Lega a pezzi dopo le amministrative: repulisti in Lombardia, Vannacci esulta e Salvini manda Centinaio a Pavia

Matteo Salvini

La Lega esce dalle amministrative con le ossa rotte e con Roberto Vannacci sempre più pronto a raccogliere i cocci. Il voto locale ha aperto una resa dei conti interna che parte dalla Lombardia, cuore storico del Carroccio, e arriva fino ai vertici nazionali. Il primo segnale è durissimo: Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda e capogruppo al Senato, ha scritto una lettera di fuoco contro Jacopo Vignati, responsabile provinciale di Pavia, accusato di aver provocato un «evidente danno politico all’azione della Lega» candidando due cittadini musulmani.

Risultato immediato: Vignati viene rimosso e al suo posto arriva come commissario Gian Marco Centinaio, uomo forte del partito pavese e fedelissimo di Matteo Salvini. L’obiettivo dichiarato è «ripristinare la linea del partito in vista del secondo turno». Tradotto: la Lega prova a serrare i ranghi prima che Vannacci trasformi il malcontento interno in una fuga organizzata.

Romeo silura Vignati, Centinaio commissaria Pavia

La decisione in provincia di Pavia fotografa il clima dentro il partito. La Lega non ha soltanto perso voti: ha perso sicurezza, identità, controllo del territorio. E quando il risultato non arriva, parte la caccia al responsabile. La candidatura dei due cittadini musulmani diventa così il detonatore politico di una crisi più profonda, che riguarda la linea, il radicamento e la capacità del Carroccio di parlare ancora al suo elettorato storico.

L’arrivo di Centinaio serve a mandare un messaggio interno ed esterno: Salvini non intende lasciare campo libero ai dissidenti, né permettere che la provincia pavese diventi terreno di conquista per Futuro Nazionale. Ma proprio la scelta del commissario ha offerto a Vannacci l’assist perfetto.

La battuta di Vannacci

Il generale non si è lasciato sfuggire l’occasione. Alla notizia dell’arrivo di Centinaio, ha risposto con una battuta destinata a far discutere: «Centinaio? Noi preferiamo le Decime. Sempre». Una frase che conferma la strategia comunicativa di Vannacci: occupare lo spazio identitario più duro, parlare alla pancia dell’elettorato leghista e trasformare ogni inciampo del Carroccio in propaganda per il suo nuovo progetto politico.

A Vigevano, intanto, il candidato vannacciano Furio Suvilla ha superato il 14%. Un risultato che pesa molto più del dato locale, perché arriva proprio in provincia di Pavia, dove la Lega ora corre ai ripari con il commissariamento.

Il voto mette Salvini sotto pressione

Il quadro complessivo per il Carroccio resta complicato. A Venezia la Lega si è fermata al 4,7%, schiacciata dalla forza personale di Simone Venturini e dalla sua lista civica, capace di ridimensionare tutti i partiti del centrodestra. A Mantova il partito non è andato oltre il 4,4%, sotto Forza Italia e molto lontano da Fratelli d’Italia. A Cene, in provincia di Bergamo, la Lega ha perso un Comune che guidava da 36 anni.

Qualche consolazione arriva da Voghera, dove Elena Lucchini ha trascinato il partito al 21,6%, e da Cascina, in provincia di Pisa, dove la Lega ha raggiunto il 6,8%. Ma non basta a coprire il dato politico nazionale: il Carroccio continua a perdere centralità proprio mentre Vannacci prova a costruire un’alternativa a destra.

Il ritiro vicino a Venezia e il ritorno di Zaia

In questo clima arriva anche il ritiro leghista del 28 e 29 giugno vicino a Venezia. Le date sono state spostate dopo una serie di defezioni annunciate, tra cui quelle di Luca Zaia, Giancarlo Giorgetti e Attilio Fontana. Ora Zaia ha confermato che ci sarà: «Certo che sarò presente».

La sua presenza conta moltissimo, perché il governatore veneto resta una delle figure più popolari e riconoscibili della Lega. Ma la sua partecipazione non cancella le tensioni interne. Anzi, le rende ancora più evidenti: il partito deve ritrovare una linea, capire come fermare l’emorragia verso Vannacci e decidere se continuare a inseguire l’identità originaria o provare a ricostruire una proposta più larga.

Il problema è che Vannacci, intanto, corre. E ogni commissariamento, ogni sconfitta locale, ogni regolamento di conti nel Carroccio gli offre un nuovo argomento. La Lega prova a rimettere ordine. Ma per la prima volta da anni, il rischio non è solo perdere voti. È perdere pezzi.