Bruno Vespa, neanche l’ospedale lo tiene lontano da Meloni: a 82 anni si presenta a pezzi pur di intervistare la premier

Bruno Vespa, neanche l’ospedale lo tiene lontano da Meloni

C’è una fotografia che rischia di diventare il riassunto definitivo del rapporto tra Bruno Vespa e il potere. Non servono editoriali, analisi sulla televisione pubblica o trattati sulla distanza che dovrebbe separare chi governa da chi dovrebbe fargli le domande: basta guardarla.

Bruno Vespa, 82 anni, è seduto nello studio televisivo con un braccio immobilizzato, un occhio gonfio e il volto segnato. Quella mattina, come ha raccontato lui stesso, ha avuto una «rovinosa caduta», è finito al Policlinico Gemelli ed è stato sottoposto a un intervento. Qualunque essere umano dotato di un certificato medico, di un divano e di un minimo istinto di conservazione avrebbe probabilmente considerato conclusa la propria giornata. Vespa, invece, aveva un appuntamento con Giorgia Meloni e ha deciso che quello, evidentemente, non poteva aspettare.

Il particolare che trasforma una semplice disavventura in una scena ai confini della satira è che la presidente del Consiglio gli aveva proposto di rinviare l’intervista. Non era Palazzo Chigi a pretendere che il conduttore si trascinasse davanti alle telecamere con il braccio fasciato. Era stata la stessa Meloni a fargli sapere che l’incontro poteva tranquillamente essere spostato. Vespa ha preferito esserci comunque.

Perfino Meloni gli aveva proposto di rinviare

La scena è difficile da migliorare persino inventandola. Vespa si presenta davanti alla premier evidentemente malconcio e si scusa perché non è «in condizioni perfette». Meloni chiarisce subito, quasi volesse evitare qualsiasi equivoco, che era stata lei stessa a proporgli di rimandare.

Ed è proprio questo particolare a rendere tutto ancora più surreale: il potere gli offre una via d’uscita e Vespa decide di non prenderla. Il braccio fasciato e l’occhio gonfio finiscono così per trasformarsi involontariamente negli elementi scenografici di un rapporto con la politica che accompagna il giornalista praticamente da una vita.

Bruno Vespa e l’urgenza che non c’è

Non c’era da raccontare in diretta una catastrofe improvvisa, non era scoppiata una guerra cinque minuti prima e nessuna emergenza nazionale imponeva la presenza fisica del conduttore davanti alle telecamere. Si trattava di un’intervista alla presidente del Consiglio che la stessa presidente del Consiglio era perfettamente disponibile a rimandare. Eppure Vespa ha scelto di presentarsi comunque, in condizioni che le immagini rendono superfluo descrivere ulteriormente.

Chiamarla dedizione al lavoro sarebbe naturalmente possibile. Ma osservando quella scena è difficile non vedere anche qualcosa di molto meno eroico e decisamente più grottesco: un uomo di 82 anni appena uscito da un ospedale che non riesce a rinunciare al proprio appuntamento con Palazzo Chigi nemmeno quando Palazzo Chigi gli dice di riposarsi.

Mezzo secolo vicino al potere, fino all’ultima fasciatura

Vespa frequenta i potenti della Repubblica da abbastanza tempo da aver visto cambiare governi, maggioranze, presidenti e partiti. Il suo salotto televisivo è diventato uno dei luoghi simbolici della politica italiana e il suo modo di rapportarsi ai protagonisti del potere gli ha attirato negli anni critiche durissime, soprattutto da parte di chi gli rimprovera un atteggiamento troppo deferente verso chi occupa Palazzo Chigi.

Per questo la fotografia dell’altra sera possiede una forza comica che prescinde completamente dall’incidente, sul quale naturalmente non c’è nulla da ridere. A rendere irresistibile la situazione è ciò che accade dopo: Vespa cade, viene portato in ospedale, subisce un intervento, si ritrova con il braccio immobilizzato e il volto segnato e, nonostante la stessa premier gli abbia proposto di rinviare, decide che l’intervista si farà comunque.

A quel punto viene quasi spontaneo chiedersi che cosa avrebbe potuto convincerlo a restare a casa. Se nemmeno un intervento chirurgico e l’esplicito via libera dell’ospite a spostare l’appuntamento sono sufficienti, il confine tra abnegazione professionale e involontaria caricatura diventa piuttosto sottile.

La scena, del resto, possiede già tutto ciò che serve: il giornalista, il potere e persino il potere che, per una volta, suggerisce al giornalista di tenersi a distanza. È il giornalista a non volerne sapere.

E poi c’è il piccolo mistero dei tempi dell’ospedale

Resta infine una domanda meno politica e molto più italiana. Vespa ha raccontato di essere caduto quella mattina, di essere arrivato al Gemelli, di essere stato sottoposto a un intervento e di essere stato rimesso in condizioni tali da poter raggiungere gli studi televisivi la sera stessa.

Non esiste alcun elemento per sostenere che abbia ricevuto favoritismi o che abbia saltato una fila, e sarebbe scorretto affermarlo. Ma almeno un moto di curiosità è inevitabile, soprattutto per chiunque abbia avuto la ventura di trascorrere qualche ora in un pronto soccorso italiano.

Milioni di cittadini conoscono bene la liturgia: il triage, la sedia, l’attesa, la richiesta di informazioni, un’altra attesa e quella particolare percezione del tempo per cui si entra con la luce del giorno e a un certo punto ci si domanda se fuori sia già cambiata stagione. Vespa, invece, nell’arco della stessa giornata è riuscito a concentrare una caduta, l’arrivo in ospedale, gli accertamenti necessari, un intervento chirurgico, il recupero e il ritorno davanti alle telecamere.

Bruno Vespa e i miracoli del pronto soccorso

Se ha seguito esattamente lo stesso percorso riservato a qualsiasi cittadino, sarebbe interessante conoscere il reparto e replicarne immediatamente l’organizzazione in tutta Italia. Perché, senza insinuare favoritismi dei quali non esiste alcuna prova, la velocità dell’intera operazione appare quasi fantascientifica agli occhi di chi conosce i tempi ordinari della sanità italiana.

Alla fine, però, la parte più feroce della storia resta quella che non ha bisogno di essere caricata. Bruno Vespa, 82 anni, con il braccio immobilizzato e il volto segnato da una caduta, poche ore dopo un intervento era nuovamente davanti alle telecamere per intervistare Giorgia Meloni. E non perché Giorgia Meloni lo pretendesse: la premier gli aveva persino proposto di rinviare.

Forse non esiste immagine migliore per raccontare il rapporto di Bruno Vespa con il potere. Eppure, questa volta, addirittura, era il potere a dirgli di starsene a casa.