Il centro prova a rimettersi in piedi da Milano, mentre Pina Picierno scarica sul Partito democratico una delle frasi più taglienti di questa nuova stagione politica: «Ho l’impressione che il campo largo, e pure il Pd, siano scivolati purtroppo sempre di più verso il populismo con la pochette di Giuseppe Conte». L’immagine è studiata per colpire e colpisce, perché arriva da una donna che quella casa politica l’ha abitata a lungo, contribuendo a fondarla, e che oggi sceglie il palco del Teatro Parenti per segnare pubblicamente la distanza dal partito guidato da Elly Schlein.
L’occasione è la presentazione di Europeisti.eu, il movimento civico e politico promosso da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli con l’obiettivo dichiarato di costruire un centro democratico, riformista ed europeista. Una casa per chi non si riconosce né nella destra sovranista né in una sinistra percepita come sempre più attratta dal grillismo. La sala è piena, circa settecento posti occupati, con persone in piedi lungo i lati. Un segnale che la galassia riformista prova a trasformare la nostalgia del Terzo polo in qualcosa di più strutturato.
Picierno contro il campo largo
Pina Picierno parla da ex, ma non da osservatrice indifferente. La vicepresidente del Parlamento europeo, alla sua prima uscita pubblica dopo l’addio al Pd e la nascita di Spazio pubblico, rivendica una rottura maturata proprio per quello che definisce lo «snaturamento» del partito. «Lo dico con dispiacere perché è la ragione per la quale io ho lasciato quella casa politica che ho contribuito a fondare: mi auguro che il Pd ritrovi la funzione che pure ha avuto in passato e che purtroppo ha smarrito. Insomma l’augurio a chi resta nel Pd è appunto di ritrovare una funzione e non è mai troppo tardi per farlo».
La critica è netta: il Partito democratico, secondo Picierno, avrebbe ceduto terreno all’impostazione di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle, accettando un campo largo più populista che riformista. La formula della «pochette di Conte» diventa così la sintesi sarcastica di una subalternità politica che l’ex dem non intende più accettare. Per lei, lo spazio per un polo europeista esiste proprio perché il Pd avrebbe lasciato scoperto un pezzo di elettorato moderato, liberale, democratico e atlantista.
Europeisti.eu e il tentativo di hackerare il bipolarismo
A battezzare la nuova creatura arriva anche Carlo Calenda, leader di Azione, che legge il progetto come risposta alla confusione delle future coalizioni in vista delle Politiche del 2027. «Andranno da Vannacci a Tajani, da Renzi a Potere al popolo. Per questo noi dobbiamo dare un’alternativa a questo scempio». Il bersaglio è il bipolarismo attuale, giudicato troppo fragile, troppo contraddittorio e soprattutto troppo esposto alle spinte populiste su entrambi i lati dello schieramento.
Falasca chiarisce che l’obiettivo non è rimettere in piedi una semplice riedizione del Terzo polo, ma costruire un centro europeista «che si contrapponga all’attuale bipolarismo a trazione populista». Calenda, dal canto suo, non rinuncia a una stoccata a Matteo Renzi, accusato di aver fatto naufragare in passato quel progetto «perché si è messo a giocare come fa sempre e come fa adesso». Ma questa volta, sostiene il leader di Azione, il potenziale sarebbe maggiore, proprio perché le coalizioni appaiono ancora più disordinate.
Da Monti a Cottarelli, la Milano-test dei riformisti
Al Teatro Parenti si rivede una parte significativa della diaspora riformista. I saluti istituzionali sono affidati a Mario Monti. In sala ci sono Luigi Marattin, leader del Partito liberaldemocratico dopo l’uscita da Italia viva, l’ex capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci, Carlo Cottarelli e molti esponenti del mondo liberal-democratico rimasti senza una collocazione stabile. Milano diventa così il laboratorio naturale di questa operazione politica, anche perché tra un anno la città tornerà al voto e il centrosinistra dovrà capire con quale perimetro presentarsi agli elettori.
I centristi non escludono una corsa autonoma se la proposta del Pd non dovesse convincere. Daniele Nahum lo dice con chiarezza: un candidato proprio può diventare un’ipotesi reale. Tra i nomi che circolano c’è quello di Carlo Cottarelli, che però frena senza chiudere del tutto: «Non me l’ha chiesto nessuno, ma se me lo chiedessero ci penserei. In questo momento però mi sembra improbabile».
Dialogo sì, ma solo sulle «questioni serie»
Picierno non chiude completamente la porta al Pd. Un dialogo futuro resta possibile, ma solo sulle «questioni serie». È una formula che dice molto: nessun ritorno alla vecchia appartenenza, nessuna adesione al campo largo così com’è, ma la disponibilità a confrontarsi su temi concreti, europeismo, economia, diritti, politica estera e riforme.
Il messaggio politico è chiaro. Europeisti.eu nasce per intercettare chi non vuole scegliere tra il sovranismo della destra e il populismo della sinistra alleata con Conte. Resta da capire se questo spazio, spesso evocato e quasi sempre disperso, riuscirà finalmente a trasformarsi in una forza elettorale solida. Per ora c’è un teatro pieno, una frase destinata a far discutere e una promessa: provare a costruire un centro che non chieda permesso né a Schlein né a Meloni.







