Doveva essere una giornata dedicata alle trattative europee, ai conti dell’Unione e alle tensioni sul bilancio comunitario. Donald Trump l’ha trasformata invece in uno dei momenti più delicati dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Mentre Giorgia Meloni partecipava al Consiglio europeo di Bruxelles, il presidente americano ha scelto di intervenire telefonicamente durante la trasmissione “L’Aria che tira” su La7 e, senza alcuna domanda specifica sull’argomento, ha portato immediatamente la conversazione sulla presidente del Consiglio italiana. Le sue parole hanno provocato un terremoto diplomatico e politico, mandando in crisi la narrazione costruita da Palazzo Chigi dopo il G7 e aprendo uno scontro personale tra i due leader.
«Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena», ha dichiarato Trump. E non si è fermato qui. «Come sta il vostro primo ministro? Cosa ha detto quando mi ha incontrato? Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle». Poi l’ulteriore affondo: «Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena».
L’attacco di Trump travolge la narrazione del G7
Le dichiarazioni del presidente americano arrivano appena due giorni dopo la conclusione del vertice dei Grandi, durante il quale Giorgia Meloni aveva descritto i rapporti con il leader della Casa Bianca come sostanzialmente immutati rispetto al passato. In conferenza stampa, la presidente del Consiglio aveva cercato di minimizzare le tensioni emerse negli ultimi mesi, sostenendo che tra lei e Trump non vi fosse alcun bisogno di chiarimenti.
«Ho trovato il rapporto immutato. Non ci sono state recriminazioni, né abbiamo parlato di quanto successo. Abbiamo un carattere abbastanza forte, entrambi difendiamo con determinazione l’interesse nazionale, non c’è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d’accordo. Siamo ripartiti su quello che si può fare nei prossimi mesi», aveva dichiarato la premier.
Con le sue parole, Trump ha demolito in pochi minuti questa rappresentazione. Altro che clima disteso e rapporti ricuciti. Il presidente americano ha mostrato un quadro molto più problematico dei rapporti con Roma e ha finito per oscurare completamente i temi al centro del vertice europeo.
La replica di Giorgia Meloni: «L’Italia non implora mai»
In un primo momento, Palazzo Chigi aveva deciso di rinviare la risposta alla conclusione dei lavori del Consiglio europeo. La durezza delle parole pronunciate dal presidente americano ha però convinto Giorgia Meloni a intervenire quasi immediatamente.
Attraverso un video pubblicato sui social, la presidente del Consiglio ha respinto con fermezza le dichiarazioni di Trump. «Certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita». Poi la frase destinata a diventare il cuore della replica italiana: «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è per il resto la prima volta che accade. Ma si ricordi che io e l’Italia non imploriamo mai».
Con quelle parole, Meloni ha alzato ulteriormente il livello dello scontro con Washington e ha preso le distanze da Trump come mai aveva fatto prima.
Il sospetto di Palazzo Chigi sui microfoni di La7
Nella cerchia più vicina alla presidente del Consiglio, oltre allo stupore, ha preso corpo anche un’altra convinzione. Tra Palazzo Chigi e Bruxelles è circolato subito un sospetto: Trump non avrebbe scelto casualmente i microfoni di La7 per sferrare il suo attacco.
Secondo i fedelissimi della premier, la rete viene percepita come particolarmente vicina all’opposizione e l’entourage del presidente americano conosce perfettamente il significato simbolico di quel contesto mediatico. Questa teoria alimenta ulteriormente il nervosismo all’interno di Fratelli d’Italia e attribuisce alla vicenda un significato che va ben oltre la semplice polemica personale.
Da Fazzolari a Calenda, la politica italiana si stringe attorno alla premier
Le parole di Trump hanno provocato una reazione quasi unanime nel panorama politico italiano. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha parlato apertamente di «deliri di Trump», accusando il presidente americano di compromettere gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. «Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Stati Uniti», ha dichiarato.
Anche Carlo Calenda ha preso le difese della presidente del Consiglio. «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Giorgia Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione», ha affermato il leader di Azione.
Sulla stessa linea si è mosso Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha sottolineato che «l’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata» e ha definito «inaccettabile» il comportamento di un alleato che si rivolge in questi termini ai vertici istituzionali italiani. L’ex presidente del Consiglio ha però colto l’occasione anche per una riflessione politica, sostenendo che «la rincorsa a foto e prefazioni di libri non può prevalere sull’interesse nazionale».
Di segno opposto la lettura di Angelo Bonelli. Il leader di Alleanza Verdi e Sinistra attribuisce l’incidente diplomatico alla «politica di subalternità» che, a suo giudizio, Giorgia Meloni ha costruito nei confronti del presidente americano. «Dopo questa figuraccia e dopo aver fatto perdere la dignità all’Italia e agli italiani, mi porrei il problema di farmi da parte», ha dichiarato.
Un rapporto privilegiato ora vacilla
L’incidente arriva in un momento particolarmente delicato. Negli ultimi anni Giorgia Meloni ha investito molto sul rapporto con Donald Trump e con l’universo conservatore americano, presentandosi come una delle interlocutrici europee più vicine al presidente degli Stati Uniti. Questa vicinanza politica e personale rappresentava uno degli elementi di forza della sua azione internazionale.
L’affondo arrivato da Bruxelles mette però improvvisamente in discussione questa narrazione. Non si tratta di una divergenza politica su un singolo dossier, ma di un attacco personale che colpisce direttamente la credibilità della premier e, con essa, l’immagine dell’Italia. Tra gli osservatori prevale la sensazione che qualcosa si sia incrinato in un rapporto che fino a pochi giorni fa appariva saldo e privilegiato.
La giornata che avrebbe dovuto consacrare il ruolo europeo di Giorgia Meloni si è trasformata così in una crisi diplomatica e politica destinata a lasciare strascichi. E una domanda resta inevitabilmente sul tavolo: se il presidente degli Stati Uniti arriva a parlare pubblicamente in questi termini di uno dei suoi principali alleati europei, quale futuro attende i rapporti tra Roma e Washington?







