il mistero riguarda soprattutto ciò che era stato trasmesso nella parte finale della puntata. Tra gli interrogativi emersi c’è anche quello relativo all’intervista ad Alberto Stasi del 2007 a Matrix e alla possibilità che il materiale non potesse essere riproposto per questioni legate ai diritti d’autore.

Al momento, però, non risulta una spiegazione ufficiale di Mediaset sul motivo del taglio, almeno sulla base delle informazioni riportate. La pagina ufficiale di Verità Nascoste conferma comunque che la puntata del 22 settembre era dedicata anche al caso Garlasco.

Impronta 33 non ancora una prova

Ma torniamo sulle parole dell’ex comandante dei Carabinieri di Vigevano, che nel 2007 aveva indagato sull’omicidio di Chiara Poggi. Sull’impronta 33, la traccia palmare individuata sulla parete delle scale della villetta di Garlasco, Cassese ha ribadito la propria ricostruzione: “Il carabiniere Aldo Mattei (oggi Tenente Colonnello) nel 2025 agli inquirenti ha parlato di una impronta bagnata quando si è riferito all’impronta 33. Ma in nessun verbale del 2007 questa traccia è stata attribuita a qualcuno, tanto meno all’assassino. Non era attribuibile e per questo era come inesistente. E nel 2007 nessuno ha parlato di un’impronta bagnata. Anche oggi – sia chiaro – l’impronta 33 tecnicamente non è ancora una prova”.

Il tema è tornato centrale nella nuova fase investigativa. La Procura di Pavia ha attribuito la traccia ad Andrea Sempio, mentre i consulenti della difesa contestano che vi siano elementi sufficienti per associarla all’attuale indagato.

Andrea Sempio e l’impronta 33

La questione tecnica dell’impronta resta quindi uno dei punti più discussi dell’inchiesta. Secondo i consulenti della difesa di Sempio, la traccia presenterebbe soltanto cinque minuzie, mentre i consulenti della Procura ne avrebbero individuate quindici corrispondenti. In prospettiva, un eventuale procedimento potrebbe portare a ulteriori valutazioni peritali sulla compatibilità dell’impronta. Resta inoltre il problema del materiale originario: l’intonaco prelevato nel 2007 per le analisi non sarebbe più disponibile, essendo stato consumato durante gli accertamenti.

Cassese e i primi incontri tra Alberto Stasi e la pm Rosa Muscio

Durante la trasmissione, Milo Infante ha chiesto a Gennaro Cassese di chiarire cosa fosse accaduto nei primi incontri tra Alberto Stasi e la pm Rosa Muscio nei giorni successivi all’omicidio.

Cassese ha spiegato: “Durante il programma si faceva riferimento a come la pm avesse incalzato Stasi sul sangue sulla famosa bicicletta e sul famoso pedale. Ho risposto che se la pm, come qualsiasi altro investigatore, aveva insistito su quell’aspetto è perché aveva una relazione scientifica che svelava la presenza di materiale altamente cellulare che potrebbe essere sangue o sudore. La dottoressa quando ha fatto quel sit aveva in mano una relazione scientifica. Io non sono un tecnico tanto da poter dire se quella relazione fosse giusta o sbagliata”.

Il riferimento riguarda uno dei passaggi più discussi delle prime indagini, quello relativo agli accertamenti scientifici sulla bicicletta e sui pedali.

Cassese: “non avevamo nessun elemento scientifico”

L’ex comandante ha poi precisato quale fosse la situazione investigativa nel 2007 rispetto ad Andrea Sempio. Cassese ha dichiarato che “nel 2007 non avevamo nessun elemento scientifico che collocasse Sempio sulla scena del crimine. C’erano solo quelle tre telefonate fatte a casa Poggi nei giorni precedenti”. Nel ricostruire le verifiche dell’epoca, ha aggiunto che nel 2007 Sempio non venne preso in considerazione anche in relazione all’orario della morte allora ipotizzato. La successiva evoluzione delle indagini ha portato invece nuovamente il suo nome al centro del caso.

Nel corso del confronto è tornato anche il tema della posizione processuale di Alberto Stasi. Cassese ha precisato: “Spesso nelle varie trasmissioni tv viene detto che Stasi è stato condannato dopo cinque processi (o meglio cinque gradi di giudizio): nei primi due è stato assolto. In primo e secondo grado è stato assolto con formula dubitativa. Non con formula piena. Quindi per insufficienza di prove”. La vicenda giudiziaria di Stasi rappresenta uno dei capitoli centrali della storia processuale del delitto di Chiara Poggi.

La bicicletta nera di Garlasco

Un altro punto affrontato da Milo Infante riguarda la famosa bicicletta nera segnalata dalla vicina di casa Franca Bermani. Infante ha chiesto a Cassese: “Lei ha riconosciuto la bicicletta come quella descritta dalla signora Bermani (ovvero la vicina di casa di Chiara Poggi che aveva fatto riferimento a una bici nera fuori dalla villetta la mattina dell’omicidio)?”.

L’ex colonnello avrebbe risposto di no. A Fanpage.it ha poi chiarito: “La bicicletta trovata nell’officina del papà di Alberto Stasi, dove è stata fatta ispezione sull’allarme, non corrispondeva a quella descritta della signora Bermani. Ma la bici nel garage l’abbiamo vista circa 45 giorni dopo il delitto”.

Il ritardo nella verifica dell’allarme e la questione della bicicletta sono tornati al centro del confronto televisivo. In una precedente intervista, Cassese aveva già indicato proprio nel controllo tardivo dell’allarme uno degli elementi problematici delle prime indagini.

Uno dei nodi dell’inchiesta

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, l’impronta 33 continua quindi a essere uno degli elementi più discussi della nuova fase investigativa. Da una parte c’è la posizione della Procura di Pavia, che ha collegato la traccia ad Andrea Sempio; dall’altra quella della difesa, che ne contesta l’attribuzione. Le diverse valutazioni tecniche sul reperto rendono necessario distinguere ciò che è stato sostenuto dalle parti dagli elementi che potranno essere eventualmente accertati in sede giudiziaria. Ed è proprio su questi punti — impronta 33, bicicletta nera, accertamenti scientifici e indagini del 2007 — che il caso Garlasco continua a riaccendere l’attenzione.