La guerra sulla giustizia è appena cominciata e rischia di trasformarsi nel vero terreno di scontro della maggioranza da qui alla fine della legislatura. Da una parte c’è Forza Italia, determinata a riportare al centro dello scontro politico uno dei temi più cari alla famiglia Berlusconi. Dall’altra ci sono Giorgia Meloni e Carlo Nordio, che continuano a frenare e che, dopo la sonora bocciatura arrivata dal referendum sulla giustizia, non sembrano avere alcuna intenzione di riaprire una guerra frontale con le toghe.
Marina Berlusconi torna all’attacco
Dietro il pressing azzurro c’è soprattutto una convinzione: dimostrare che il centrodestra non ha abbandonato le storiche battaglie garantiste di Silvio Berlusconi. Per questo Forza Italia insiste sulla responsabilità civile dei magistrati, tema rilanciato ancora una volta da Marina Berlusconi e considerato dagli azzurri una delle riforme simbolo da portare a casa prima della fine della legislatura. L’obiettivo è dimostrare che il cosiddetto “cambio di passo” evocato più volte dall’imprenditrice non è soltanto uno slogan ma una linea politica concreta.
Nordio chiude la porta
Il problema per gli azzurri è che il primo muro lo trovano proprio nel ministro della Giustizia. Carlo Nordio ha liquidato senza troppi giri di parole la proposta sulla responsabilità civile delle toghe. Una bocciatura che ha sorpreso poco gli addetti ai lavori ma che certifica una distanza politica sempre più evidente all’interno della maggioranza.
Secondo il Guardasigilli, colpire economicamente un magistrato non avrebbe alcun effetto reale. «La responsabilità civile intesa come risarcimento del danno è inutile», ha spiegato, sottolineando come i magistrati siano già coperti da polizze assicurative e che eventuali risarcimenti non avrebbero alcuna funzione deterrente. Parole che equivalgono a un no quasi definitivo.
Meloni non vuole una nuova guerra con le toghe
Dietro la prudenza di Nordio c’è anche una valutazione politica molto precisa di Giorgia Meloni. Dopo il flop del referendum sulla giustizia, Palazzo Chigi non vuole rischiare un nuovo scontro aperto con la magistratura proprio mentre la legislatura entra nella sua fase finale e le elezioni iniziano ad avvicinarsi all’orizzonte.
La priorità della premier resta la stabilità della coalizione e l’approvazione della legge di Bilancio. Aprire una nuova battaglia ideologica con l’Associazione nazionale magistrati significherebbe alimentare tensioni che Fratelli d’Italia considera oggi inutili e potenzialmente dannose.
Gli azzurri cercano almeno una vittoria
Per questo Forza Italia prova a spostare il baricentro anche su altri provvedimenti. Sul tavolo restano la riforma della prescrizione, l’obbligo di pubblicazione delle sentenze di assoluzione, i limiti ai sequestri degli smartphone e soprattutto il gip collegiale, che affiderebbe le decisioni sulla custodia cautelare a un collegio di tre giudici invece che a un singolo magistrato.
Sono riforme che gli azzurri considerano essenziali per presentarsi agli elettori come il partito che continua a difendere le garanzie individuali. Il problema è il calendario. Da ottobre scatterà la sessione di Bilancio e il tempo parlamentare si ridurrà drasticamente.
Il vero braccio di ferro è politico
Dietro le norme e i tecnicismi giuridici si nasconde in realtà una partita tutta politica. Forza Italia vuole dimostrare di avere ancora un’identità autonoma dentro la maggioranza e di poter influenzare l’agenda del governo. Fratelli d’Italia, invece, non intende concedere battaglie che potrebbero trasformarsi in boomerang elettorali.
Così, mentre Marina Berlusconi continua a chiedere un’accelerazione sulla giustizia, Meloni e Nordio rispondono con la tattica del rinvio. Una strategia che evita lo scontro immediato ma che rischia di alimentare nuove tensioni tra alleati.







