Emergono nuovi retroscena drammatici legati alla figura di Pamela Genini, la giovane di ventinove anni tragicamente uccisa a Milano l’anno scorso dal suo ex fidanzato Gianluca Soncin. Una serie di trentuno messaggi di testo, diffusi di recente da persone vicine alla vittima e non ancora acquisiti ufficialmente dai Carabinieri, rivela una forte preoccupazione vissuta dalla ragazza nel 2020. Nei testi inviati a un amico, la giovane manifestava profondo spavento dopo aver scoperto che i freni della propria vettura presentavano anomalie attribuibili, secondo i suoi sospetti, a una manomissione intenzionale.
Il weekend in Toscana e il sospetto sulla vettura di Pamela
La vicenda risale a un soggiorno estivo trascorso in Toscana insieme a un’amica e a Francesco Dolci, imprenditore edile oggi al centro di un’altra indagine per la profanazione della sepoltura della ragazza a Strozza. Il viaggio, nato con l’intenzione di riappianare i rapporti dopo precedenti incomprensioni, si era concluso con un ulteriore litigio che aveva spinto l’uomo a rientrare a casa da solo. Pamela Genini aveva affidato la propria automobile a Dolci prima della partenza e, una volta ripreso il veicolo, avrebbe riscontrato malfunzionamenti immediati dell’impianto frenante. Le verifiche condotte dal meccanico avevano poi confermato i danni, spingendo la giovane a confidare i propri timori via chat, ipotizzando un tentativo di renderla psicologicamente e logisticamente dipendente.
Le denunce ai Carabinieri e il supporto alla famiglia
A seguito dell’episodio dei freni e di un successivo ritrovamento di danni alla carrozzeria, la giovane si era rivolta ai Carabinieri di Bergamo accompagnata da un’amica per valutare una segnalazione formalizzata, sebbene non vi sia certezza sull’effettivo deposito della denuncia contro ignoti. L’autenticità di questi scambi di messaggi trova riscontro nelle dichiarazioni dell’associazione Scarpetta Rossa Aps, realtà che offre assistenza alla famiglia della vittima nel corso del processo in corso presso il Tribunale di Milano. Le nuove rivelazioni andrebbero a rafforzare il quadro delineato dagli inquirenti, che descrivono un atteggiamento fortemente ossessivo nei confronti della vittima.
La replica di Francesco Dolci e la smentita delle accuse
Francesco Dolci respinge fermamente ogni addebito, definendo le ricostruzioni come un tentativo di screditare la sua figura. L’uomo dichiara che i guasti meccanici dell’auto erano riconducibili a un semplice guasto tecnico accertato dal riparatore e sostiene di essere stato lui stesso ad accompagnare Pamela Genini dalle forze dell’ordine per tutelarla dalle sue stesse paure. Dolci afferma inoltre di possedere documentazione idonea a dimostrare la veridicità della propria versione dei fatti, negando anche qualsiasi responsabilità relativa ai danneggiamenti sulla carrozzeria della vettura.







