Uccide l’uomo che ha stuprato la figlia 13enne, poi sparisce la prova chiave: il padre torna libero e si candida a sceriffo

Aaron Spencer

Prima ha trovato la figlia tredicenne nell’auto dell’uomo accusato di averla abusata sessualmente. Poi ha impugnato una pistola e gli ha sparato. Una storia che sembra uscita da un film di vendetta privata, ma che negli Stati Uniti sta dividendo l’opinione pubblica tra chi parla di giustizia e chi di pericoloso precedente.

Il protagonista è Aaron Spencer, 37 anni, residente nella contea di Lonoke, in Arkansas. Per quasi due anni ha rischiato di essere processato per omicidio di secondo grado dopo avere ucciso Michael Fosler, 67 anni, già arrestato poche settimane prima con decine di accuse legate a presunti abusi sessuali sulla figlia dell’uomo.

Ora però il caso ha preso una piega clamorosa: il giudice Ralph Wilson Jr. ha archiviato tutto e Spencer è tornato libero.

La notte in cui tutto è cambiato

La vicenda risale all’8 ottobre 2024. Spencer si sveglia nel cuore della notte e si accorge che la figlia non è in casa. Dopo alcune ricerche individua la ragazza a bordo di un’auto guidata proprio da Michael Fosler.

Secondo la ricostruzione emersa durante le indagini, il padre avrebbe inseguito il veicolo fino a speronarlo, costringendolo a fermarsi. Quando Fosler è sceso dall’auto, Spencer ha aperto il fuoco.

Subito dopo avrebbe accompagnato la figlia in un luogo sicuro, ricaricato l’arma e chiamato personalmente il numero d’emergenza per confessare quanto accaduto.

A rendere ancora più esplosiva la vicenda c’è un dettaglio: Fosler era stato arrestato appena un mese prima per presunti abusi sessuali commessi tra giugno e luglio del 2024 proprio ai danni della figlia di Spencer. Nonostante le accuse, si trovava in libertà grazie alla cauzione.

La prova decisiva sparita nel nulla

Per mesi il procedimento è sembrato destinato a finire davanti a una giuria. Poi è emerso un fatto che ha ribaltato completamente il caso.

Una memory card appartenente alla dashcam delle forze dell’ordine, che avrebbe potuto contenere immagini fondamentali della sparatoria, è misteriosamente scomparsa.

Secondo la difesa, non si è trattato di una semplice svista. Gli avvocati hanno accusato gli investigatori di avere gestito in modo gravemente negligente il materiale probatorio, contestando omissioni nei rapporti, errori nella catalogazione e la mancata conservazione di un elemento considerato cruciale.

Il giudice ha definito l’archiviazione «una misura estrema e straordinaria», ma ha aggiunto che la condotta degli investigatori è stata talmente grave da compromettere definitivamente il procedimento.

Da imputato a candidato sceriffo

La storia assume contorni ancora più sorprendenti perché, mentre il processo era ancora aperto, Aaron Spencer ha deciso di candidarsi a sceriffo della contea.

Nella sua campagna elettorale ha trasformato la propria vicenda personale in un manifesto politico. «Sono il padre che ha protetto sua figlia quando il sistema ha fallito», ha scritto sui social.

Parole che hanno trovato consenso tra molti elettori. Lo scorso marzo Spencer ha infatti vinto le primarie repubblicane con oltre il 53 per cento dei voti e ora punta a conquistare la guida dell’ufficio dello sceriffo nelle elezioni autunnali.

Una parabola incredibile: da uomo accusato di omicidio a possibile massimo rappresentante delle forze dell’ordine della sua contea. E tutto mentre resta aperta una domanda destinata a far discutere ancora a lungo: cosa mostrava davvero quella memory card scomparsa?